8.3 C
Milano
lunedì 5 Dicembre 2022

Mercati dei capitali, Ue sempre peggio per capitalizzazione e cartolarizzazioni

Milano – Il divario dei mercati finanziari europei in termini di capitale di rischio è peggiorato ulteriormente negli ultimi anni: la capitalizzazione delle azioni quotate nel mercato dell’Unione europea è scesa dal 18% del 2000 ad appena il 10% sul totale globale nel 2022, con l’UE che ha quindi perso ulteriore terreno rispetto a Stati Uniti e Regno Unito in quanto a competitività nel mercato globale dei capitali. Ciò è stato il risultato di una combinazione di fattori, tra cui un trend in corso di delisting di società (da 7.600 società quotate nazionali nel 2000 a 7.200 nel 2022), un minor numero di IPO (da una media annua di 370 nel 2000-06 a un previsto 100 nel 2022) e, più recentemente, valutazioni inferiori (price-to-earnings ratio di 12x nell’area euro contro 19x negli Stati Uniti e 17x in Asia). Sono i dati poco confortanti che emergono dal rapporto “Unione dei mercati dei capitali – Indicatori chiave dell’andamento”, realizzato dall’Associazione per i mercati finanziari in Europa (AFME), in collaborazione con altre undici organizzazioni europee e internazionali.

Le operazioni di cartolarizzazione nell’UE sono scese ai livelli più bassi mai registrati, con la percentuale di prestiti in essere nell’UE trasferiti tramite cartolarizzazione e vendite di portafogli di prestiti scese all’1,6%, il valore più basso mai registrato e la metà di quello del 2018 (3,2%). Le emissioni di cartolarizzazioni statunitensi sono cresciute del 74,5% nel periodo 2020-2021 rispetto al 2017-2019, mentre le emissioni nell’UE sono calate del 10,9% nello stesso periodo. “Il nostro 5° rapporto sui progressi compiuti dall’’Unione dei mercati dei capitali (CMU) rileva che l’UE nel suo complesso sta perdendo ulteriore terreno rispetto ad altre giurisdizioni in termini di attrattività globale per le imprese e per l’accesso a vasti pool di capitali nonché per le quotazioni in Borsa”, ha commentato Adam Farkas, Chief Executive di AFME.

“Sebbene negli ultimi cinque anni siano stati raggiunti alcuni importanti risultati per quanto riguarda le politiche adottate, tra le quali il mantenimento della leadership globale dell’UE sulla finanza sostenibile con un aumento dell’emissione di debito ESG nell’UE e il miglioramento dell’ecosistema normativo FinTech, il nostro rapporto mostra due ostacoli principali che frenano il progresso dell’unione dei mercati dei capitali in Europa – ha aggiunto -. Si tratta della carenza di capitale azionario nell’UE, che continua ad aumentare rispetto ai player a livello globale, e del debole mercato delle cartolarizzazioni, che continua a costituire una perdita significativa per il sistema finanziario dell’UE”.

Uno dei pochi aspetti positivi è che il comparto ESG in Europa è notevolmente cresciuto negli ultimi cinque anni: con l’aumento delle emissioni di debito ESG UE da 61 miliardi di euro nel 2017 a 360 miliardi di euro nel 2021. Le emissioni di green bond nell’UE hanno continuato a crescere nel 2022, anche se a un ritmo più lento quest’anno, con volumi in aumento dell’8% su base annua nella prima metà del 2022, rispetto all’aumento del 74% nel 2021 dovuto in larga misura alle emissioni sovrane. Negli ultimi cinque anni, il private capital è cresciuto in modo senza precedenti sia nell’UE che negli Stati Uniti, in parte sostenuto da condizioni monetarie favorevoli.

Il capitale raccolto tramite il credito privato in Europa è passato da 36 miliardi di dollari nel 2017 a 57 miliardi di dollari nel 2021, mentre gli investimenti di private equity dell’UE sono più che raddoppiati negli ultimi cinque anni, passando da 13 miliardi di euro nel 2017 a 38 miliardi di euro nel 2021. I finanziamenti basati sul mercato da parte delle imprese sono scesi a livelli pre-Covid: il totale delle nuove emissioni di debito e azionarie è diminuito del 32% su base annua nella prima metà del 2022, con un calo particolarmente marcato (86%) delle IPO – offerte pubbliche iniziali – nell’UE. Gli investimenti in capitale di rischio pre-IPO nelle PMI dell’UE sono rimasti solidi, con nuovi flussi di investimenti di capitale pari a 34,3 miliardi di euro nella prima metà del 2022, circa il 73% dell’importo investito nel 2021. Tuttavia, una sfida crescente per gli investitori è la capacità di uscire dagli investimenti (exit), poiché il mercato delle IPO resta sottotono e i mercati pubblici registrano valutazioni inferiori.

Latest News