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lunedì 30 Gennaio 2023

L’inflazione italiana frena meno, produzione industriale da recessione

Milano – “L’incertezza legata alle prospettive di crescita in rallentamento per il prossimo anno, rendono cauti consumatori e imprese che producono beni di consumo e che si aspettano una riduzione dei prezzi”. Lo afferma l’Istat nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. In particolare, segnala l’istituto di statistica, “la decelerazione delle spinte inflazionistiche innescata dall’orientamento restrittivo della politica monetaria nei principali paesi e dalla moderazione dei prezzi dei prodotti energetici ha caratterizzato lo scenario internazionale di fine anno”. In Italia, “l’indice dei prezzi al consumo armonizzato ha mostrato un moderato rallentamento anche se il differenziale con l’area euro si è ampliato ulteriormente, superando i 3 punti percentuali, per effetto della maggiore crescita in Italia dei listini dei beni energetici e degli alimentari”.

L’indice destagionalizzato della produzione industriale, intanto, diminuisce dello 0,3% a novembre rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre settembre-novembre il livello della produzione cala dell’1% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice complessivo, corretto per gli effetti di calendario, diminuisce a novembre 2022 in termini tendenziali del 3,7% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 come a novembre 2021). Crescono solo i beni strumentali (+1,8%); diminuiscono, invece, i beni di consumo (-2,6%), i beni intermedi (-5,2%) e in misura molto marcata l’energia (-16,2%). “A novembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale continua a ridursi, seppure con una intensità minore rispetto ai due mesi precedenti – commenta Istat – in calo risulta pure il complesso del trimestre settembre-novembre rispetto ai tre mesi precedenti”, la dinamica negativa è “estesa a quasi tutti i settori, con l’eccezione dei beni strumentali che registrano un profilo positivo negli ultimi cinque mesi anche se in progressiva decelerazione”.

La produzione, al netto degli effetti di calendario, diminuisce anche in termini tendenziali. “Si profila lo spettro della recessione. Prosegue inarrestabile il calo della produzione”. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat della produzione industriale. “Serve un cambio nella politica economica del Governo. L’esecutivo ha ragione nel sostenere che bisogna puntare sulla crescita, perché solo se si crea ricchezza si può poi ridistribuire, ma per far ripartire la crescita bisogna ridare capacità di spesa alla famiglie. Solo se decollano i consumi, infatti, le imprese possono tornare a produrre a pieno regime, altrimenti non avranno ordinativi. I consumi rappresentano il 60% del Pil. Il fatto che secondo i dati di oggi a crollare maggiormente rispetto a ottobre, dopo l’energia, siano i beni di consumo, deve essere un campanello d’allarme per il Governo. Se i consumatori non acquistano, le imprese non producono”.

Inflazione e caro-bollette continuano intanto ad affossare l’industria italiana, con la produzione che a novembre registra un marcato calo sia su base mensile che su base annua. “Dopo il commercio anche l’industria continua a subire gli effetti negativi della crisi in atto nel nostro paese – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – L’inflazione alle stelle e l’emergenza energia, dopo aver colpito la fiducia di consumatori e imprese e le vendite al dettaglio, fanno sentire il loro peso anche sulla produzione industriale, rallentando per il terzo mese consecutivo il comparto. Crolla la produzione per i beni di consumo, che scendono del -2,6% su base annua, con punte del -3,5% per quelli durevoli. Un pessimo segnale per la nostra economia che dimostra ancora una volta come bollette e prezzi rappresentino una seria minaccia per il paese, affossando tutti gli indicatori economici”.

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