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sabato 1 Ottobre 2022

L’Ue puntella il price cap sul gas russo, Putin: «Non serve più, c’è la Cina»

Bruxelles – Si avvicina l’appuntamento di venerdì 9 settembre quando si terrà la riunione di emergenza dei ministri Ue dell’Energia. La Commissione europea sta lavorando all’ipotesi di proporre un “price cap” fissato 200 euro per MWh (MegaWattora) sul prezzo dell’elettricità prodotta da fonti alternative al gas. Il Financial Times parla di “bozze di proposte” allo studio dell’esecutivo comunitario, che raccomandano agli Stati membri di imporre il tetto sull’elettricità ottenuta da rinnovabili come l’eolico, o dal nucleare, o da centrali a carbone ad un livello di prezzo pari a quello di mercato se le catene di approvvigionamento funzionassero regolarmente. La misura dovrebbe inoltre risultare sufficiente a non scoraggiare futuri investimenti in fonti alternative al gas. Tra le proposte anche obblighi di riduzione dei consumi di elettricità del 5% durante gli orari di maggior utilizzo. “Proporremo un tetto al prezzo sul gas russo” ha annunciato Ursula von der Leyen ieri, durante un punto stampa.

“L’obiettivo è molto chiaro: dobbiamo tagliare le entrate russe che Putin usa per finanziare la sua atroce guerra in Ucraina”. La presidente della Commissione europea ha parlato anche delle altre proposte elaborate: la prima riguarderà “obiettivi vincolanti di riduzione dei consumi di elettricità negli orari di picco”, durante i quali si verificano le impennate dei prezzi. Secondo, “proporremo un tetto al fatturato delle compagnie che producono elettricità a basso costo”. In pratica quelle a basse emissioni di CO2, come le rinnovabili che al momento stanno realizzando utili inattesi “che non riflettono i costi di produzione. Proporremo di reindirizzare questi utili ai più vulnerabili”, ha proseguito. Terzo, una misura analoga riguarderà le società che operano su fonti fossili. Quarto, le compagnie energetiche riceveranno sostegni in forma di liquidità o garanzie pubbliche per fronteggiare le difficoltà.

Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin, a Vladivostok per l’Eastern Economico Forum, ha dichiarato che la Russia non fornirà più petrolio e gas a quei Paesi occidentali che imporranno un price cap sull’energia russa. “Non consegneremo nulla se è contrario ai nostri interessi, in questo caso economici. Né gas, né petrolio, né carbone: niente – ha affermato -. Limitare i prezzi del gas russo è un’altra stupidità che non ha futuro. Il mercato europeo delle risorse energetiche era un tempo privilegiato, ora non lo è più”. Per Putin, infatti, “la domanda di risorse energetiche della Cina cresce e gli accordi energetici con la Russia funzionano”. Il leader del Cremlino ha detto di avere in mente anche di imporre restrizioni sull’esportazione di grano e sementi ucraini verso l’Europa e di volerne discutere con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Ha aggiunto infine che “è impossibile isolare la Russia”, sottolineando che Mosca “non sta perdendo nulla” a causa della guerra in Ucraina, “anzi rafforzato la propria sovranità”, e che “l’economia globale attraversa un periodo difficile, ma la logica della cooperazione vincerà sicuramente”.

Tornando in Ue, “l’incertezza rimane eccezionalmente elevata e il rischio di recessione è in aumento” ha ammesso il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, nel suo intervento alla conferenza annuale del think tank Brugel. “Le prospettive dipendono essenzialmente dall’evoluzione dei mercati dell’energia – ha spiegato -, potrebbe peggiorare notevolmente rispetto alla nostra linea di base se vedessimo un’interruzione completa del gas russo. Stiamo superando le nostre divisioni. E ora, finalmente, è possibile una azione per limitare il prezzo del petrolio e del gas russo e trovare modi di intervenire sul mercato dell’energia per disaccoppiare i prezzi dell’elettricità e del gas. È ragionevole immaginare che se lavoriamo a un price cap lavoreremo a più forti forniture congiunte – ha evidenziato -. Gli acquisti congiunti sono facili da dire e da chiedere, ma abbiamo a che fare con dei giganti, ci sono contratti” che durano anni, la situazione è diversa da quella degli acquisti congiunti dei vaccini. “Non è qualcosa che risolvi in un minuto”, comunque “il mercato si sta muovendo”.

Gentiloni ha poi sottolineato la necessità di assicurare che “le politiche finanziarie non aumentino le pressioni sull’inflazione”. Tre gli obiettivi delle politiche di bilancio: “proteggere i più vulnerabili dall’impatto degli alti prezzi dell’energia” con “misure dovrebbero essere temporanee e compatibili con la transizione verde”; “fornire assistenza umanitaria a coloro che fuggono dall’Ucraina”; terzo, “aumentare gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale, e per la sicurezza energetica”. Infine ha elencato i criteri per la revisione del Patto di Stabilità: “Semplificazione, maggior titolarità nazionale e una migliore esecuzione per supportare la sostenibilità del debito e la crescita. Un modo per farlo – ha concluso – potrebbe essere quello di muoversi verso piani macro-finanziari a medio termine che stabiliscono percorsi di spesa netta per diversi anni e sono coerenti con la convergenza del debito verso livelli prudenti. Disporre di un indicatore di spesa potrebbe contribuire in larga misura alla semplificazione, pur mantenendo l’attenzione sui rischi fiscali”.

Per finire, il capitolo scorte. Continuano a ritmo sostenuto le iniezioni di gas negli stoccaggi italiani nonostante lo stop del Nord Stream. Oggi la previsione è di circa 50 milioni di metri cubi. Secondo i dati di Snam, visionati dall’Adnkronos, la previsione di gas immesso in rete per fine giornata è di circa 210 milioni di metri cubi a fronte di consumi circa 160 milioni di metri cubi. Il livello di riempimento degli stoccaggi in Italia si attesta a circa l’84% (83,93%) contro 82,23% come media Ue. Stabili i flussi di importazione da Mazara del Vallo, l’entry point del gas algerino, con 70 milioni di metri cubi. A Tarvisio, il gas proveniente dalla Russia, il flusso è di 30 mln milioni di metri cubi. A Passo Gries, con le forniture proveniente da Nord Europa, il flusso è pari a 30 mln. A Melendugno, con i flussi dall’Azerbaigian via Tap, le forniture si attestano a circa 30 mln di metri cubi. Per quanto riguarda i principali paesi europei, si legge dai dati Gie (Gas Infrastructure Europe), in Germania, che ha la maggior capacità di stoccaggio in Europa davanti all’Italia, il livello di riempimento degli stoccaggi è attualmente all’86,49%. In Francia si attesta al 93,53%.

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