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giovedì 30 Giugno 2022

Ocse: a istituzionali il 43% delle quotate, 30mila società in meno dal 2005

Roma – Nelle società quotate dei paesi Ocse è in significativo aumento la concentrazione proprietaria soprattutto nelle mani di investitori istituzionali: alla fine del 2020, gli investitori istituzionali detenevano il 43% della capitalizzazione del mercato globale delle società quotate, con i 10 investitori istituzionali più grandi che detenevano una quota media pari a quasi il 22% di capitale per impresa. Sono i dati illustrati dal Direttore della Direzione per gli affari finanziari e delle imprese dell’OCSE, Carmine di Noia.

Nel suo intervento al convegno Consob sulla corporate governance Di Noia ha sottolineato che questo aumento della concentrazione proprietaria nelle mani degli investitori istituzionali può essere in parte spiegato alla luce dei cambiamenti strutturali dei mercati azionari avvenuti nel corso degli ultimi anni. Specificatamente, negli ultimi 15 anni, a partire dal 2005, più di 30.000 società si sono ritirate dai mercati azionari a livello globale. Questo numero equivale al 75% di tutte le società quotate oggi.

Al crescente flusso di revoche con abbandono della quotazione, non sono corrisposte altrettante nuove quotazioni e questo comporta, a livello globale, una progressiva riduzione del numero di società quotate sui mercati dei capitali. Questa dinamica, ha osservato è particolarmente pronunciata in Europa e negli Stati Uniti. “Similmente, in Italia, il numero netto di nuove quotazioni sul mercato regolamentato è stato negativo dal 2008 al 2020 in tutti gli anni, tranne che nel 2014 e 2015. Ne consegue che il numero di investitori istituzionali, in significativa crescita, insegue un numero sempre minore di società quotate, con consequenziali effetti sulla concentrazione degli assetti proprietari”.

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