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venerdì 7 Ottobre 2022

Italia, la crescita perde slancio: la politica monetaria da sola non basta a schivare la recessione

Milano – La maggior parte delle grandi economie continua a registrare una perdita di slancio della crescita economica, mentre ormai solo Giappone e India vedono una crescita stabile. È quanto indica l’aggiornamento mensile del superindice economico dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per il mese di agosto. Questo indicatore è stato ideato per anticipare i punti di svolta dell’attività economica rispetto al trend. Nell’ottavo mese dell’anno, il superindice che anticipa di 6-9 mesi le tendenze economiche future, si è attestato a quota 98,9 punti per l’intera area Ocse dai 99,1 di luglio. Scende anche l’indicatore dell’Eurozona a 98,6 punti dai 98,9 precedenti. Tra i Paesi membri dell’UE, in Francia l’indicatore diminuisce a 98 da 98,1 punti, mentre in Germania cala a 98,5 da 98,9.

In Italia, il leading indicator diminuisce a 98,2 da 98,4 punti. Tra le grandi economie dell’OCSE, il Composite Leading Indicator (CLI) continua a prevedere una perdita di slancio di crescita in Canada, Regno Unito e Stati Uniti, nonché nell’area euro nel suo insieme, comprese Francia, Germania e Italia. Continua ad essere prevista una crescita stabile in Giappone. Tra le principali economie dei mercati emergenti, il CLI per la Cina (settore industriale) indica ora una perdita di slancio della crescita. In India, il CLI continua a indicare una crescita stabile mentre in Brasile segnala una crescita che perde slancio. In questo scenario il presidente Abi, Antonio Patuelli, in un suo intervento su Quotidiano Nazionale sostiene che “l’economia ora deve superare le insidie fra Scilla (l’inflazione) e Cariddi (i rischi di recessione).

Dopo anni di (non conclusa) pandemia, la crisi energetica, acuita dal conflitto russo-ucraino, incide profondamente sui fattori produttivi, sulla competitività delle imprese, sull’occupazione e sulle famiglie. Occorre – afferma – che le autorità europee e nazionali adottino provvedimenti di nuova emergenza per alleggerire i fattori produttivi che gravano sulle imprese, innanzitutto i costi energetici, e sostenere le famiglie, predisponendo anche un ulteriore grande piano europeo di investimenti, che affianchi il Pnrr, per favorire lo sviluppo di fonti energetiche, innanzitutto rinnovabili ed ecologiche, che evitino la dipendenza e riducano i rischi di elevata speculazione in mercati energetici che vanno meglio regolati e garantiti”.

“Le sole misure di politica monetaria – continua – non possono, infatti, essere sufficienti a combattere l’inflazione ed evitare la ricaduta in recessione. Le politiche monetarie tendono a raffreddare l’inflazione, ma non possono fare tutto, rischiando (quando vengono aumentati i tassi) di produrre ‘strette monetarie’ che fanno crescere i costi dei prestiti per imprese e famiglie, quando non già legati a tassi fissi”. Patuelli osserva infine che “i prestiti delle banche a imprese e famiglie continuano ad aumentare in Italia, complessivamente di circa il 4 per cento a fine luglio; le banche fanno ogni sforzo anche per valutare la sostenibilità e l’incidenza dei costi dell’energia, mentre continuano a contrastare il deterioramento del credito che rischia di incrementarsi rapidamente se i fattori produttivi non verranno affrontati con decisa tempestività dalla Ue e dalla Repubblica Italiana”.

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