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lunedì 8 Agosto 2022

La “space economy” applicata al quotidiano, il nuovo fondo Neuberger

Roma – Non solo meteo, telecomunicazioni o razzi, la ‘Space economy’ è sempre più una realtà presente in molte applicazioni e utilizzi della vita di tutti i giorni che rappresenta anche una buona opportunità di investimento in uno scenario tecnologico turbolento. Accanto ai tradizionali investimenti pubblici crescono così quelli privati nei grandi operatori e negli sviluppatori che si avvalgono della tecnologia ‘spaziale’.

Su questo, e tenendo conto anche dei criteri Esg, punta Neuberger Berman, società di gestione indipendente, non quotata e interamente controllata dai propri dipendenti, con un nuovo fondo. Come spiega in una conversazione Alberto Salato Head of Southern Europe di Neuberger Berman “la Space economy negli ultimi 20 anni – sottolinea – ha fatto passi da gigante e la tecnologia è ora molto più fruibile oltre ad aver raggiunto una riduzione dei costi molto importante nel lancio dei satelliti, una maggiore efficienza e un significativo miglioramento nella qualità dei dati”. “L’applicazione pratica della tecnologia investe ora tantissimi settori dell’economia oltre a quelli tradizionali (meteo, comparto militare): dall’agricoltura al monitoraggio delle reti, rileva. “Gli investimenti si sviluppano su tre filoni: infrastruttura, gli sviluppatori delle applicazioni che rendono fruibile la tecnologia a tutti, e l’analisi ed elaborazione dei dati”.

Per Salato “si tratta di un settore appunto in forte espansione nei prossimi anni in uno scenario non facile a causa dell’aumento dei tassi di interesse e delle turbolenze che stanno investendo il comparto tecnologico. Pensiamo che il comparto possa attrarre sempre più investimenti pubblici e privati” e aumentare la sua scala “che al momento è attorno ai 3-400 miliardi”. “Al momento – conclude – il mercato vede una maggioranza di società quotate americane ma l’Europa e l’Italia può vantare su un buon numero di aziende all’avanguardia. SI tratta di grandi operatori specializzati” e una quota crescente di sviluppatori e aziende di minori dimensioni. Su questo settore “possiamo investire anche sotto forma di private equity”.

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