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domenica 3 Luglio 2022

Italia-Ucraina, la guerra ha spezzato i legami commerciali

Milano – La guerra voluta da Putin ha portato alla cessazione (si spera temporanea) degli scambi commerciali dell’Italia non solo con la Russia, ma anche con la stessa Ucraina. Secondo il Ministero degli Affari Esteri, nel 2021 il valore complessivo dell’interscambio tra i due Paesi era di circa 5,4 miliardi di euro. Le merci esportate verso l’Ucraina costituivano il 39,1% del valore complessivo, assicurando un fatturato di circa 2.112 milioni di euro.

L’importazione di beni dall’Ucraina rappresentava invece il 60,9% dello scambio commerciale, per un valore di 3.286 milioni di euro. Tra i beni più richiesti da Kiev figurano i macchinari e le apparecchiature industriali (22% di tutte le merci esportate), i prodotti chimici (9,2%), gli articoli di abbigliamento (7,2%), i prodotti alimentari (7,2%) e le apparecchiature per uso domestico (5,8%). Anche tabacco (4,9%), bevande (4,4%) e autoveicoli (4%) sono merci molto apprezzate.

Come spesso accade quando si guarda alle tipologie di prodotti esportati dall’Italia, la Fondazione Hume sostiene che anche in questo caso possiamo notare una netta prevalenza dei prodotti lavorati o semi-lavorati. L’Ucraina, invece, è nota per il gran numero di acciaierie presenti sul territorio e per gli sterminati campi di grano e mais. Infatti, il 63% delle importazioni riguardano prodotti derivati dalla metallurgia mentre alimenti, bevande e prodotti agricoli costituiscono il 19,5% del totale.

Se interrompere i rapporti con la Russia è stata una scelta dolorosa ma necessaria, il legame commerciale con l’Ucraina è stato brutalmente spezzato dall’attacco russo. Questo atto di prepotenza rischia di avere pesanti ripercussioni sulla nostra economia. Per un’industria come la nostra, che fa largo impiego di metalli, l’interruzione dell’approvvigionamento della materia prima rappresenta infatti una seria minaccia alla salute del già vulnerabile settore.

Il pericolo, naturalmente, riguarda l’intero Occidente ed emerge anche da uno studio congiunto del Complexity Science Hub Vienna, Austria, e del The Growth Lab dell’Harvard University, USA. “L’economia post-sovietica dell’Ucraina è stata divisa tra due partner principali, ovvero la Russia e l’Ue. La Russia è stata tradizionalmente il principale partner commerciale dell’Ucraina e il mercato principale per i prodotti manifatturieri complessi. Tuttavia, nell’ultimo decennio, gli investimenti esteri e l’espansione delle catene di approvvigionamento dai principali paesi manifatturieri europei come la Germania, hanno letteralmente attirato l’economia ucraina in Occidente”, scrivono gli autori dello studio.

Secondo gli studiosi “il riorientamento verso ovest dell’economia ucraina potrebbe aver avuto conseguenze profonde e non intenzionali per la geografia economica dell’Ucraina, spostando opportunità da est a ovest, lontano dalle aree con grandi minoranze russe verso le aree più vicine al centro dell’Europa.” Ora però il conflitto, oltre alle conseguenze dirette economiche derivanti dalle devastazioni belliche, rischia anche di minare molti dei legami economici con l’Occidente, esponendo gli investimenti di alcuni paesi – ad esempio la Germania – a gravi contraccolpi e influendo anche sulle catene di approvvigionamento.

“La guerra in Ucraina rischia di distruggere gli investimenti che le imprese occidentali hanno fatto sia in Ucraina che in Russia. Sebbene, a livello generale, questi investimenti non siano particolarmente ingenti, espongono in modo sproporzionato alcune economie più piccole in Europa a potenziali interruzioni della catena di approvvigionamento, con perdite che si concentrano nel sud della Germania, a Parigi, nella Finlandia meridionale e nell’Italia settentrionale”, concludono gli esperti.

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