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sabato 28 Maggio 2022

La ripresa del Pil slitta al 2023, e il Pnrr va aggiornato

Roma – “Il ritorno dell’Italia ai livelli pre-pandemia slitta dal secondo trimestre di quest’anno al primo del prossimo”. Lo evidenzia Confindustria nel rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria “L’economia italiana alla prova del conflitto in Ucraina” spiegando che “nei primi due trimestri l’economia italiana entrerebbe in una “recessione tecnica”, seppur di dimensioni limitate, non pienamente compensata dalla ripresa attesa nella seconda metà dell’anno. A ciò farebbe seguito una crescita di +1,6% nel 2023, grazie a un profilo del Pil interamente crescente nel corso dell’anno”.

“L’andamento del Pil italiano nel 2022 risulta molto meno favorevole di quanto precedentemente stimato: quest’anno si registrerebbe un incremento del +1,9%, con un’ampia revisione al ribasso (-2,2 punti) rispetto allo scenario delineato lo scorso ottobre, prima dei nuovi shock, quando tutti i previsori erano concordi su un +4,0%”. Lo evidenzia Confindustria nel rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria “L’economia italiana alla prova del conflitto in Ucraina” spiegando che “la variazione positiva nel 2022, peraltro, è interamente dovuta a quella già acquisita a fine 2021 (+2,3%) grazie all’ottimo rimbalzo dell’anno scorso”.

“Gli effetti della crisi a livello globale sono fortemente diseguali tra aree e settori, in base alla vicinanza al conflitto, alle dipendenze da petrolio, gas e altre commodity e, in generale, alle connessioni produttive e finanziarie con i paesi direttamente coinvolti nella guerra (Russia, Ucraina e Bielorussia). Tra le principali macroaree, l’Unione europea è quella più colpita, come segnalano il deprezzamento dell’euro e le perdite registrate nelle principali piazze finanziarie nei primi giorni del conflitto”. “L’economia italiana alla prova del conflitto in Ucraina”. Tra i settori, secondo Confindustria, “sono più coinvolti quelli energivori, come metallurgia, chimica, ceramica e vetro, e altri comparti fortemente internazionalizzati come i mezzi di trasporto (autoveicoli, aeromobili, imbarcazioni)”.

“Lo scenario globale è dominato dalle estreme tensioni e incertezze generate dall’invasione russa in Ucraina. L’impatto sull’attività economica agisce come uno shock di offerta profondo, al momento difficilmente quantificabile, perchè il quadro è in continua evoluzione”, evidenzia Confindustria. “L’economia italiana alla prova del conflitto in Ucraina” spiegando che la crisi militare “si innesta su un quadro già reso difficile dal perdurare della pandemia, delle pressioni al rialzo sui prezzi di varie commodity e dei colli di bottiglia in alcune catene di fornitura globali”.

In questo contesto, s’innesta il discorso sull’esigenza di rivedere il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Per l’ex capo economista e dg di Confindustria, Giampaolo Galli, deve rimanere in piedi ma richiede revisioni, a partire dai tempi e dalle risorse per gli investimenti, soprattutto a livello energetico, alla luce dell’impatto della guerra tra Russia e Ucraina, perchè il livello attuale dei prezzi delle materie prime rende difficile l’attuazione dei progetti. “Io ritengo che il Pnrr come tale e come manifestazione di solidarietà europea è un fatto importante e spero che rimanga in piedi, pero’ richiede delle revisioni”, sottolinea Galli in un colloquio con l’AGI, condividendo il monito lanciato dal presidente degli industriali, Carlo Bonomi, e la necessità di modificare il Piano, soprattutto per la parte energetica, per non rischiare di vedere andare in fumo tutti gli effetti positivi preventivati.

“Il Piano richiede innanzitutto delle revisioni prezzi – osserva l’economista – perché le imprese non riescono a fare gli investimenti programmati, in parte perchè mancano le materie prime ma, in parte, anche perchè i costi sono aumentati in qualche caso di venti volte, quindi non si puo’ non tener conto delle opportune clausole di revisione prezzi”. La priorità, spiega ancora Galli, “è rimettere in moto gli investimenti per sostituire il gas russo e questo significa ricerca di idrocarburi. Dobbiamo accelerare sulle energie rinnovabili, gli alti prezzi del gas e del petrolio ci inducono a farlo, ma anche nel breve periodo bisogna trovare alternative con gas, carbone e petrolio perchè altrimenti non riusciamo a liberarci dal vincolo del gas russo. Anche questa spero sia una deviazione che possa essere concordata con i partner europei”. “C’è un controllo molto stretto da parte della Commissione europea – prosegue il docente – le riforme per ora sono state sostanzialmente leggi delega, adesso bisogna fare i decreti delegati, quindi bisogna attuarle e questa è la parte piu’ difficile. La questione riguarda i tempi e i costi degli investimenti”.

La Commissione europea, ricorda Galli, “ha detto che per molti Paesi ci sono margini per attirare una maggior quantità di risorse sui Piani di resilienza nazionali ma noi siamo già al tetto, abbiamo già tirato tutto, siamo al 6,8% del Pil per quello che riguarda i prestiti, quindi non possiamo andare oltre. Però se vogliamo realizzare gli investimenti che sono previsti dobbiamo per forza rivedere i prezzi. Alcune cose anche pregevoli che erano previste, ad esempio le piste ciclabili, sono una gran bella cosa, ma forse in questo momento meglio spendere i soldi per trovare il gas, altrimenti dovremmo andare tutti in bicicletta poi”. Galli giudica infine “un’ottima notizia” l’apprezzamento espresso da Bruxelles per i progressi compiuti dall’Italia nell’attuazione delle misure e auspica di poter “rimanere su questo livello di approvazione anche tra 3-6 mesi quando il quadro macroeconomico sarà cambiato”.

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