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sabato 28 Maggio 2022

Intesa Sanpaolo: oro ai livelli pre Covid, pronto alla guerra Intesa

Milano – Sanpaolo ha realizzato con Il Club degli Orafi, associazione che riunisce le più importanti aziende dell’industria orafa italiana, la prima inchiesta sui risultati quantitativi del settore per evidenziare le attese, le principali difficoltà e le tendenze in termini di scelte strategiche delle imprese attive sia nella produzione, sia nella distribuzione. Dall’inchiesta, pubblicata oggi, è emerso che grazie al rimbalzo del 2021 il settore ha recuperato i livelli pre-Covid e si prepara ad affrontare con buona reattività le sfide della guerra in Ucraina. Gli intervistati hanno confermato gli ottimi risultati del 2021: quasi il 60 per cento non ha subìto cali del fatturato nel 2020 o li ha già completamente recuperati nel 2021.

L’indice di fatturato Istat mostra una crescita dell’oreficeria e bigiotteria di oltre il 50 per cento nel 2021, che porta i livelli del 17 per cento al di sopra di quelli del 2019, un dato nettamente superiore alla media manifatturiera (+9 per cento) e soprattutto agli altri comparti della moda, cha ancora soffrono di un gap nei confronti del pre-pandemia. Cruciale per il recupero del settore la straordinaria competitività sui mercati internazionali, con le esportazioni che hanno toccato il record storico di 8,5 miliardi di euro per oreficeria e bigiotteria e di 7,5 miliardi per i soli gioielli in oro, grazie agli ottimi risultati conseguiti su tutti i mercati, in particolare gli Stati Uniti che rafforzano il proprio ruolo di primo sbocco.

Dopo l’avvio della guerra in Ucraina, circa il 78 per cento degli intervistati evidenzia un impatto negativo che potrebbe tradursi principalmente nell’incremento dei prezzi delle materie prime. In uno scenario che rimarrà denso di tensioni anche nel medio termine, il prezzo dell’oro è atteso rimanere su livelli elevati, sopra i 1900 dollari l’oncia anche nel prossimo biennio. Nel 2021 le esportazioni italiane di gioielli verso Russia e Ucraina sono state pari a 36 milioni di euro (25 milioni verso la Russia e 11 verso l’Ucraina) rispetto al totale delle esportazioni italiane presentano un peso dello 0,5 per cento. Nel ranking del 2021 la Russia rappresenta il 33mo paese e l’Ucraina il 44mo.

Significativa la capacità di reazione: 30 per cento delle imprese dichiara di stare pensando a modifiche organizzative in seguito al conflitto, in particolare attraverso una revisione dei canali di approvvigionamento ma anche dei listini e dei canali di vendita. La reattività delle imprese è basata su una elevata propensione all’investimento: il 60 per cento dichiara di aver aumentato i propri investimenti nell’ultimo biennio, nonostante la pandemia, con una particolare attenzione nei confronti della formazione e del capitale umano, che ha ricevuto il massimo dei punteggi in termini di priorità ed è stato indicato solo dal 5 per cento del campione come “non rilevante”. Seguono la digitalizzazione della fase produttiva, la ricerca e sviluppo e la valorizzazione del marchio.

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