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venerdì 27 Gennaio 2023

Med 2022, re-shoring e value chains: quale futuro per la globalizzazione

Roma – Le Global Value Chains sono già state profondamente colpite dalle ripercussioni della pandemia e ora sono ulteriormente influenzate dallo scoppio della guerra in Ucraina. La carenza di materie prime e di componenti elettronici, l’aumento dei costi di trasporto, i limiti alla mobilità del personale e l’andamento dell’inflazione hanno portato a perturbazioni importanti e in parte inaspettate delle catene del valore. In un momento in cui le catene di valore appaiono sempre più fragili, la necessità di regionalizzarle per aumentarne la resilienza è diventata una priorità politica assoluta. Concetti e principi come “re-shoring”, “back-shoring”, “near-shoring” e “friend-shoring” sono sempre più ricorrenti nel dibattito politico ed economico sul futuro della globalizzazione. Questi i temi al centro della tavola rotonda “Re-shoring, Near-shoring or Friend-shoring?” nell’ambito dell’ottava edizione della Conferenza Rome MeD – Mediterranean Dialogues – promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana e Ispi, che si è conclusa nel weekend nella capitale.

Secondo Maria Tripodi, Undersecretary of State to the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, Italy, “la necessità di diversificare i nostri mercati ci ha spinto a rafforzare la nostra partnership con i paesi del Mediterraneo per ridurre la dipendenza dalla Russia. Le catene globali del valore stanno subendo tensioni senza precedenti a causa del cumulo di emergenze crescenti in uno scenario multi-crisi in cui fattori critici sanitari, umanitari, economici, logistici, geopolitici ed energetici si incrociano provocando improvvise e costose interruzioni. In questo quadro le relazioni tra Europa e Paesi dell’area Mena sono più che mai cruciali, l’Italia può contribuire in modo determinante per migliorarne l’integrazione. Le associazioni imprenditoriali sono massicciamente impegnate a sostenere questo processo”, ha commentato Marco Felisati, Deputy Director Internationalization and Trade Policy, Confindustria.

“Con 38.000 persone coinvolte e un contributo al Pil Italiano stimato di oltre lo 0,5%, la nostra è una filiera integrata che crea valore, lavoro e sviluppo qui in Italia. Lo facciamo in tanti modi: investendo sui territori e instaurando collaborazioni virtuose pubblico-privato. Un ruolo cruciale lo rivestono anche gli accordi internazionali che hanno facilitato il libero commercio tra l’Europa e il Giappone mostrando la resilienza delle value chain tanto più in una fase complessa come quella che stiamo attraversando nel contesto globale – ha affermato il presidente e ad di Philip Morris Italia, Marco Hannappel -. La nostra è una filiera integrata che parte dall’Italia e si espande in tutto il mondo. Grazie allo stabilimento di Crespellano, il primo al mondo di Philip Morris per la produzione dei prodotti senza combustione, esportiamo in 40 Paesi nel mondo, generando un valore di oltre 1,5 miliardi ogni anno. Abbiamo costruito un modello di sviluppo sostenibile che investe in Italia anno dopo anno in agricoltura, industria e servizi, stimolando lo sviluppo di una filiera integrata Made in Italy, con un’attenzione particolare al capitale umano e alle competenze che servono oggi e nel futuro”.

Secondo Blanca Moreno-Dodson, Director, Center for Mediterranean Integration, “l’Europa deve adottare una strategia di co-investimento e pensare ai Paesi mediterranei come partner per sviluppare business reciprocamente vantaggiosi. Grazie alla globalizzazione e alla digitalizzazione, un incidente in una parte del mondo può avere un impatto immediato su altre aree. L’aggressione della Russia all’Ucraina ci ha ricordato i suoi “effetti collaterali”, il cui esempio principale è la crisi alimentare ed energetica che infligge grandi sofferenze al Mediterraneo” ha spiegato Shunsuke Takei, State Minister of Foreign Affairs, Japan. Il Giappone – ha aggiunto – ha e continua a cooperare con la regione anche attraverso lo sviluppo delle risorse umane, l’installazione di infrastrutture di base di qualità e la collaborazione con altri donatori e settori privati. In un contesto di globalizzazione irreversibile, è necessario un impegno costante per migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e per rafforzare le regole del commercio internazionale basate sui principi di apertura, inclusione e concorrenza leale”.

Secondo Tarek Tawfik, Deputy Chairman, Federation of Egyptian Industries, and The Egyptian Center for Economic Studies and President, American Chamber of Commerce in Egypt, “il “near shoring”, il “re shoring” e il “friendly shoring” non sono più una questione di scelta, ma una necessità strategica economica e politica per la comunità europea. Le conseguenze della pandemia di Covid 19, la politica di Covid zero della Cina e la guerra in Ucraina, per non parlare degli effetti del cambiamento climatico, stanno delineando nuove realtà che richiedono un’azione drastica per preservare la stabilità economica e geopolitica della regione. L’integrazione tra l’Europa e i Paesi del Sud del Mediterraneo è una soluzione rapida e vincente che servirà gli obiettivi strategici del Mediterraneo settentrionale e meridionale, sia dal punto di vista economico che politico. Prima si agisce, prima si mitigano i rischi intrinseci alla regione”.

Da segnalare anche l’intervento del Ceo di Kuwait Petroleum Corporation, lo sceicco Nawaf Saud Nasser Al-Sabah: “Siamo in Italia da decenni – ha affermato – e l’Italia è la nostra seconda struttura più grande per quanto riguarda l’acquisto di carburanti. Quello che bisogna capire è che bisogna continuare ad investire con sistemi di tassazione più stabili per poter continuare ad investire nel futuro e continuare a diminuire le emissioni di co2 come stiamo facendo nei nostri impianti di distribuzione”. Per quanto riguarda l’andamento del prezzo di petrolio, sottolinea Al-Sabah, “abbiamo chiesto ai nostri clienti più o meno lo stesso prezzo rispetto all’anno scorso grazie all’aumento dei volumi di produzione. Quello che ho capito sulla base di quanto ho raccolto dai nostri partner e dei nostri clienti è che situazione è buona ora ma c’è comunque una disconnessione tra la produzione di petrolio e quella del gas”.

“Il mercato del petrolio non è stabile in questo momento ma dal nostro punto di vista ci sono forniture sul mercato. Le consegne verso l’Europa aumenteranno perché siamo consci della crisi attuale e vogliamo fare in modo che l’Europa continui ad andare avanti” ha spiegato, sottolineando che nella transizione energetica “gli idrocarburi faranno parte ancora parte del mix energetico perché i costi sono bassi e perché avranno un intensità Co2 più bassa entro il 2025. La transizione energetica deve essere una transizione energetica e non un cambiamento. Non possiamo dal giorno all’indomani pensare che gli idrocarburi sono inaccettabili e quindi che devono essere sostituiti solo con le rinnovabili. Servono investimenti anche negli idrocarburi perché paghiamo attualmente anche la riduzione degli investimenti del 2014”.

Tra gli altri numerosi interventi, quello del commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni: “Come Unione europea dobbiamo avere catene di approvvigionamento più sicure, ma la lezione è che la globalizzazione non è finita. Dobbiamo preventivare questi rischi come parte di una visione strategica” ha dichiarato in merito al problema dei semiconduttori. L’Ue non sta trascurando o indebolendo i suoi obiettivi per quanto riguarda la transizione verde. “Questa deviazione è solo temporanea – ha proseguito -. Dobbiamo andare attraverso questo difficile momento diversificando le nostre forniture di energia, noi abbiamo ridotto enormemente la dipendenza dal gas russo e lo abbiamo fatto grazie a forti relazioni con Paesi del Mediterraneo (allargato) come l’Algeria e il Qatar. L’Unione ha un ruolo guida nella transizione verde che sarà utile per altri player nel momdo e anche per la nostra economia”, ha concluso.

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