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domenica 22 Maggio 2022

Qui Russia: no Bond nel 2022, meno controlli su capitali, ferrovie in default

Mosca – La Russia non emetterà bond nel 2022 a causa delle condizioni avverse sui mercati e si dice pronta ad azioni legali se l’Occidente dichiarasse un default del paese sugli eurobond. Lo ha affermato il ministro delle finanze Anton Siluanov in un’intervista al giornale russo Izvestia. “Non abbiamo bisogno di prendere in prestito sui mercati ora – ha spiegato – Abbiamo cambiato la politica di bilancio e tutte le entrate che vanno al bilancio, compresi petrolio e gas, sono una fonte per le nostre spese e una risorsa per ripagare gli obblighi, sia interni che esterni. Non prevediamo di andare sul mercato interno o estero quest’anno. Non ha senso, perché il costo di un simile prestito sarebbe cosmico”.

Dopo che S&P ha tagliato il rating sul debito russo in valuta estera a “Selected default” (default selettivo), appena un gradino sopra il livello D che indica “default” (insolvenza), Siluanov ha minacciato azioni legali per tutelare il paese. “La Federazione Russa ha cercato in buona fede di ripagare i creditori esterni trasferendo gli importi corrispondenti in valuta estera – ha detto – Tuttavia, la politica consapevole dei paesi occidentali è quella di creare artificialmente un default”.

“Ovviamente faremo causa, perché abbiamo adottato tutte le misure necessarie per garantire che gli investitori ricevano i loro pagamenti – ha continuato – Presenteremo in tribunale i nostri ordini di pagamento, confermando i nostri sforzi per pagare sia in valuta estera che in rubli. Non sarà un processo facile. Dovremo dimostrare attivamente il nostro caso, nonostante tutte le difficoltà”.

Secondo Siluanov la situazione odierna è molto diversa dall’ultima volta che la Russia è stata in default: “Nel 1998, il default rifletteva veramente l’essenza di questa parola. Non potevamo pagare i nostri debiti esteri, non avevamo valuta. Ora la valuta, nonostante il fatto che le riserve di oro e valuta estera siano congelate, arriva da noi. I pagamenti per i vettori energetici non sono praticamente cambiati. Il volume delle forniture di energia è leggermente diminuito, ma i prezzi sono aumentati”.

Un altro elemento di differenza è l’andamento del rublo, il cui valore è tornato alla situazione pre-conflitto, anche se molti analisti parlano di scambi artificiali. “Abbiamo una bilancia dei pagamenti molto solida, a patto di aver limitato il conto capitale delle operazioni, e il ritiro degli investimenti dal Paese è praticamente congelato – ha detto – A questo proposito, vediamo che il tasso di cambio del rublo ha iniziato a rafforzarsi. Oggi il tasso è tornato alle posizioni precedenti, e questo si discosta notevolmente da quello del 1998, quando il tasso è salito vertiginosamente e si è mantenuto sugli stessi livelli elevati”.

Per quanto riguarda i cittadini, il ministro delle finanze ha ammesso che “ci sono ancora alcune restrizioni sul prelievo di valuta estera dai loro conti in valuta estera nelle banche” e che “saranno gradualmente indebolite”. “Questa è stata una risposta di emergenza alle sanzioni imposte alle banche russe e alla Russia nel suo insieme – ha aggiunto – Con la normalizzazione della situazione, le restrizioni imposte dal governo e dalla Banca centrale verranno revocate”.

Intanto il rublo ha perso terreno all’apertura dei mercati, annullando alcuni dei guadagni della settimana precedente, dopo che la banca centrale russa ha deciso di allentare alcune misure di controllo sui capitali che aveva introdotto dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni occidentali. Il cambio ha aperto a quota 81,9 a 1 sul dollaro, un livello molto più alto della chiusura a quota 76 di venerdì. Dopo i primi scambi, la valuta russa si è comunque stabilizzata a quota 79,4, secondo i dati della Borsa di Mosca.

Da oggi la Bank of Russia ha infatti annullato la commissione per l’acquisto di valuta estera tramite intermediari, precedentemente fissata al 12%. Inoltre, è stato annullato l’obbligo per le banche di limitare la differenza nel tasso di acquisto e vendita di valuta estera, ad eccezione delle persone giuridiche importatrici. La Banca di Russia “raccomanda che le banche stabiliscano per gli importatori che acquistano valuta estera di pagare per i contratti di importazione uno spread di cambio non superiore a 2 rubli dal tasso di cambio”, si legge in un comunicato.

Non è finita. Russian Railways, le ferrovie di stato russe, sono state dichiarate in default dal Credit Derivatives Determinations Committee. Dopo aver mancato il pagamento di una cedola in scadenza il 14 marzo, la società non è riuscita a onorare il proprio impegno con gli investitori entro la fine di un periodo di grazia di 10 giorni (fissata al 28 marzo, considerando solo i giorni lavorativi). Le ferrovie statali russe hanno tentato di pagare la cedola dell’obbligazione, ma non sono riuscite a raggiungere i detentori a causa di “obblighi di conformità legale e normativa all’interno della rete bancaria corrispondente”.

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