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lunedì 30 Gennaio 2023

Italia-EAU, Uk-Arabia Saudita, Germania-Iraq e Iran: gli affari dell’Occidente col mondo arabo

Milano – Il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli è stato nel weekend scorso ad Abu Dhabi per guidare la delegazione italiana alla tredicesima assemblea dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), insieme all’Ambasciatore d’Italia ad Abu Dhabi, Lorenzo Fanara. La due giorni in corso nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, sede dell’agenzia presieduta dall’italiano Francesco La Camera, ha riunito capi di Stato, ministri e decisori internazionali per fare il punto sui progressi raggiunti nella strada della decarbonizzazione e tracciare un programma globale per accelerare la transizione energetica. Tema a cui hanno partecipato oltre 1.500 personalità di alto livello, “Transizioni energetiche mondiali – The Global Stocktake”.

I riflettori si accendono infatti sull’Assemblea in un anno particolarmente importante per gli Emirati, che dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 ospiteranno la COP28 a Expo City di Dubai. Se non sarà la prima del mondo arabo, dopo la COP27 che si è svolta lo scorso anno in Egitto, sarà certamente occasione per un primo Bilancio Globale (Global Stocktake – GST) delle emissioni di gas serra dagli Accordi di Parigi del 2015. Parlando con l’AGI, Silli ha affrontato in primo luogo il ruolo delle aziende italiane nel contribuire all’abbattimento delle emissioni negli Emirati, paese del Golfo in cui l’Italia è presente con numerosi tra i campioni nazionali.

“L’Italia ha uno storico e solido partenariato energetico con gli Emirati Arabi Uniti”, dice Silli. “Moltissime aziende italiane, grandi e piccole, contribuiscono da tempo allo sviluppo del settore energetico degli Emirati, in particolare per quanto riguarda l’abbattimento delle emissioni e la decarbonizzazione. Eni è protagonista nel settore energetico emiratino con importanti investimenti. Maire Tecnimont ha da poco inaugurato un importante impianto di rigenerazione di polimeri, rafforzando l’economia circolare nel Paese. E tante altre società italiane esportano tecnologia di avanguardia nel mercato emiratino, il primo della regione MENA per il nostro export.”

Gli Emirati hanno annunciato un approccio molto pragmatico rispetto al tema degli obiettivi stabiliti dagli Accordi di Parigi. “La COP28 di Dubai sarà un momento importante per fare il bilancio sui progressi realizzati nel campo della transizione energetica e per imprimere nuovo slancio alla cooperazione multilaterale sul clima. Gli Emirati hanno annunciato obiettivi ambiziosi e hanno già dimostrato grande capacità nell’organizzare con successo eventi importanti, da ultimo con Expo Dubai. Siamo pronti a fare la nostra parte e collaborare per assicurare il pieno successo della COP.”

“Il coinvolgimento di donne e giovani – ha proseguito – è fondamentale per il successo delle politiche di transizione energetica. La nomina da parte della presidenza emiratina della COP della Ministra di Stato Shamma Al Mazrui come “Youth Champion” per favorire la partecipazione dei giovani alla Conferenza è un importante e positivo segnale. Il coinvolgimento dei giovani è per l’Italia una priorità, che stiamo portando avanti con l’iniziativa Youth4Climate. Si tratta di una rete globale di giovani leader impegnati proprio sul tema della transizione energetica. Proprio l’Italia con la co-presidenza della COP26 ha reso per la prima volta i giovani parte integrante dei negoziati. Gli Emirati Arabi Uniti sono come noi precursori nel dare ai giovani un ruolo principale: continueremo a collaborare con loro in vista della conferenza di Dubai”.

Non è finita dal mondo arabo. Il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita Abdulaziz bin Salman ha ricevuto nei giorni scorsi il ministro per gli Affari, l’Energia e l’Attività d’impresa britannico Grant Shapps per discutere delle prospettive di cooperazione bilaterale nel settore energetico. I due ministri hanno parlato delle possibilità di cooperare nel campo dell’idrogeno verde; nello sviluppo di tecnologie per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio del carbonio; nello scambio di competenze ed esperienze e nello sviluppo della normative per il settore. I due ministri hanno anche discusso del rafforzamento della cooperazione nei settori dell’energia rinnovabile, dell’industria petrolchimica, delle centrali elettriche e della localizzazione dei componenti del settore energetico.

È necessaria un’azione collettiva immediata per combattere il cambiamento climatico e raggiungere zero emissioni nette di CO2, hanno dichiarato durante la conferenza dedicata al settore minerario a Riad, evidenziando la necessità di accelerare la transizione energetica “grazie ad un’azione collettiva e immediata”. Il ministro saudita ha evidenziato il ruolo svolto dal Regno per lo sviluppo di catene di valore nel settore minerario in Africa e in Asia. “L’Arabia Saudita continua a sviluppare le sue catene del valore per oro, fosfati e alluminio e ha compiuto passi significativi per sviluppare un ambiente normativo per le auto elettriche”, ha aggiunto Alkhorayef.

L’Iraq, infine, intende rafforzare il commercio con la Germania e portarlo “a un livello che renda giustizia alle relazioni” tra i due Paesi. È quanto afferma il primo ministro iracheno, Mohammad Shia al Sudani, in un contributo per il quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Secondo il primo ministro di Baghdad, che è stato di recente a Berlino per incontrare il cancelliere Olaf Scholz, “costruire un’economia forte offre ai giovani iracheni la possibilità di investire nel futuro nella loro patria invece di cercare la salvezza nella migrazione”. In questo modo, si possono inoltre “creare condizioni che incoraggino le persone a tornare” in Iraq. “Questo è molto importante per noi, nessun governo può costringere gli emigranti a tornare”, osserva Al Sudani.

Ma la Germania stringe accordi e fa affari anche col vituperato Iran. Le esportazioni tedesche verso il paese degli ayatollah sono aumentate tra gennaio e novembre del 2022 del 12,7 per cento su base annua a circa 1,5 miliardi di euro. Come riferito dall’Ufficio federale di statistica (Stba), il risultato supera di 1,4 miliardi di euro quello dell’intero 2021. Poco prima della fine dello scorso anno, la Camera dell’industria e del commercio tedesco-iraniana aveva comunicato che “la Germania è ancora il partner commerciale più importante dell’Iran in Europa”.

Al riguardo, il quotidiano “Handelsblatt” nota come l’incremento dell’export tedesco si sia verificato nonostante le sanzioni di cui la Repubblica islamica è oggetto, in particolare a seguito della repressione delle proteste in corso nel Paese. Il dato è stato severamente criticato dall’Unione cristiano-democratica (Cdu) e dall’Unione cristiano-sociale (Csu), i principali partiti di opposizione al Bundestag. Deputato della Cdu al parlamento federale, Juergen Hardt ha affermato che “le possibilità ancora esistenti per il commercio tra l’Iran e l’Ue contrastano gli interessi strategici europei in considerazione dello stretto collegamento delle Guardie rivoluzionarie islamica e del regime” di Teheran con l’economia del Paese.

Hardt ha aggiunto che una separazione tra la libera impresa in Iran e le attività economiche del “regime” semplicemente non è possibile da una prospettiva esterna. Pertanto, è necessario esaminare con precisione quali parti del commercio di beni e servizi con l’Iran sono effettivamente rilevanti per l’Occidente. “Le relazioni economiche sono sempre servite solo al regime iraniano come pretesto, mai all’Occidente come leva strategica e questo deve cambiare”, ha infine dichiarato il deputato della Cdu.

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