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martedì, Settembre 21, 2021

Mps, focus su crediti per Unicredit. Ma la questione esuberi preoccupa Siena (e non solo)

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la fase di valutazione di UniCredit per rilevare alcune attività del Monte dei Paschi di Siena è già in corso. Il quotidiano salmonato sottolinea che l’analisi dovrebbe essere focalizzata sul portafoglio crediti, fronte su cui Orcel ha schierato gli esperti di Kpmg e lo studio legale Cappelli Rccd, e sulla rete commerciale del Monte dei Paschi di Siena.

“Questo sarà il punto di partenza da cui UniCredit formulerà il perimetro esatto degli attivi che sarà disposta a rilevare, e di qui partirà un negoziato con il Tesoro destinato non solo a decidere se l’operazione si farà o meno, ma anche le precise condizioni” si legge nell’articolo.

Come sottolinea Reuters, UniCredit sembra non volere le filiali di MPS nel sud d’Italia e ha accettato di prendere in considerazione l’acquisto di “parti selezionate” a condizione che i suoi buffer di capitale non siano interessati e il suo utile per azione aumenti di almeno 10 %.

Altro tema riguarda gli esuberi, a cominciare dai 2500 tagli già previsti da Mps nel piano stand alone, che al lordo degli ingressi concordati con i sindacati sono 3300. A questi si aggiungeranno probabilmente poi quelli che emergeranno dalla due diligenze di UniCredit. Quella che il ceo di UniCredit Andrea Orcel descrive come “la migliore opzione di M&A sul tavolo”, secondo alcune fonti potrebbe comporta tagli di posti di lavoro fino a un terzo dei 21.000 dipendenti di Mps.

Andrea Granai, capo di una sezione sindacale di Siena, dice che i suoi quattro telefoni squillano “dalla mattina alla sera” con le chiamate dei timorosi lavoratori Mps. “Più ci sono perdite di posti di lavoro, peggiori saranno le conseguenze per il governo e tutti i partiti che lo sostengono”, ha avvertito.

Inoltre, lo Stato che possiede il 64% di Mps, dovrebbe tutti i rischi legali derivanti dalla sua gestione e da eventuali prestiti già in difficoltà o che UniCredit ritenga suscettibili di inasprimento.

È chiaro che la banca non può reggersi da sola”, ha detto Luigi De Mossi, sindaco di Siena. “Ma una soluzione deve tutelare lavoratori e fornitori. La politica ha tolto molto a Mps e Siena, ora per noi è tempo di recuperare qualcosa”. MPS ha avuto un ruolo molto importante nella storia senese, dove è stata fondata nel 1472 per aiutare le persone più bisognose con prestiti a basso costo. È stato a lungo il più grande datore di lavoro della città, tanto che la gente del posto la chiamava “Papà Monte”.

“I senesi rientrano in tre grandi categorie”, ha detto a Reuters il sindaco. “Quelli che lavoravano in MPS, quelli che volevano lavorare in MPS e quelli che prima lavoravano in MPS”.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la fase di valutazione di UniCredit per rilevare alcune attività del Monte dei Paschi di Siena è già in corso. Il quotidiano salmonato sottolinea che l’analisi dovrebbe essere focalizzata sul portafoglio crediti, fronte su cui Orcel ha schierato gli esperti di Kpmg e lo studio legale Cappelli Rccd, e sulla rete commerciale del Monte dei Paschi di Siena.

“Questo sarà il punto di partenza da cui UniCredit formulerà il perimetro esatto degli attivi che sarà disposta a rilevare, e di qui partirà un negoziato con il Tesoro destinato non solo a decidere se l’operazione si farà o meno, ma anche le precise condizioni” si legge nell’articolo.

Come sottolinea Reuters, UniCredit sembra non volere le filiali di MPS nel sud d’Italia e ha accettato di prendere in considerazione l’acquisto di “parti selezionate” a condizione che i suoi buffer di capitale non siano interessati e il suo utile per azione aumenti di almeno 10 %.

Altro tema riguarda gli esuberi, a cominciare dai 2500 tagli già previsti da Mps nel piano stand alone, che al lordo degli ingressi concordati con i sindacati sono 3300. A questi si aggiungeranno probabilmente poi quelli che emergeranno dalla due diligenze di UniCredit. Quella che il ceo di UniCredit Andrea Orcel descrive come “la migliore opzione di M&A sul tavolo”, secondo alcune fonti potrebbe comporta tagli di posti di lavoro fino a un terzo dei 21.000 dipendenti di Mps.

Andrea Granai, capo di una sezione sindacale di Siena, dice che i suoi quattro telefoni squillano “dalla mattina alla sera” con le chiamate dei timorosi lavoratori Mps. “Più ci sono perdite di posti di lavoro, peggiori saranno le conseguenze per il governo e tutti i partiti che lo sostengono”, ha avvertito.

Inoltre, lo Stato che possiede il 64% di Mps, dovrebbe tutti i rischi legali derivanti dalla sua gestione e da eventuali prestiti già in difficoltà o che UniCredit ritenga suscettibili di inasprimento.

È chiaro che la banca non può reggersi da sola”, ha detto Luigi De Mossi, sindaco di Siena. “Ma una soluzione deve tutelare lavoratori e fornitori. La politica ha tolto molto a Mps e Siena, ora per noi è tempo di recuperare qualcosa”. MPS ha avuto un ruolo molto importante nella storia senese, dove è stata fondata nel 1472 per aiutare le persone più bisognose con prestiti a basso costo. È stato a lungo il più grande datore di lavoro della città, tanto che la gente del posto la chiamava “Papà Monte”.

“I senesi rientrano in tre grandi categorie”, ha detto a Reuters il sindaco. “Quelli che lavoravano in MPS, quelli che volevano lavorare in MPS e quelli che prima lavoravano in MPS”.

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