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lunedì 5 Dicembre 2022

Meta, Amazon, Stripe, Lyft e le altre: crescono le tech in crisi

Milano – Meta Platforms, la società che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, starebbe pianificando licenziamenti su larga scala che interesserebbero migliaia di dipendenti. Lo ha riferito domenica il Wall Street Journal, citando persone che hanno familiarità con la questione e spiegando che un annuncio potrebbe avvenire già mercoledì. Sarebbe la prima volta in 18 anni di storia che la società attua una riduzione di personale così marcata. Meta Platforms aveva 87.314 dipendenti alla fine di settembre, il 28% in più rispetto a un anno prima. Il mese scorso, Meta ha registrato un calo del 50% dei profitti trimestrali e il suo secondo calo consecutivo delle vendite. Il colosso di Menlo Park ha spiegato che avrebbe “apportato cambiamenti significativi su tutta la linea per operare in modo più efficiente”, anche riducendo alcuni team e assumendo solo nelle aree di massima priorità.

“Nel 2023 concentreremo i nostri investimenti su un piccolo numero di aree di crescita ad alta priorità – ha detto il CEO Mark Zuckerberg nella call con gli analisti – Ciò significa che alcuni team cresceranno in modo significativo, ma la maggior parte degli altri rimarrà stabile o si ridurrà nel prossimo anno. Nel complesso, prevediamo per concludere il 2023 con all’incirca le stesse dimensioni o addirittura con un’organizzazione leggermente più piccola di quella che siamo oggi”. Meta è solo l’ultima società tecnologica in ordine di tempo a valutare tagli alla forza lavoro o blocchi alle assunzioni. La settimana scorsa, in particolare, è stata significativa nel mostrare quanto il rallentamento del comparto tecnologico, che durante la fase più acuta della pandemia aveva fatto le fortune di tanti investitori, sia concreto. Giovedì scorso Amazon ha annunciato di aver congelato le assunzioni poiché il gigante dell’e-commerce si trova in un “ambiente macroeconomico insolito”. “Prevediamo di mantenere questa pausa in atto per i prossimi mesi e continueremo a monitorare ciò che stiamo vedendo nell’economia e nel business per adeguarci come riteniamo sensato”, ha detto Beth Galetti, senior vice-president of People Experience and Technology presso Amazon.

Nelle stese ore il gigante dei pagamenti online Stripe ha annunciato di stare licenziando circa il 14% del suo personale. Il CEO Patrick Collison ha affermato che i tagli sono necessari per l’aumento dell’inflazione, i timori di una recessione incombente, tassi di interesse più elevati, shock energetici, budget di investimento più ristretti e finanziamenti per le startup più scarsi. Presi insieme, questi fattori segnalano “che il 2022 rappresenta l’inizio di un diverso clima economico”. Collison ha anche riconosciuto che la leadership dell’azienda ha commesso “due errori molto consequenziali” valutando erroneamente quanto sarebbe cresciuta l’economia di Internet nel 2022 e nel 2023 e quando sono aumentati troppo rapidamente i costi operativi. Sempre nella stessa giornata, Lyft ha dichiarato che licenzierà il 13% della sua forza lavoro, ovvero oltre 680 dipendenti, per ridurre i costi dell’azienda e far fronte all’indebolimento dell’economia. “L’annunciata riduzione è un passo proattivo nell’ambito della pianificazione annuale dell’azienda per garantire che la società sia impostata per accelerare l’esecuzione e fornire solidi risultati aziendali nel quarto trimestre del 2022 e nel 2023”, ha spiegato la concorrente di Uber nel settore ride sharing.

Nelle scorse settimane, altri giganti della tecnologia, tra cui Meta e Amazon, hanno rallentato le loro assunzioni, mentre società tecnologiche più piccole come Netflix, Spotify, Robinhood e Coinbase hanno annunciato licenziamenti. Tra le società più colpite dai problemi ci sono quelle dei social media, alle prese con significativo calo della pubblicità online. Snap, la società madre di Snapchat, aveva licenziato il 20% dei suoi dipendenti già ad agosto, attribuendo la mossa le difficili condizioni macroeconomiche. Un caso a parte è Twitter, che venerdì ha licenziato buona parte della sua forza lavoro dopo il completamento dell’acquisto della società da parte di Elon Musk. Circa la metà dei 7.500 dipendenti della società sono stati interessati dai tagli, anche se nella giornata di domenica la società ha cercato di tornare parzialmente sui suoi passi: secondo le indiscrezioni raccolte da diversi giornali statunitensi, Twitter avrebbe tagliato anche persone di cui ha bisogno e starebbe ora tentando di offrire loro di tornare a lavorare ai progetti della società di social media.

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