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venerdì, Dicembre 3, 2021

Politica monetaria espansiva e commodity sostengono il dollaro australiano

L’economia australiana ha recuperato oltre l’85% dei livelli pre-pandemia, le famiglie
dovrebbero diminuire il tasso di risparmio, e dovrebbe migliorare il deficit pubblico.
Secondo gli analisti di Intesa Sp, per il paese è in arrivo un peggioramento delle relazioni
con la Cina

Nel quarto trimestre del 2020, il Pil australiano ha leggermente rallentato il ritmo di ripresa
evidenziato nel terzo trimestre: se, da una parte, la vivacità del mercato immobiliare e la
straordinaria produzione agricola sono stati i principali driver del recupero, dall’altra alcuni
focolai di Covid- 19 (e relativi blocchi) a Melbourne ed altre aree hanno rappresentato un
ostacolo.
Paolo Leoni, Fulvia Risso e Mario Romani, analisti finanziari di Intesa Sp, sottolineano la
capacità di ripresa che il sistema sta dimostrando. L’economia australiana, infatti, ha
recuperato oltre l’85% dei livelli pre-pandemici, cosa che rende quasi sicuro il pieno ritorno
sugli stessi entro l’anno: a dettare la tempistica sarà però il grado di ulteriore
normalizzazione dell’attività economica.
Il governo, che come tutela sanitaria ha deciso di estendere la chiusura dei confini fino a
larga parte del 2022, ha posto termine ai sostegni fiscali temporanei, cosa che potrebbe
determinare un rallentamento della ripresa a partire dal secondo trimestre 2021.
Tuttavia, oltre al trend di riduzione del tasso di risparmio evidenziato dalle famiglie, un
fattore di crescita potrebbe essere rappresentato dall’inatteso miglioramento del deficit,
dovuto principalmente alla risalita dei corsi delle materie prime (in primis minerale di ferro),
che secondo recenti dichiarazioni governative potrebbe essere utilizzato per nuovi stimoli.
Importante fattore di rischio è invece il deterioramento delle relazioni con la Cina, primo
partner commerciale, che “simbolicamente” interrotto la regolarità del dialogo economico
con Canberra.
Politica monetaria
La Reserve Bank of Australia (Rba) migliora le stime di crescita ma il quadro d’inflazione
richiede ancora un approccio espansivo. Prevediamo tassi invariati a lungo; dopo
l’estensione del Qe fino a fine settembre non è escluso un ulteriore potenziamento nel
corso del 2021.

Dopo aver ulteriormente incrementato il Qe in aprile, la Rba ha lasciato nella riunione di
maggio la politica monetaria invariata, con i tassi fermi allo 0,1% e con il target di
rendimento dei titoli di Stato a tre anni confermato.
L’autorità monetaria ha dunque rispettato le attese ma si è nuovamente detta pronta a
intraprendere altri acquisti sul mercato in un’attività di controllo della curva volta ad
assistere il progressivo raggiungimento degli obiettivi di inflazione e piena occupazione.
La Rba ha rivisto al rialzo le previsioni sul Pil, stimando una crescita nel 2021 a 4,75% da
precedente 3,5% (3,5% nel 2022) e un tasso di disoccupazione entro dicembre a 5% da
precedente 6%.
Tale miglioramento occupazionale non genererebbe però, secondo l’istituto di emissione,
una crescita salariale superiore a quella corrente, sicché le pressioni inflattive sono
destinate a rimanere contenute.
La gradualità riconosciuta dalla Banca centrale nella modesta dinamica dei prezzi e nella
ripresa del mercato del lavoro ha portato l’autorità monetaria a ritenere verosimile una
stretta solo nel 2024, dato che prima sarà difficile che l’inflazione effettiva sia
sostenibilmente compresa nell’intervallo target del 2-3%.
Outlook sulla valuta
Il rialzo delle quotazioni delle commodity supporterà ancora l’apprezzamento del dollaro
australiano, nonostante l’atteggiamento ancora espansivo della RBA, di sostegno alla
ripresa economica del Paese.
Il rally dei prezzi delle materie prime resta il fattore di maggior spinta per tutte quelle
economie (e valute) che sono legate al settore delle commodity, fra di esse il dollaro
australiano.
il dollaro australiano (AUD) arriva da un lungo trend di apprezzamento contro euro e
dollaro, nonostante l’atteggiamento espansivo della Rba, proprio grazie al supporto dato
dall’export di risorse agricole e metalli industriali.
Un quadro che ha agevolato e pensiamo possa ancora favorire l’apprezzamento della
valuta australe nonostante, proprio dal lato delle commodity, preoccupino le tensioni con
l’alleato cinese. Il duro comunicato dello scorso G7, che condanna l’egemonia della Cina
nell’area pacifica, è stato bollato come un’inaccettabile intromissione negli affari interni da
Pechino.
Questo ha portato il governo cinese alla sospensione, a tempo indeterminato, di tutte le
relazioni commerciali con l’Australia, regolate dal China-Australia Strategic Economic
Dialogue.
Una questione ancora in evoluzione, ma che di certo rischia di essere un fattore
depressivo per l’industria dei metalli rari australiana, che ha nel gigante cinese il suo
partner più prossimo. Nonostante questo fattore di tensione, ribadiamo il nostro profilo di
apprezzamento della valuta australe, nonostante il mercato stimi invece un profilo di minor
forza per l’AUD.

Outlook sui bond
I titoli emessi in dollari australiani hanno offerto un ritorno totale negativo negli ultimi tre
mesi. Le prospettive sono legate alle scelte di politica monetaria da parte della Banca
centrale, che potrebbe mantenere un orientamento più espansivo di quanto non si aspetti
il mercato. Confermiamo la view Moderatamente Positiva sul settore.
La performance degli ultimi tre mesi è stata moderatamente negativa per il debito in dollari
australiani: l’irripidimento della curva, con i tassi sulle scadenze brevi poco mossi e quelli
sul tratto decennale in aumento di oltre 50pb, ha penalizzato i bond più lunghi. Il ritorno
totale peggiora ulteriormente, una volta convertito in euro, a causa del contestuale
apprezzamento del cambio.
Il debito australiano ha seguito una dinamica che ha condizionato i bond di molte
economie avanzate ed emergenti ma non sembra essere strettamente collegato allo
scenario interno al Paese.
Le prospettive per i titoli in dollari australiani potrebbero invece proprio dipendere, a
nostro avviso, prevalentemente dalle scelte della Banca centrale, con uno scollamento
rispetto ai movimenti esogeni, in particolare dei Treasury Usa.
Una possibile estensione del Qe in luglio, se combinato con un’offerta di carta governativa
piuttosto contenuta, costituirebbe un importante supporto, soprattutto per la carta lunga. I
bond su questo tratto di curva potrebbero recuperare di fatto parte del terreno perso nei
mesi precedenti.
Invece, i rendimenti a breve appaiono coerenti con la probabilità di un’estensione del
controllo sul tratto di curva a tre anni. Nel complesso, scenario e politica monetaria ci
inducono a confermare Moderatamente Positiva la view sui titoli, ritenendo possibile un
nuovo appiattimento della curva delle scadenze.

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