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giovedì, Ottobre 21, 2021

Pandora Papers, dal re di Giordania a Shakira: maxi inchiesta su paradisi fiscali

Si parla di 35 leader nazionali attuali ed ex e più di 330 politici e funzionari pubblici in 91 paesi e territori, oltre che miliardari, celebrità e leader religiosi. Su di loro si è concentrata la maxi inchiesta giornalistica denominata “Pandora Papers”.

Il rapporto pubblicato domenica dall’International Consortium of Investigative Journalists ha coinvolto 600 giornalisti provenienti da 150 testate giornalistiche in 117 paesi.

L’inchiesta fa luce su come un lungo elenco di politici e i vip abbia usato conti offshore per proteggere beni che valgono collettivamente trilioni di dollari. Tra questi ci sarebbero il re di Giordania Abdullah II, l’ex primo ministro del Regno Unito Tony Blair, il primo ministro della Repubblica ceca Andrej Babis, il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, il presidente dell’Ecuador Guillermo Lasso e soci di entrambi i pakistani. Il primo ministro Imran Khan a alcuni nomi della cerchia più ristretta del presidente russo, Vladimir Putin, il cui nome non compare mai. 

Il Washington Post, che fa parte del consorzio, ha riferito anche del caso di Svetlana Krivonogikh, una donna russa che sarebbe diventata proprietaria di un appartamento a Monaco attraverso una società offshore costituita nell’isola caraibica di Tortola nell’aprile 2003 poche settimane dopo ha dato alla luce una bambina. A quel tempo, aveva una relazione segreta da anni con Putin, ha detto il giornale, citando l’agenzia investigativa russa Proekt.

Nei fascicoli dell’inchiesta compaiono anche tanti volti noti: dal cantante spagnolo Julio Iglesias, l’ex top model tedesca Claudia Schiffer e la cantante Shakira. Tra i nomi anche il boss Raffaele Amato: ‘o Lello’, arrestato nel 2005.

I Pandora Papers, che fanno seguito a un progetto simile uscito nel 2016 chiamato Panama Papers” compilato dallo stesso gruppo giornalistico, riguardano documenti risalenti fino agli anni ’70, ma la maggior parte dei file va dal 1996 al 2020.

L’inchiesta ha fatto emergere conti registrati in paradisi offshore familiari, tra cui Isole Vergini britanniche, Seychelles, Hong Kong e Belize, e alcuni dei conti segreti erano anche sparsi in trust costituiti negli Stati Uniti, tra cui 81 in South Dakota e 37 in Florida.

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