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lunedì 5 Dicembre 2022

Italia: più disoccupazione, meno crescita e inflazione. Le proiezioni Ue al 2024

Sarà un inverno difficile per l’eurozona. Anche sul fronte economico. La Commissione europea nelle sue stime d’autunno ha previsto una recessione tecnica a causa di una contrazione del Pil nel terzo trimestre di quest’anno (-0,5%) e nel primo trimestre dell’anno prossimo (-0,1%). Poi arriverà la primavera. Che sarà comunque timida: l’anno si chiuderà con un +0,3%. Nel 2024 la crescita sarà dell’1,5%. Tutto questo se lo scenario attuale non dovesse peggiorare. La sfida resta l’invasione russa dell’Ucraina con la conseguente crisi energetica, che sull’Europa pesa. Riempire gli stoccaggi di gas l’anno prossimo sarà più complicato di quanto non lo sia stato quest’anno. E se Mosca dovesse tagliare completamente il gas fornito all’Ue, la recessione nel 2024 sarà inevitabile: tra il -0,5 e -0,7% in base a quanto l’Unione sarà preparata. E l’Italia? “Non è più fanalino di coda”, ha detto venerdì scorso il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni.

Ma non è più nemmeno locomotiva della ripresa, il balzo post-Covid si è esaurito: nel quarto trimestre dell’anno in corso e nel primo trimestre del 2023 è previsto un -0,3%. La ripresa tornerà, lenta, dal secondo trimestre (+0,1%) per chiudere in linea con la media dell’eurozona, +0,3% (metà di quanto previsto dalla Nadef del Governo Meloni; in estate la Commissione aveva stimato lo 0,9%). Ma nel 2024 la crescita italiana si fermerà all’1,1% contro la media dei venti (ci sarà anche la Croazia che dal primo gennaio entra a far parte della famiglia dell’euro) dell’1,5%. Il tasso di inflazione in Italia è destinato a salire all’8,7 per cento quest’anno, per poi scendere al 6,6 per cento nel 2023 e a ridursi al 2,3 per cento nel 2024. Il tasso di disoccupazione è destinato ad aumentare, passando dall’8,3 per cento nel 2022 all’8,5 per cento nel 2024. La domanda di manodopera sta diminuendo nei settori a più alta intensità di energia settori ad alta intensità energetica, come quello manifatturiero e delle costruzioni, ma la crescita dell’occupazione è rallentata anche nel settore del commercio al dettaglio e del turismo. Il debito italiano è stimato al 144,6% del Pil per il 2022; 143,6% per il prossimo anno e 142,6 per il 2024.

Certamente Roma va meglio di Berlino: la Germania sarà in recessione nel 2023 (-0,6%) e recupererà nel 2024 (+1,4%). La Francia passerà dal 2,6 del Pil di quest’anno allo 0,4 il prossimo anno per risalire all’1,5 nel 2024. La Spagna riuscirà a non andare sotto il punto percentuale, scendendo dal 4,5% del 2022 all’1% del 2023 per poi attestarsi al 2% nel 2024. L’inflazione resta un punto dolente per i tecnici di Bruxelles. Finora tutte le previsioni si sono dimostrate sbagliate. Il picco tanto annunciato non arriva. “L’inflazione ha continuato a crescere più rapidamente del previsto, ma riteniamo che il picco sia vicino, molto probabilmente alla fine di quest’anno. Prevediamo che l’inflazione complessiva raggiungerà il 9,3% nell’Ue e l’8,5% nell’area dell’euro e decelererà solo leggermente l’anno prossimo, al 7% e al 6,1%, prima di scendere con maggiore forza nel 2024”, ha ammesso Gentiloni.

E proprio sul Recovery, insieme alla legge di bilancio, si giocherà la prossima partita tra Roma e Bruxelles. “Non è facile che vada tutto liscio” per le scadenze di dicembre del Pnrr, confessa Gentiloni. Ma, a chi gli chiede la possiblità di posticipare la scadenza per i piani fissata al 2026, risponde molto chiaramente: “Non si può fare con uno schiocco di dita. Non è una scadenza politica, è stata fissata dai regolamenti e su questi si basa tutto il piano dei prestiti comuni”. Sul bilancio italiano Gentiloni ancora non s’esprime. Ma è questione di un paio di settimane. “Credo che sia molto difficile anticipare ora decisioni di cui di non conosciamo la natura. Abbiamo avuto interlocuzioni positive con le nuove autorità di governo in Italia ma aspettiamo di vedere proposte, numeri e il piano di bilancio”, ha precisato. Il suo appello è di fare fronte uniti contro la crisi, ma per come sta andando sul fronte migranti le premesse per il nostro Paese non sembrano ottime.

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