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lunedì 30 Gennaio 2023

Più credito al consumo, meno prestiti alle imprese, tassi dei mutui verso il 6%: il report Fabi sulla stretta Bce

Milano – Con il costo del denaro aumentato dalla Bce di mezzo punto percentuale al 2,5%, l’orizzonte del 6% per gli interessi sulle rate dei prestiti appare sempre più vicino. Lo indica un’analisi, sull’ultima delle strette monetarie che Francoforte proseguirà ad avvitare anche nel 2023, diffusa dalla Federazione autonoma bancari italiani nel weekend: “Se i tassi medi si sono attestati, nel mese di ottobre, attorno a quota 3,2% quando il costo del denaro era al 2% – segnala la Fabi -, sul mercato alcuni intermediari propongono, già oggi, mutui con interessi superiori al 5%”. Si salvano quelli a tasso fisso già contratti con le banche, per i mutui a tasso variabile “quando i tassi d’interesse caleranno e diventeranno più favorevoli, sarà possibile estinguerli con uno nuovo più vantaggioso” sostiene il segretario generale del sindacato, Lando Maria Sileoni.

In dettaglio: negli ultimi 5 anni i mutui ipotecari sono risaliti di oltre 46 miliardi di euro (+12,2% da 379,1 a 425,2 mld); il credito al consumo di quasi 12 miliardi (+11,7% da 102,5 a 114,4 mld); mentre gli altri finanziamenti sono calati di più di 4 miliardi (-2,9% da 144,7 a 140,5 mld). Nelle imprese si è registrata una riduzione complessiva dei finanziamenti pari a 11,4 miliardi (-1,7% da 678,5 a 667 mld). Il calo ha riguardato soprattutto i prestiti di breve periodo, per 65,8 miliardi (-30,3%), e non ha compensato la crescita registrata invece nei prestiti oltre i 5 anni, aumentati di 59,39 miliardi (+19,9%). In quelli a medio termine, fino a 5 anni, la contrazione è stata di 4,9 miliardi (-3,0%). Dal 2018, al contrario, il credito alle famiglie è aumentato di 54 miliardi, un +8,6% che ha portato lo stock da 626,2 a 680,2 miliardi. L’accelerazione ha riguardato in particolare mutui prima casa e prestiti al consumo. Guardando infine i primi 10 mesi del 2022, i finanziamenti delle banche alle famiglie sono cresciuti in media del 2,6%, contro l’1% dei prestiti erogati alle imprese.

Sebbene l’incremento complessivo sia un segnale di tenuta del sistema dei finanziamenti, l’analisi degli ultimi dati disponibili mostra segnali di preoccupazione e tensione, per tutte le categorie, ma con particolare riferimento al sistema produttivo del Paese che è sull’orlo di un nuovo credit crunch generato dai tassi. Questo proprio mentre – secondo la ‘Congiuntura flash’ di dicembre di Confindustria – aumenta il rischio di stagnazione per l’economia italiana, l’inflazione alta e persistente frenerà i consumi sostenuti finora dall’extra-risparmio accumulato, destinato ad essere ulteriormente eroso da caro-energia. Il rialzo dei tassi, per il Centro studi dell’associazione degli industriali, scoraggia gli investimenti e “zavorra” i bilanci delle imprese. Secondo Assiom Forex, quella degli operatori dei mercati finanziari, “per i gestori non sarà facile assicurare dei buoni rendimenti contro l’inflazione, in presenza di grande volatilità dei mercati”.

Da notare a margine che, nonostante l’aumento dei tassi sui mutui che ha caratterizzato questo scorcio del 2022, continua comunque la crescita su base annua del numero di immobili compravenduti che, però, rallenta anch’essa, evidenziando una fase di minore vivacità del mercato immobiliare residenziale. Nel terzo trimestre 2022 l’indice dei prezzi delle abitazioni (Ipab) acquistate dalle famiglie per fini abitativi o per investimento diminuisce dell’1,0% rispetto al trimestre precedente (era +2,3%) e aumenta del 3,0% nei confronti dello stesso periodo del 2021 (era +5,2% nel secondo trimestre 2022). Lo rileva l’Istat spiegando che “anche per il terzo trimestre 2022 si conferma, sebbene in rallentamento, la crescita su base annua dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, in atto così da oltre tre anni (dalla fine del 2017 per quelle nuove). La crescita tendenziale dei prezzi è da attribuirsi – spiega l’Istat – sia ai prezzi delle abitazioni nuove che aumentano del 2,8%, in frenata rispetto al trimestre precedente (era +12,1%), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti (che pesano per più dell’80% sull’indice aggregato) che aumentano del 3,0%, anch’essi in decelerazione rispetto al secondo trimestre (era +3,8%). Questi andamenti si registrano in un contesto di rallentamento della crescita dei volumi di compravendita (+1,7% la variazione tendenziale registrata nel terzo trimestre 2022 da +8,7% del trimestre precedente).

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