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martedì, Settembre 21, 2021

Pmi manifatturiero: indice scende nell’eurozona e GB. Germania in controtendenza

La crescita della produzione manifatturiera della zona euro si è leggermente raffreddata a luglio, dopo un’espansione da record nel secondo trimestre. Dopo aver battuto i record precedenti per il quarto mese consecutivo a giugno raggiungendo quota 63,4, il PMI manifatturiero della zona euro di IHS Markit è sceso al minimo di quattro mesi di 62,8 a luglio. Tuttavia, questo risultato rimane più alto rispetto a qualsiasi dato antecedente aprile 2021 nei 24 anni di storia dell’indagine.

Ad ogni modo questi dati “non dovrebbero preoccupare eccessivamente” spiega la nota, anche se l’indagine ha evidenziato nel mese di luglio “ulteriori segnali che i manifatturieri e i loro fornitori stanno avendo difficoltà ad aumentare la loro produzione abbastanza velocemente da poter soddisfare la domanda, spingendo quindi i prezzi ancora più in alto“.

Le crescenti preoccupazioni su come la variante Delta possa rappresentare un’ulteriore minaccia per le catene di approvvigionamento e la disponibilità del personale, hanno nel frattempo contribuito a spingere le aspettative di crescita futura.

Anche la creazione di scorte di sicurezza rimane diffusa poiché rimangono diffuse le speculazioni su future difficoltà di approvvigionamento, ancora una volta legate alla variante Delta, che potrebbero andare ad aggravare lo squilibrio tra domanda e offerta.

“Fino a quando non sarà possibile alleviare i problemi di sicurezza della catena di approvvigionamento, è probabile che i prezzi possano rimanere elevati per molti fattori di produzione poiché le aziende cercano di proteggersi da futuri problemi di approvvigionamento che potrebbero andare a limitare la produzione. Dopotutto, una cosa che la pandemia ci ha ricordato è che il costo di dover chiudere un’intera linea di produzione a causa della mancanza di un componente chiave avrà un forte impatto su ciò che un produttore è disposto a pagare per quel componente” conclude la nota di Markit.

Per quanto riguarda l’Italia, la crescita “è rimasta vicina al livello record, anche se lo slancio è diminuito leggermente e ha raggiunto il livello più lento da febbraio“. A luglio, infatti, si è raggiunto il valore più basso da marzo attestandosi a 60,3, in discesa da 62,2 di giugno. Secondo Markit questo rallentamento sarebbe da imputare ai ritardi della catena di distribuzione e delle pressioni sulla capacità che hanno condizionato la produzione manifatturiera.

Situazione analoga anche per la Gran Bretagna, dove il settore manifatturiero è sceso a luglio a 60,4, in flessione dal 63,9 di giugno.

In Germania invece l’Indice Pmi per il settore manifatturiero tedesco è salito a luglio a 65,9, in aumento dal 65,1 di giugno, rappresentando la terza lettura più alta di sempre, al di sotto solo dei picchi registrati a marzo e aprile di quest’anno. “I nuovi ordini sono aumentati al terzo tasso più forte mai registrato, portando a un aumento quasi record delle scorte nonostante un aumento senza precedenti dell’occupazione”, si legge nella nota.

La crescita della produzione manifatturiera della zona euro si è leggermente raffreddata a luglio, dopo un’espansione da record nel secondo trimestre. Dopo aver battuto i record precedenti per il quarto mese consecutivo a giugno raggiungendo quota 63,4, il PMI manifatturiero della zona euro di IHS Markit è sceso al minimo di quattro mesi di 62,8 a luglio. Tuttavia, questo risultato rimane più alto rispetto a qualsiasi dato antecedente aprile 2021 nei 24 anni di storia dell’indagine.

Ad ogni modo questi dati “non dovrebbero preoccupare eccessivamente” spiega la nota, anche se l’indagine ha evidenziato nel mese di luglio “ulteriori segnali che i manifatturieri e i loro fornitori stanno avendo difficoltà ad aumentare la loro produzione abbastanza velocemente da poter soddisfare la domanda, spingendo quindi i prezzi ancora più in alto“.

Le crescenti preoccupazioni su come la variante Delta possa rappresentare un’ulteriore minaccia per le catene di approvvigionamento e la disponibilità del personale, hanno nel frattempo contribuito a spingere le aspettative di crescita futura.

Anche la creazione di scorte di sicurezza rimane diffusa poiché rimangono diffuse le speculazioni su future difficoltà di approvvigionamento, ancora una volta legate alla variante Delta, che potrebbero andare ad aggravare lo squilibrio tra domanda e offerta.

“Fino a quando non sarà possibile alleviare i problemi di sicurezza della catena di approvvigionamento, è probabile che i prezzi possano rimanere elevati per molti fattori di produzione poiché le aziende cercano di proteggersi da futuri problemi di approvvigionamento che potrebbero andare a limitare la produzione. Dopotutto, una cosa che la pandemia ci ha ricordato è che il costo di dover chiudere un’intera linea di produzione a causa della mancanza di un componente chiave avrà un forte impatto su ciò che un produttore è disposto a pagare per quel componente” conclude la nota di Markit.

Per quanto riguarda l’Italia, la crescita “è rimasta vicina al livello record, anche se lo slancio è diminuito leggermente e ha raggiunto il livello più lento da febbraio“. A luglio, infatti, si è raggiunto il valore più basso da marzo attestandosi a 60,3, in discesa da 62,2 di giugno. Secondo Markit questo rallentamento sarebbe da imputare ai ritardi della catena di distribuzione e delle pressioni sulla capacità che hanno condizionato la produzione manifatturiera.

Situazione analoga anche per la Gran Bretagna, dove il settore manifatturiero è sceso a luglio a 60,4, in flessione dal 63,9 di giugno.

In Germania invece l’Indice Pmi per il settore manifatturiero tedesco è salito a luglio a 65,9, in aumento dal 65,1 di giugno, rappresentando la terza lettura più alta di sempre, al di sotto solo dei picchi registrati a marzo e aprile di quest’anno. “I nuovi ordini sono aumentati al terzo tasso più forte mai registrato, portando a un aumento quasi record delle scorte nonostante un aumento senza precedenti dell’occupazione”, si legge nella nota.

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