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domenica 22 Maggio 2022

Recessione Italia: stipendi bloccati e tracollo del potere d’acquisto

Milano – Nel pubblicare il dato delle retribuzioni contrattuali, cresciute in un anno di un modesto 0,7%, l’Istat ha avvertito che, nel 2022, l’indice crescerà in media dello 0,8% ed il potere d’acquisto, considerando le dinamiche inflazionistiche, subirà un calo di cinque punti percentuali. E come poteva essere altrimenti con un un mercato del lavoro che fatica a riprendersi dallo choc della pandemia, con l’inflazione che ha raggiunto il 6,2%, un carrello della spesa che lievita ed un costo delle bollette che diventa quasi proibitivo? Ne abbiamo parlato con l’Unione Nazionale Consumatori, chiedendo a cosa è dovuta questa distorsione e come si può correggere.

“Purtroppo ogni volta che c’è una crisi la prima cosa che salta è il rinnovo contrattuale. In occasione della recessione iniziata nel settembre 2008 ne abbiamo avuto la dimostrazione, raggiungendo primati imbarazzanti”, spiega Mauro Antonelli, Responsabile dell’Ufficio studi di UNC, aggiungendo “così, mentre il costo della vita decolla, gli stipendi restano al palo con effetti devastanti sul potere d’acquisto e, conseguentemente, sui consumi. Non si possono fare altre politiche dal lato dell’offerta, altrimenti scattano ripercussioni negative sulla domanda”.

L’inadeguatezza delle retribuzioni chiama in causa anche il timing dei rinnovi contrattuali. Come accelerare le tempistiche del rinnovo? Per l’UNC si potrebbe far tesoro delle esperienze degli anni ’70 e “ripristinare un meccanismo automatico di adeguamento dei salari, come la scala mobile all’inflazione programmata”. “Tra tornare alle spirali inflazionistiche che precedevano il referendum sulla scala mobile e impoverire il ceto medio bloccando stipendi e pensioni, mentre tariffe e costo della vita aumentano, c’è una via di mezzo”, precisa Antonelli.

Affrontando l’altro tema spinoso del caro bollette e del caro carburanti, che contribuiscono a tenere sotto pressione i budget delle famiglie, l’UNC ritiene che il Governo debba “stanziare più soldi” e “non limitarsi a prorogare gli interventi”. “Servono interventi strutturali che non sono stati fatti – sottolinea l’Ufficio studi – . A puro titolo di esempio ci domandiamo cosa aspettino sia il Governo che Arera a consentire ad Acquirente Unico di acquistare non solo sui mercati spot ma anche con contratti a medio-lungo termine. Non parliamo poi di quello che potrebbe fare l’Ue e non ha ancora fatto, come rivedere il meccanismo delle aste dei permessi di emissione di CO2”.

Con i consumi che ristagnano l’economia non cresce. E difatti l’Istat ha confermato oggi un segno meno per il PIL, un -0,2% che lascia l’amaro in bocca e che va salutato anche con un sospiro di sollievo, dal momento che si temeva già il peggio e dopo che il Ministro Franco aveva parlato di una caduta in recessione nel 2022. Cosa attendersi? Per l’Ufficio studi di UNC “nulla di buono senza un cambio nella politica del Governo”. “Recessione che potrebbe scattare comunque per via della guerra in Ucraina – sottolinea Antonelli – ma che può essere attenuata se si salvaguarda la capacità di spesa delle famiglie. Ricordiamo che i consumi delle famiglie rappresentano il 60% del PIL”.

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