8.8 C
Milano
sabato 26 Novembre 2022

Investimenti, l’83% dei manager non prevede di ridurre i volumi delle operazioni nel prossimo anno

Milano – Il settore infrastrutturale italiano è considerato un mercato chiave nell’UE dagli investitori istituzionali, che si aspettano un aumento della competizione nelle operazioni di M&A nei prossimi 12 mesi e, nonostante il conflitto in Ucraina e le relative conseguenze, non prevedono una riduzione dei volumi. È quanto emerge dalla terza edizione dell’EY Infrastructure Barometer, il sondaggio annuale realizzato tra dirigenti di grandi aziende, istituti finanziari e società di private equity del settore infrastrutturale di tutto il mondo, con l’obiettivo di valutare lo stato e la fiducia degli investimenti nel settore delle infrastrutture in Italia, anche alla luce degli importanti avvenimenti che recentemente hanno ridisegnato lo scenario politico ed economico globale. “La nuova edizione dell’EY Infrastructure Barometer – commenta Marco Daviddi, EY Europe West Markets Leader for Strategy and Transactions – ci restituisce un quadro che guarda al futuro con fiducia e sottolinea come sia particolarmente rilevante e significativa l’attenzione degli investitori domestici e internazionali verso le diverse asset class infrastrutturali italiane. La sfida attuale è quella di superare i tradizionali freni amministrativi e burocratici che limitano lo sviluppo green field; in questa ottica il PNRR può imprimere una concreta accelerazione al settore, anche grazie al programma di riforme ipotizzato”.

Negli ultimi dodici mesi il 76% del campione ha investito o concesso finanziamenti nel settore infrastrutturale italiano e il 53% degli investitori ha aumentato la propria esposizione al settore dell’energia (+22% rispetto al 2021); a seguire trasporti (18%) e infrastrutture sociali (15%). Tra le asset class risultate più attraenti energie rinnovabili, data centres, fibra, ospedali ed efficienza energetica. Tra i settori meno preferiti sono inclusi invece aree di mercato con limitate opportunità nel mercato italiano, tra le quali: traghetti, settore del gas, torri di trasmissione, ciclo idrico integrato e carceri ed edifici pubblici. “Nonostante il volume di attività M&A nel settore dei trasporti abbia subito un brusco rallentamento nel corso degli ultimi 24 mesi a causa della pandemia, – sottolinea Andrea Scialpi, Transaction Diligence leader di EY in Italia – il normalizzarsi del contesto pandemico, la ripresa del traffico e i fondi del PNRR dedicati al settore forniranno un impulso importante ad alcuni segmenti dello stesso, come ad esempio al trasporto ferroviario passeggeri e merci sul quale ci attendiamo un interesse crescente nei prossimi 12 mesi, anche con riferimento alla parte più bassa della catena del valore”.

“I risultati dell’ultima edizione dell’EY Infrastructure Barometer – commenta Daniele Ruggeri, Infrastructure leader di EY in Italia – mostrano un chiaro trend di espansione del campo d’azione degli investitori istituzionali; se il settore dell’energia e delle telecomunicazioni sono stati i settori trainanti nel periodo Covid e in quello immediatamente successivo in funzione delle protezioni che garantiscono sui rendimenti, stiamo assistendo a un crescente interesse per settori caratterizzati da una maggiore esposizione al rischio ma con solide prospettive di lungo termine come ad esempio economia circolare, biometano e servizi alle infrastrutture”. La qualità delle infrastrutture italiane viene considerata in linea con la media UE: ciò vale particolarmente per il settore dell’energia, giudicato qualitativamente in linea con l’UE dal 57% degli intervistati, e lodato da un buon 26% del campione che lo considera migliore rispetto alla media europea. Più freddo invece il giudizio sulla qualità delle infrastrutture di trasporto (il 38% degli intervistati sostiene infatti che la qualità di questo tipo di infrastrutture sia inferiore rispetto al resto d’Europa) e sulle infrastrutture sociali (con il 43% del campione che le ritiene in linea con la media UE e il 38% che lo giudica inferiore).

L’attività di M&A nel settore delle infrastrutture in Italia è prevista in crescita nei prossimi 12 mesi: il 56% degli intervistati ritiene che il numero di deal che concluderà nei prossimi 12 mesi aumenterà rispetto ai precedenti e ben il 73% degli investitori si attende un aumento della competizione nello stesso periodo di tempo. Nell’attività M&A ad attrarre l’attenzione degli investitori sono soprattutto le infrastrutture energetiche, con il 35% degli intervistati che prevede di indirizzare le proprie risorse in questo ambito nei prossimi 12 mesi. Seguono il settore dei trasporti (18%), delle infrastrutture sociali (17%) e TMT (10%). Per quanto attiene al conflitto in Ucraina, gli investitori non rilevano ad oggi alcun impatto rilevante sulla loro attività di investimento. Il 65% degli intervistati non si aspetta un calo significativo dei ricavi o della redditività nei prossimi 12 mesi e il 32% ritiene che non influenzerà la propria strategia di investimento.

Tra le ragioni principali che spingono a investire nel sistema infrastrutturale italiano troviamo le dimensioni dell’economia italiana (42%), le opportunità presenti per colmare il gap infrastrutturale (40%), i solidi fondamentali (35%), i rendimenti più elevati rispetto agli altri Paesi dell’UE (31%) e la concorrenza limitata (21%). Permangono tuttavia alcuni vincoli esterni che finiscono per limitare il potenziale del settore: dai vincoli burocratici (65%) all’incertezza politica e normativa (63%), passando per il rischio di contenzioso (29%). Secondo il 64% degli intervistati gli investimenti in infrastrutture italiane hanno generato performance in linea con la media del proprio portafoglio, se non superiori (secondo un 29% del campione). Gli investitori sono molto ottimisti nei confronti del loro portafoglio di investimenti alimentato da fattori catalizzatori come la crescita esterna (38%) e organica (31%), sebbene rimangano cauti sulla ripresa economica (20%) e l’incertezza normativa (38%).

Gli investitori stanno aumentando la loro esposizione verso gli investimenti core plus e value add per aumentare i rendimenti: il 42% del campione afferma di destinare più del 30% del proprio portafoglio a questo ambito. Le classi di asset preferite sono i servizi infrastrutturali (32%) e l’economia circolare (32%). Prospettive meno rosee per gli investimenti in attività greenfield: il 55% degli intervistati dichiara di riservare meno del 10% dei propri investimenti totali a questo ambito e la maggior parte degli intervistati (il 58%) afferma di non aver intrapreso alcun investimento greenfield nel Bel Paese. Tuttavia, il 63% del campione prevede un aumento del numero di iniziative greenfield nei prossimi 12 mesi, in previsione di un elevato livello di investimenti soprattutto grazie al piano di recovery fund.

Tra i criteri prevalenti degli investitori, per far fronte alle incertezze dell’ultimo anno, figurano quelli ESG (Environmental, Social, and Governance). Il 59% degli intervistati afferma di aver tenuto in considerazione aziende con alto rating ESG, inoltre il 29% si è servito di criteri di screening negativi per evitare di investire in società non conformi ai requisiti di sostenibilità. Soltanto il 12% ha scelto di non considerare questi parametri nel processo di investimento. Per quanto riguarda la tecnologia, si prevede che l’intelligenza artificiale (29%) e le applicazioni legate al cloud (21%) porteranno i maggiori benefici al settore delle infrastrutture, in particolare nei segmenti dell’energia (38%) e della logistica (23%). La tecnologia è già considerata una classe di asset rilevante (per il 55% degli intervistati gli investimenti in tecnologia fanno parte della strategia di investimento), ma solo il 33% degli intervistati prevede che gli investimenti in tecnologie diventeranno una delle principali aree di investimento nei prossimi 3-5 anni.

Latest News