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venerdì 7 Ottobre 2022

Ricchezza e “whatever it takes”, l’amore per la liquidità resiste: tanto azionario e polizze, boom fondi comuni

Milano – La ricchezza finanziaria degli italiani è letteralmente esplosa con 10 anni di “wathever it takes” cioè con la politica ultra accomodante della BCE, arrivando a oltre 5.256 miliardi di euro nel 2021, con una crescita di quasi 1.700 miliardi (+50%) rispetto al 2011. E’ quanto emerge dal rapporto della FABI, il sindacato rappresentativo dei bancari, di cui abbiamo parlato venerdì scorso. Vediamo ora di entrarci più in dettaglio. Nel 2021, anno di avvio della ripresa economica, poi svanita con l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, il risparmio delle famiglie italiane ha generato un flusso di 320 miliardi di euro: il 61% della nuova ricchezza accantonata, pari a 143 miliardi in termini assoluti, è stata destinata ad attività finanziarie (principalmente azioni), il 16% (72 miliardi) a liquidità, la restante parte a forme di risparmio alternative.

La liquidità resta la forma preferita di allocazione del risparmio: il contante è sempre “il più amato dagli italiani” avendo registrato una crescita di 509 miliardi (+45%), dai 1.119 miliardi del 2011 ai 1.629 miliardi del 2021. La percentuale di denaro lasciato su conti correnti e depositi è stabile al 31% del totale delle masse. Le le obbligazioni sembrano destinate a una vistosa riduzione nei portafogli dei risparmiatori (-67% o 479 miliardi), per un totale di impieghi pari a 233 miliardi, rimpiazzate dalle polizze assicurative, che stanno conquistando terreno (+78% o 533 miliardi), raggiungendo quota 1.213 miliardi, pari al 23% dei risparmi complessivi. Il peso delle azioni è aumentato progressivamente: era pari a 690 miliardi e rappresentava il 19% delle riserve delle famiglie nel 2011, cifra salita a 1.107 miliardi nel 2020 (22%) e poi ancora a 1.251 miliardi nel 2021, sfiorando il 24% del totale dei portafogli finanziari.

L’esigenza di una pianificazione patrimoniale assieme auna un’attenta e oculata gestione del rischio finanziario potrebbero aver sostenuto anche gli investimenti in fondi comuni: dai 235 miliardi totali del 20210 pari al 6% degli asset finanziari delle famiglie, si è passati al 13% del 2020 con 681 miliardi ed a sfiorare il 15% nel 2021 con 661 miliardi; in termini percentuali si è trattato, nel decennio, della crescita più rilevante (+227%). Tuttavia, la crescita ha favorito principalmente i fondi di diritto estero, passati, nel decennio, da 89 miliardi a 536 miliardi (+60%), mentre quelli “tricolore” sono aumentati di appena 88 miliardi da 146 miliardi a 234 miliardi (+498%). “Le decisioni assunte per salvare l’euro a ogni costo, nel luglio 2012, dalla Banca centrale europea, allora guidata dal presidente Mario Draghi, hanno tutelato i risparmi degli italiani che sono cresciuti quasi del 50%. Quei provvedimenti, quindi, non solo hanno preservato la moneta unica, ma hanno anche rafforzato la ricchezza finanziaria delle nostre famiglie che, oggi, dovrebbe essere maggiormente considerata nei programmi elettorali dei partiti in vista del 25 settembre e del futuro governo”, commenta il segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, che chiede ai partiti in lizza “proposte serie e concrete” e di evitare interventi fiscali “dannosi” come la patrimoniale.

Il rapporto mette a confronto anche i dati di alcuni paesi europei, da cui emerge che la capacità di far fronte alle emergenze con riserve di contanti non è un’arte solo italiana. La composizione del salvadanaio finanziario di molti paesi oltre confine mostra il punto di vista dei tedeschi e degli spagnoli sulla destinazione del proprio risparmio: anch’essi prediligono la liquidità, considerandola un salvagente pratico e vitale per le famiglie. Le azioni e i fondi comuni di investimento, subito dopo i depositi e il contante, costituiscono la parte più rilevante della ricchezza finanziaria dei cittadini per molti stati europei, con percentuali sul totale che variano dal 26% della Germania, passando al 29% della Francia fino ad arrivare al primato del 43,8% della Spagna. L’Italia, con la sua percentuale del 39% investita in titoli azionari, è seconda dopo la Spagna, ma vanta il primato della quota di portafoglio destinata ai titoli di stato, che rappresenta il 4,3% del totale, rispetto a una media europea dell’1,6%.

Nel panorama europeo occidentale, la mappa della ricchezza finanziaria netta descrive gli italiani come un popolo virtuoso e, nonostante le incertezze reddituali e la maggiore spesa cresciuta anche per l’impennata dell’inflazione, il meno propenso a sostenere bisogni e consumi ricorrendo al debito. Rispetto al reddito disponibile, in Italia la percentuale di indebitamento è pari al 6%, mentre in Francia è all’1%, poco sopra lo 0,9% di Germania e Spagna. Ne consegue che la ricchezza finanziaria netta è, rispetto al reddito disponibile, pari al 3,4% in Italia, al 2,8% in Francia, al 2,6% in Germania e al 2,5% in Spagna. Nonostante l’aumento della povertà e le difficoltà crescenti delle famiglie a far fronte a spese impreviste, la percentuale destinata ai prestiti per la casa è pari solo allo 0,4%, un dato inferiore a quello di Francia, Germania e Spagna che in media assorbono lo 0,7% per gli impegni finanziari. Per tutti i paesi occidentali i mutui per l’abitazione rappresentano il 70% delle risorse finanziarie impegnate in prestiti, mentre per l’Italia quasi la metà e pari al solo 40% dei prestiti totali.

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