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domenica 22 Maggio 2022

La Borsa dopo Pasqua: cosa si aspettano i mercati

Milano – Il market mover della settimana sarà l’andamento dei titoli di Stato, da cui dipenderanno gli umori di Wall Street, delle Borse asiatiche ed europee. Sui mercati gli investitori si aspettano banche centrali sempre più aggressive. Ormai è oltre un mese che va avanti così e lo si vede dai rendimenti dei T-Bond e dei Btp a 10 anni, che questa settimana hanno chiuso sui massimi rispettivamente al 2,83% e al 2,5%. “La Fed è intenzionata ad alzare a maggio i tassi Usa di 50 punti base e i mercati si aspettano che farà lo stesso anche a giugno e probabilmente a luglio – commenta con l’Agi Vincenzo Bova, senior strategist di MPS Capitalservices -. E in Eurozona la Bce è restata sulle sue posizioni ma si vede che la sua preoccupazione maggiore è l’aumento dell’inflazione, per cui, come ha detto, chiuderà il Qe nel terzo trimestre, non si sa ancora quando, ma non sarà secondario se lo farà a luglio oppure a settembre. La fine degli acquisti a luglio significa che rialzerà i tassi a settembre, mentre se finisce a fine settembre vuol dire che farà un rialzo solo a dicembre”.

Sui mercati azionari continueranno le turbolenze, anche perchè dal’Ucraina non sono previste buone notizie. Mosca si concentrerà sulla conquista del Donbass e di negoziati di pace, di qui a maggio, non si sentirà molto parlare. “Sulla base dei livelli attuali, un rimbalzo tecnico ci può anche stare – aggiunge Bova – , resta il fatto che sono rimbalzi, come quello di marzo, che non sono rally sostenuti, destinati a durare, Tutto dipenderà dai tassi: se continueranno a salire i mercati resteranno sotto pressione”. Lagarde e Powell parleranno tutti e due giovedì, nell’ambito delle riunioni annuali di primavera del Fmi: difficilmente diranno cose importanti ma ormai basta poco per smuovere i mercati.

Se Powell dovesse accennare al fatto che dopo maggio la Fed continuarà a rialzare i tassi di mezzo punto, difficilmente i rendimenti dei Treasury scenderanno e quindi le Borse, che già sono nervose, continueranno a subire turbolenze. Per i mercati l’importante è che la Fed non diventi più ‘falco’. Se il discorso di Powell sarà una ‘fotocopia’ di quello che ha già detto, potrebbero riprendere fiato. La Federal Reserve ha già annunciato che è pronta a ridurre il suo maxi-bilancio da 9.000 miliardi di dollari fino a un ritmo di 95 miliardi al mese e ci si aspetta che di qui alla fine dell’anno farà almeno 6-7 rialzi dei tassi d’interesse, per un totale di 200-250 punti base. Resta da vedere quanti di questi rialzi saranno di un quarto di punto e quanti di mezzo punto. Invece per la Bce i mercati si aspettano 1-2 rialzi dei tassi quest’anno.

Fari puntati in settimana anche sui rendimenti Treasury Usa: l’inversione della curva dei rendimenti del 2-10 anni, che per i mercati è un importante segnale di recessione in 12-24 mesi, è stata un fenomeno temporaneo. Ora la curva ha iniziato a ‘irripidirsi’, come dicono gli esperti, e il decennale è ai massimi da 3 anni, intorno al 2,8%. Se questo trend proseguisse, sarebbe un brutto segnale per i mecati azionari. Dopo un’inversione, se il tasso del decennale torna a salire è un pericoloso segnale di recessione che si avvicina. Se nei prossimi mesi la curva del 2-10 continuerà a irripidirsi e non fletterà, significherà che i mercati pensano che la Fed farà tutti i rialzi dei tassi nel 2022 e che nei due anni seguenti e in particolare nel 2024 li taglierà, perchè dovrà far fronte a un calo della crescita e probabilmente a una recessione.

Infine, il prezzo del petrolio: questa settimana è cresciuto. Il Wti è tornato a 106 dollari al barile, nettamente sopra i 100 dollari e il Brent è oltre i 111 dollari. Da oggi tutto ruoterà intorno alla decisione dell’Unione europea di decidere il divieto di importazione del petrolio russo. La misura è allo studio degli uffici di Bruxelles e non si sa quando potrebbe essere decisa, potrebbero volerci mesi. “Se l’Ue dovesse approvare il divieto – dice Bova – penso che il prezzo potrebbe tornare sui massimi” e cioè a 130-140 dollari al barile.

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