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sabato 28 Maggio 2022

La guerra ucraina rischia di lasciarci a piedi nudi

Milano – Con la crisi scaturita dalla guerra in Ucraina in Italia “si rischia la scomparsa di filiere produttive” legate ad uno dei prodotti più amati del made in Italy, quello delle scarpe. Il grido di allarme arriva dal presidente di Assocalzaturifici, Siro Badon, intervistato dall’Adnkronos. L’Associazione, aderente a Confindustria, rappresenta le imprese che producono calzature: conta circa 600 aziende iscritte. “Anche se Russia e Ucraina – spiega – rappresentano poco più di 3% delle esportazioni italiane di calzature, il problema è che un paio di territoriali, cioè Marche e Toscana sono molte impegnate in quei territori; già soffrivano per le sanzioni del 2014 (comminate per l’annessione della Crimea da parte della Russia n.d.r.), e ora la situazione è peggiorata tenendo conto che ci sono aziende nel marchigiano che hanno più dell’80% del prodotto destinato a quei paesi”.

Del resto, Russia e Ucraina erano entrambi mercati in espansione: nonostante già pesasse il primo ‘round’ di sanzioni si era sul punto di tornare a livelli di ricavi pre-Covid. Nel 2021 erano state esportate circa 3 milioni e mezzo di paia di scarpe tra Russia e Ucraina con un fatturato totale che si aggira sui 320-330 milioni di euro. “Per moltissime aziende di quei territori – prosegue Badon – ora è come tornare al periodo della pandemia: ci sono magazzini pieni di merci, oppure merci già spedite di cui non si conosce il destino, o ancora ordini fatti che non si sa che fine faranno”. E’ inutile a giudizio del presidente delle imprese calzaturiere sottovalutare il rischio: “sento dire da alcuni politici che si possono trovare altri mercati dove esportare ma ci dovrebbero anche dire quali: la Cina è ‘chiusa’, gli Stati Uniti sono un mercato difficilissimo che presuppone la presenza di sedi oltreoceano, il nord dell’Europa soffre come soffre l’Italia, gli Emirati arabi trattano prevalentemente il prodotto di lusso”.

La richiesta degli imprenditori è che il governo intervenga e che lo faccia presto. “E’ stato firmato un protocollo da noi imprenditori calzaturieri e da quelli tessili insieme ai sindacati che abbiamo portato – spiega il presidente di Assocalzaturifici – all’attenzione del ministro Orlando; lo vorremmo incontrare per la richiesta di cassa integrazione senza costi per le aziende”. Il quadro è di “grande difficoltà e di grande preoccupazione per il futuro, e non parlo di un futuro molto lontano ma di un futuro che è dietro l’angolo che è qua, domani o dopodomani mattina” afferma il presidente dei calzaturieri italiani.

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