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sabato 26 Novembre 2022

Mercati europei ostaggio di Bce e gas: price cap rimandato a ottobre, l’idea polacca dello stop agli ETS

Milano – Come da attese, la Banca Centrale Europea ha optato per un aumento dei tassi di 75 punti base, spinta dalle sempre crescenti paure inflattive e supportata da un’economia che sembra sufficientemente resiliente, per il momento. L’inflazione nell’Eurozona, infatti, continua a rimanere preoccupante (sopra le attese al 9.1% ad agosto), soprattutto dopo la decisione russa di tagliare la fornitura di gas, mentre gli ultimi dati sul PIL di settembre evidenziano una crescita aggregata annuale sorprendentemente positiva al 4.1%. Tutto sommato – sottolinea Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm – nonostante le paure di recessione continuino ad aumentare, con la probabilità di recessione nei prossimi 12 mesi ora al 50%, la BCE ha ribadito con forza la volontà di combattere l’inflazione ad ogni costo, per evitare danni maggiori nel medio-lungo termine.

I mercati hanno reagito moderatamente alla pubblicazione delle decisioni, mostrando quanto le attese fossero già sostanzialmente prezzate sia dai mercati degli asset rischiosi, sia sul lato monetario e valutario. Anche gli spread tra Paesi centrali e periferici non hanno mostrato nervosismo, segnalando che il rischio “frammentazione” rimane gestibile per il momento. Per Ben Laidler, global markets strategist di eToro, “la BCE è bloccata tra l’incudine e il martello, con un’inflazione elevata trainata dall’energia e una probabile recessione entro la fine dell’anno”. La banca ha riflesso questa situazione nelle sue previsioni economiche significativamente riviste, aumentando l’inflazione del 2023 al 5,5% e riducendo la crescita del PIL allo 0,9%. Il crollo dell’euro ha tratto conforto dalla maggiore aggressività della BCE, riconquistando per ora la parità con il dollaro.

L’Eurotower ha avvisato inoltre che in caso di “scenario negativo”, con una guerra protratta in Ucraina, persistenti tensioni geopolitiche e soprattutto una completa interruzione delle forniture di gas dalla Russia, l’economia dell’area euro il prossimo anno accusi una recessione dello 0,9%. Ieri il prezzo del gas ha chiuso in rialzo alla piazza di Amsterdam del 3% circa a 220,54 euro al megawattora, riprendendosi dal tonfo che in mattinata l’aveva spinto fino a toccare un minimo di 192,92 euro. A spingere le quotazioni è stata la corsa della UE verso la fissazione di un tetto al prezzo del gas russo. A tal proposito, la proposta di introdurre un tetto al prezzo del gas proveniente da gasdotto russo non verrà discussa oggi dai ministri europei dell’Energia, com’era in programma inizialmente. I capi di Stato e di governo europei si riuniranno il 6 e 7 ottobre a Praga per un vertice informale e poi ancora il 20 e 21 ottobre a Bruxelles.

Resta ora da definire in quale di queste riunioni verrà affrontato il tema del price cap. Tuttavia gli Stati membri dell’Ue sono divisi sull’opportunità di introdurre un tetto: allo stato attuale “non credo che ci sia una maggioranza a favore di questa misura”, riferisce un alto funzionario. L’obiettivo è comunque mantenersi “uniti” di fronte alla Russia. Un “grande gruppo di Stati” chiede di introdurre un cap, cosa che è riflessa nel non paper della Commissione, ma “la questione è come lo fai. Il diavolo è nei dettagli: puoi mettere un cap per gas usato per produzione elettricità, tutto il gas importato, come lo fai, abbiamo la forza per dire che dobbiamo mettere un tetto, come reagirebbero i nostri amici in Asia… è una combinazione di possibilità”.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, intanto, ha dichiarato che l’Ue dovrebbe dare priorità ad altre misure piuttosto che a un prelievo straordinario sui produttori energetici. Una sospensione temporanea del sistema di scambio delle quote di emissioni della Ue (ETS), per aiutare a ridurre i costi dell’elettricità, darebbe “una risposta a Putin, dimostrandogli che siamo in grado di reagire molto rapidamente” mentre, al contrario, l’imposta sulle imprese proposta dalla Commissione europea richiederebbe molto più tempo per ridurre l’impennata dei prezzi dell’elettricità per le famiglie europee, perché “richiederebbe una successiva ridistribuzione. Non escludiamo una tassazione su chi ha profitti straordinari, ma ci sono altri strumenti che dovrebbero essere attivati, anche in anticipo” ha spiegato Morawiecki ipotizzando una sospensione dell’ETS per un paio di anni o un significativo abbassamento dei prezzi dei permessi di emissione.

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