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lunedì, Ottobre 25, 2021

Istat, a maggio 2021 il fatturato dell’industria cresce del 40,2% su base annua

A maggio si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, diminuisca dell’1,0%, in termini congiunturali.

Il calo sarebbe determinato dall’andamento del mercato interno (-1,9%) mentre si rileva un moderato incremento su quello estero (+0,7%). Nella media del trimestre marzo-maggio l’indice complessivo è cresciuto del 4,7% rispetto al trimestre precedente.

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a maggio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale per l’energia (+5,6%), i beni di consumo (+1,0%) e i beni intermedi (+0,8%). I beni strumentali registrano invece una marcata flessione rispetto al mese precedente (-6,2%).

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di maggio 2020), il fatturato totale aumenta in termini tendenziali del 40,2% (+41,0% sul mercato interno e +38,6% su quello estero).

I principali raggruppamenti di industrie registrano marcati incrementi tendenziali per tutti i settori: +77,2% l’energia, +49,6% i beni strumentali, +42,0% i beni intermedi e +24,8% i beni di consumo.

Con riferimento al comparto manufatturiero, si evidenziano aumenti tendenziali per tutti i settori di attività economica.

Per quanto riguarda l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni a maggio 2021 l’Istat ha stimato che potrebbe diminuire del 3,6% rispetto ad aprile.

Nella media del trimestre marzo – maggio 2021 la produzione nelle costruzioni aumenta del 7,8% rispetto al trimestre precedente.

Su base tendenziale l’indice grezzo della produzione nelle costruzioni aumenta del 37,3%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di maggio 2020) registra una crescita del 32,6%.

Nella media dei primi cinque mesi del 2021, l’indice grezzo mostra un incremento del 46,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce del 45,4%.

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