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lunedì 5 Dicembre 2022

Recessione 2023, c’è chi dice no

Milano – “Anche se i recenti dati sulla crescita del Pil hanno sorpreso al rialzo, il rischio di recessione è aumentato”. Parole della presidente della Bce Christine Lagarde: a una conferenza della banca centrale estone, ha spiegato che la frenata “potrebbe anche essere esacerbata dalla stretta di politica monetaria globale”. Lagarde ha ribadito che “non possiamo lasciare, e non lasceremo che un’elevata inflazione si consolidi” e che “a dicembre definiremo i principi chiave per ridurre il portafoglio di bond acquistati”. Non tutti la pensano così, però, a proposito dell’annunciata recessione del 2023. Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, è “convinto che la variazione del PIL positiva avuta nel 3° trimestre sia un segnale di forza del nostro paese. Abbiamo settori che stanno rallentando, ma altri che hanno una certa tenuta. Il quarto trimestre potrà avere un andamento positivo, basta guardare al forte turismo in ottobre col bel tempo; questo elemento consentirà di mitigare altre variabili, come un rallentamento degli investimenti” ha dichiarato nella conferenza stampa di commento ai risultati dei primi nove mesi del 2022, in cui ha attuato un ritorno addizionale di capitale agli shareholder pari a 1,7 miliardi di euro attraverso il buyback già finalizzato, comunicando che la decisione riguardante la seconda tranche del buyback (1,7 miliardi di euro) sarà presa entro la data di approvazione dei risultati 2022.

“Vogliamo essere sicuri di non essere in una recessione grave prima di decidere per buyback, e la mia aspettativa è che non ci sarà una recessione grave. Abbiamo già attuato una porzione ampia del buyback e voglio solo sicuro. Non perché non avremmo capitale sufficiente, ma credo che questo sia il giusto approccio. Quello che vediamo nelle dinamiche nei conti della banca – ha aggiunto – è una dimostrazione di forza del paese. Le imprese sono votate all’export, nelle famiglie c’è una forte liquidità e una disponibilità finanziaria in crescita negli anni. Certamente, l’inflazione interessa il tema delle diseguaglianze e l’impatto che la crisi può avere sui working poor e i poveri in generale. Esistono le prospettive per continuare a sostenere la crescita nel paese, ma dobbiamo sostenere PMI e famiglie che sopportano gli impatti principali della crisi – ha continuato – Consideriamo quindi poco probabile un recessione importante nel 2023: se ci sarà, sarà di natura tecnica all’inizio dell’anno e sarà seguita da crescita del PIL superiore all’1% nel 2024”. Infine, rispetto a una possibile variazione della tassazione in Italia: “Non sono a conoscenza che il governo stia studiando una tassa sulle banche – ha affermato Messina -. La decisione su una tassa bancaria spetta al Governo e rispetteremo ogni eventuale decisione in merito. Se però confrontiamo le tasse in Italia, abbiamo già un eccesso rispetto agli altri sistemi bancari. È l’impegno di una banca, come lo intendiamo noi, di supportare la società, e lo stiamo già facendo con una serie di iniziative, come il plafond da 30 miliardi di euro per imprese e famiglie impattate dalla crisi”.

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