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lunedì 8 Agosto 2022

Pil, lavoro, prezzi: Confcommercio e Ocse allineate sul futuro dell’Italia

Milano – Confcommercio rivede al rialzo le stime sul Pil dell’Italia, ritoccandole dello 0,4% rispetto alla precedente rilevazione. Per il 2022, le previsioni di Pil e consumi si attestano al +2,5%. La ripresa di consumi e occupazione, però, non si annuncia rapida e resta su livelli inferiori a quelli pre-pandemia, gravata dalle preoccupazioni per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la corsa dell’inflazione ed il costo crescente delle materie prime. Resta marcato anche il divario negli indicatori di crescita e reddito tra Nord e Sud. “Lo scorso anno il Pil è cresciuto del 6,6%, questa spinta è proseguita fino a oggi, seppure fortemente indebolita da una sequenza quasi insostenibile di shock negativi. Crisi economica, crisi geo-politica, crisi energetica. Oggi si affaccia anche lo spettro della crisi alimentare”, argomenta il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

Per questo, come sottolinea in un messaggio il Capo dello Stato Sergio Mattarella: “Centrale rimane, per una economia competitiva, il successo del Pnrr che, affrontando nodi cruciali per la modernizzazione, non può che riflettersi positivamente sulla crescita”. L’Italia, l’analisi di Confcommercio, resta un Paese a due velocità. Tra il 1996 e il 2019 il Pil reale del Mezzogiorno è cresciuto in termini cumulati solo del 3,4%, quasi cinque volte meno della media nazionale (15,3%) e otto rispetto al picco del Nord-Est (23,8%). Oggi il Pil pro capite al Sud è quasi la metà di quello del Nord: 20.900 euro contro i 38.600 euro del Nord-Ovest e i 37.400 euro del Nord-Est. Quanto alla ripresa, rischia di essere frenata da “un’inflazione particolarmente elevata” del +6,3%, misurata come variazione dell’indice dei prezzi al consumo. In un contesto cosi’ sfavorevole, si legge in un report, sarà “più difficile avviare nuove attività, alimentando ulteriormente la denatalità”.

Il calo demografico preoccupa – nel 2022 -824mila unità con un picco del 60% al Sud – anche perché in prospettiva si trasformerà in deficit di capitale umano. Tra le variabili che frenano la ripartenza, naturalmente, il caro energia. “Vanno riviste in modo strutturale le regole di formazione del prezzo dell’elettricità, anche introducendo un tetto a quello del gas”, specifica Sangalli. Altro nodo che preoccupa è l’occupazione. Con la pandemia nel 2020 la contrazione degli occupati ha sfiorato i 2,5 milioni di unità e la crescita attesa di circa 2 milioni nel biennio 2021-22 non consentirà di recuperare i livelli occupazionali pre Covid. Il Nord e il Centro registrano una flessione di oltre il 2%, in controtendenza il Mezzogiorno che evidenzia una migliore performance del mercato del lavoro anche grazie alla ripresa dei flussi turistici. “Oggi le prospettive per il turismo italiano sono buone – spiega Sangalli – ma non bastano pur significativi segni più: serve un recupero completo, è ancora da raggiungere”.

La valutazione generale di Confcommercio è abbastanza allineata a quella dell’Ocse secondo cui, dopo la forte accelerazione del 6,6% nel 2021, il Prodotto interno lordo dell’Italia viene “colpito dalla guerra”, con una crescita in calo al 2,5% nel 2022 e all’1,2% nel 2023. Le “persistenti pressioni inflazionistiche” legate alla guerra russa in Ucraina e all'”incertezza frenano i consumi delle famiglie, rallentando la ripresa dei servizi”, prosegue l’Ocse, aggiungendo che nuovi incentivi per il settore privato e il Pnrr “attenueranno parte dell’impatto negativo”. Il tasso di disoccupazione dell’Italia scenderà dal 9,5% del 2021 al 9% del 2022, per poi risalire al 9,3% nel 2023: è quanto emerge dalle Prospettive Economiche dell’Ocse. La guerra russa in Ucraina ha causato un “marcato rallentamento della crescita”, si legge nella scheda delle Prospettive economiche dedicata al nostro Paese.

“L’attività economica – prosegue la nota – è ulteriormente rallentata nel primo semestre del 2022. La crescita si è stabilita allo 0,1% nel primo semestre del 2022, l’effetto delle restrizioni imposte a gennaio a causa del Covid.-19 si è coniugato all’inflazione legata alla guerra e a gli shock subiti dalle catene di approvvigionamento e la fiducia. L’inflazione globale ha progredito per raggiungere il 7,3% a maggio, sotto l’effetto della fiammata dei prezzi. L’inflazione alimentare dovrebbe rimanere elevata per tutto il periodo considerato dalle previsioni economiche”: è quanto si legge nella scheda dedicata all’Italia delle Prospettive Economiche dell’Ocse presentate oggi a Parigi. “Gli incrementi dei salari – avverte l’Ocse – non compenseranno completamente la spesa che le famiglie dovranno sostenere in ragione dell’aumento del costo della vita”.

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