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domenica 3 Luglio 2022

Penny Market, “panic buying” immotivato: vuote le tasche, non gli scaffali

Roma – “Non c’è solo il conflitto in Ucraina, ma anche il caro carburanti e le conseguenti proteste dei tir. Siamo attaccati da più parti ma il ‘sistema’ regge”. Almeno quello Penny Market, se può essere rappresentativo del comparto. “C’è sicuramente un ‘panic buying’, dovuto a come noi italiani raccogliamo le informazioni: più fidandoci del post su fb o del commento del vicino che dalla lettura di un giornale” dice all’Adnkronos Marcello Caldarella, corp. communications manager & spokesperson di Penny Market, catena tedesca di supermercati discount presente con oltre 400 punti vendita nel nostro Paese e in continua espansione, sul rischio di scaffali vuoti nei supermercati per motivi legati al caro carburanti e alle difficoltà di approvvigionamento di alcuni prodotti per via del conflitto in Ucraina.

“Prendiamo l’olio di girasole o la farina – continua -, l’Italia importa il 65% dell’olio di girasole ma non lo produce solo l’Ucraina. Così come per la farina i due maggiori produttori sono Francia e Germania”. Secondo Caldarella “quindi, c’è un problema di informazione”. “E anche un problema di capacità o incapacità del retailer di reagire alle difficoltà e di riadattare i processi. Ad esempio non si deve mai basare su un unico produttore la stessa categoria merceologica. Perché può succedere qualsiasi cosa. E noi quindi abbiamo sempre i produttori di backup. Per esempio, è un altro buon fornitore di olio di girasole è l’Unhgheria, ed è uno dei nostri due fornitori principali”.

“Nei prossimi mesi – aggiunge – conterà anche il fatto che per il 75% i nostri prodotti arrivano da produttori italiani. Certo avranno difficoltà anche loro sulle materie prime per via della mancanza del mercato ucraino e russo, ma si vedranno di più nei prossimi mesi. Nel breve termine quindi mi sento di dire che non ci saranno assenze sugli scaffali nei nostri negozi”, conclude.”La situazione è in divenire -continua Caldarella- ma posso ricordare che nell’emergenza Covid Penny Market ha avuto sempre i negozi riforniti, anche in provincia di Bergamo e anche quando giravano le foto degli scaffali vuoti nei supermercati. Il motivo dipende dalla nostra struttura logistica che è basata su 7 punti di distribuzione su tutto il territorio nazionale, più piccoli rispetto ai grandi centri di distribuzione di altri competitors, ma questa diversificazione logistica ci ha permesso di intervenire su alcune regioni o alcuni negozi quando il centro di distribuzione di quella specifica area fosse interessato da lockdown o zona rossa”, sottolinea.

Certo, le criticità in questi giorni non mancheranno ma, insomma, sono. “Ci aspettiamo difficoltà nostre interne nel gestire i processi che i nostri clienti al momento non rileveranno. Il discount fa dell’efficienza dei propri processi la sua linfa vitale, e i processi sono efficientati a più livelli”, sottolinea. E la dimostrazione concreta del modello ‘Penny market’, spiega Caldarella, sta nelle azioni messe in campo per fronteggiare lo sciopero dei tir contro il caro-carburante proclamato lo scorso 14 marzo e poi bloccato dal Garante. “Penny Market – spiega – aveva anticipato, anche se a fatica e con costi maggiori, tutte le consegne dei primi due giorni di questa settimana al week end. La nostra logistica si è impegnata al massimo e se lo sciopero fosse stato confermato i nostri clienti non avrebbero avuto problemi. In queste situazioni serve quindi analisi, attenzione sul territorio, struttura logistica e capacità di reagire che il canale discount ha di più nel suo dna”. E’ il calo del potere d’acquisto dei clienti, dunque, il vero altro grande allarme del momento, per quanto riguarda il rilancio dei consumi e dell’economia in generale. La merce c’è, ma i prezzi?

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