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lunedì 8 Agosto 2022

Ocse, il prezzo della guerra è l’inflazione al 9%: redditi alla sbarra

Parigi – “Il prezzo della guerra”: l’economia mondiale dovrebbe “rallentare fortemente” a causa della guerra russa in Ucraina: è quanto afferma l’Ocse nelle Prospettive Economiche presentate ieri a Parigi. Secondo l’Economic Outlook, il Pil mondiale dovrebbe essere del 3% nel 2022, contro il 4,5% atteso nel dicembre scorso e del 2,8% nel 2023. Quanto all’inflazione, le stime per il 2022 la situano attualmente a circa il 9% nei Paesi dell’area Ocse, il doppio rispetto a quanto annunciato in precedenza. Dopo la forte accelerazione del 6,6% nel 2021, il Prodotto interno lordo dell’Italia viene “colpito dalla guerra”, con una crescita in calo al 2,5% nel 2022 e all’1,2% nel 2023: è quanto scrive l’Ocse nelle Prospettive Economiche (Economic Outlook).

Le “persistenti pressioni inflazionistiche” legate alla guerra russa in Ucraina e all'”incertezza frenano i consumi delle famiglie, rallentando la ripresa dei servizi”, prosegue l’Ocse, aggiugendo che nuovi incentivi per il settore privato e il Pnrr “attenueranno parte dell’impatto negativo”. La guerra russa in Ucraina ha causato un “marcato rallentamento della crescita”, si legge nella scheda consacrata all’Italia. “L’attività economica – si prosegue nella nota – è ulteriormente rallentata nel primo semestre del 2022. La crescita si è stabilita allo 0,1% nel primo semestre del 2022, l’effetto delle restrizioni imposte a gennaio a causa del Covid.-19 si è coniungato all’inflazione legata alla guerra e a gli shock subiti dalle catene di appprovvigionamento e la fiducia.

L’inflazione globale ha progredito per raggiungere il 7,3% a maggio, sotto l’effetto della fiammata dei prezzi. “Ovunque nel mondo, i Paesi subiscono il rincaro delle materie prime che si aggiunge alle tensioni inflazionistiche e pesa sui redditi e le spese reale, il che frena la crescita” ha detto il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. “Questo rallentamento – ha avvertito – è direttamente attribuibile alla guerra di aggressione, infondata e ingiuitificabile, condotta dalla Russia che causa un calo dei redditi reali, un indebolimento della crescita e un deterioramento delle prospettive di occupazione nel mondo”.

Tornando all’Italia, nel 2022 il Pil si attesterà al 2,5% – con una correzione al rialzo di circa 0,4 punti percentuali rispetto alla precedente valutazione – anche secondo la nuova stima diffusa mercoledì da Confcommercio in occasione dell’Assemblea generale. Pure la spesa delle famiglie migliora di circa quattro decimi di punto rispetto alle precedenti valutazioni, mentre per l’inflazione si stima una crescita del 6,3%. Per quanto riguarda i consumi – comprensivi della spesa del turismo estero – il +5,4% registrato nel 2021 ha permesso solo un parziale recupero di quanto perso nel 2020 (-11,5%) e solo nel 2023 si prevede un completo ritorno ai livelli pre-pandemia.

I servizi hanno lasciato sul campo della pandemia 930mila posti di lavoro rispetto al 2019, “e ciò minaccia la capacità di ripresa dell’intero Paese”, perché “il terziario di mercato, cioè le nostre imprese”, non riesce più a compensare il calo dell’occupazione. E “se non riparte il terziario, non riparte l’Italia”: lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, durante l’assemblea annuale dell’organizzazione. Sangalli ha anche spiegato che con l’inflazione elevata si riduce il potere d’acquisto e i risparmi degli italiani, col rischio di aumentare ancora di più la frenata dei consumi.

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