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giovedì 30 Giugno 2022

Il salario minimo spacca la politica italiana, verso l’accordo Ue

Trento – S’infiamma in Italia il dibattito sul salario minimo, mentre l’Ue stringe sulla direttiva e arriverà a un accordo politico probabilmente nella notte tra oggi e domani. “Il salario minimo per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazione industriali”, taglia corto il ministro per la Pubblica amministrazione ed esponente di Forza Italia, Renato Brunetta, dal palco del Festival dell’Economia di Trento. “Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca e valorizziamo le nostre relazioni industriali – insiste – il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività”. Di ben altra opinione il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che partecipando all’altro Festival dell’economia, quello di Torino, qualche ora dopo risponde indirettamente al ministro: “Se ben studiato è una buona cosa, ci sono vari effetti positivi. Il rischio è se il livello è eccessivo. Non bisogna legare al salario minimo automatismi che possono costare”.

Spiega il numero uno di Palazzo Koch: “Diversi studi statunitensi dicono che il salario minimo in certe condizioni è favorevole all’occupazione. In Francia ad esempio è stato introdotto di recente. Il rischio sta nel livello, perché se è eccessivo può portare a non occupare persone che potrebbero invece voler lavorare al di sotto di quel livello e che hanno una produttività sostanzialmente in grado di non arrivare a quel livello lì, ma credo non sia una cosa così importante. Quello che è importante è non legare al salario minimo automatismi che poi ci possono costare, per esempio un salario minimo che ha piena indicizzazione ai prezzi al consumo se diventa il modello di riferimento per tutti i salari, tutte le contrattazioni, incorpora direttamente quel meccanismo automatico”.

A difendere a spada tratta la misura, la viceministra dell’Economia ed esponente del Movimento 5 stelle, Laura Castelli, che incalza: “Il salario minimo è un percorso obbligato per chi decide di stare in un’Europa che si dà paletti sociali ed etici. È indispensabile e non può aspettare”. E osserva: “Ci vogliono risorse ma non sarà difficile trovarle”. Favorevole anche Enrico Letta, che pone il tema in cima all’agenda del Pd: “Noi vogliamo abolire stage e tirocini gratuiti e vogliamo rivedere le tipologie di lavoro che purtroppo tengono alto il tasso di precarietà – afferma a margine dell’inaugurazione della nuova sede Pd Abruzzo – inoltre la questione salariale è fondamentale, c’è l’impegno ad arrivare al salario minimo, come fanno in Germania e come fanno in Australia”, dov’è fissato un minimo per legge.

Per il segretario nazionale di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, “Brunetta che se la prende con il salario minimo in nome della difesa del sindacato fa ridere. E’ arrivato il momento di introdurre una norma che insieme tuteli il ruolo fondamentale della contrattazione collettiva e del sindacato – dice – ma che garantisca anche un livello di dignità ai salari e alle retribuzioni, che troppo spesso sono scandalosamente basse”. Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato FI Elio Vito: “Brunetta sbaglia – scrive su Twitter – in Italia, dove ci sono salari bassi e un’alta percentuale di lavoratori poveri, il salario minimo serve, è una misura giusta e necessaria, che riduce le diseguaglianze e dà dignità al lavoro. E va previsto per legge, perché è un diritto non una concessione”. E il leader di Azione, Carlo Calenda, guarda anche oltre: “Il salario minimo è fondamentale per coprire i lavori che non hanno contratti nazionali di riferimento ma non basta perché i giovani hanno degli stipendi mediamente inferiori del 30% alla media nazionale, per questo chiediamo di concentrare il taglio del cuneo fiscale e contributivo sulla fascia fino ai 30 anni: costa 5 mld di euro”.

Da notare che l’Italia è l’unico Paese Ocse a non avere un salario minimo e in cui le retribuzioni sono diminuite negli ultimi trenta anni complice la stagnazione del Pil e produttività: il nostro Paese ha segnato un -2,9% a discapito di nazioni come la Spagna dove sono aumentate del 6,2%, l’Olanda con un +15,5%, la Francia dove gli stipendi sono aumentati del 31,1% e soprattutto della Germania che segna un +33,7%. Questa la politica italiana. Intanto stasera si riuniranno a Strasburgo i rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio nel trilogo per arrivare all’approvazione finale della direttiva sul salario minimo proposta dalla Commissione europea nel 2020 e già approvata in prima lettura dall’Europarlamento e dal Consiglio. È stata già calendarizzata una conferenza stampa per martedì mattina a Strasburgo in previsione dell’atteso accordo. La proposta del Parlamento europeo (approvata il 25 novembre 2021 con 443 voti a favore, 192 contro e 58 astensioni) mira a stabilire dei requisiti di base per garantire un reddito che permetta un livello di vita dignitoso per i lavoratori e le loro famiglie. I deputati propongono due possibilità per raggiungere l’obbiettivo: un salario minimo legale (il livello salariale più basso consentito dalla legge) o la contrattazione collettiva fra i lavoratori e i loro datori di lavoro.

Inoltre, il Parlamento vuole rafforzare ed estendere la copertura della contrattazione collettiva obbligando i Paesi Ue con meno dell’80% dei lavoratori coperti da questi accordi a prendere misure efficaci per promuovere questo strumento. Il Consiglio aveva invece approvato la sua proposta di negoziazione il 6 dicembre scorso e punta in particolare sulla promozione della contrattazione collettiva. “Tendenzialmente, nei Paesi caratterizzati da un’elevata copertura della contrattazione collettiva la percentuale di lavoratori a basso salario è minore e le retribuzioni minime sono più elevate rispetto ai Paesi in cui tale copertura è più bassa. Per questo motivo i ministri hanno convenuto che i Paesi dovrebbero promuovere il rafforzamento della capacità delle parti sociali di partecipare alla contrattazione collettiva. Qualora la loro copertura della contrattazione collettiva sia inferiore al 70%, dovrebbero anche definire un piano d’azione per promuoverla”, affermano i ministri nella loro proposta.

Tuttavia, “al fine di promuovere l’adeguatezza dei salari minimi legali e garantire quindi condizioni di vita e di lavoro dignitose, gli Stati membri in cui sono previsti tali salari minimi legali hanno il compito di introdurre un quadro procedurale per fissarli e aggiornarli secondo una serie di criteri chiari e stabili. I salari minimi legali – si legge – saranno aggiornati con regolarità e tempestività. Il loro importo può inoltre essere adeguato mediante meccanismi di indicizzazione automatica”. I ministri hanno inoltre convenuto una serie di misure per migliorare l’accesso effettivo alla tutela garantita dal salario minimo per i lavoratori che vi hanno diritto: controlli e ispezioni adeguati, informazioni facilmente accessibili sulla tutela garantita dal salario minimo, un richiamo alle norme vigenti in materia di appalti pubblici, il diritto di ricorso e sanzioni per i datori di lavoro inadempienti.

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