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venerdì 7 Ottobre 2022

Il mercato del lavoro di domani, tra salario minimo e riforma delle pensioni

Roma – “Il complessivo quadro di tenuta del sistema del welfare è anche il risultato dello sforzo che, come Paese, abbiamo profuso nell’affrontare la crisi legata all’emergenza sanitaria. Purtroppo, la guerra in Ucraina e i processi di transizione in atto nell’economia non ci consentono di stare tranquilli e il tema del contenimento e del contrasto alle diseguaglianze e ai rischi di esclusione sociale sono sempre più centrali”. Lo ha detto il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, intervenendo alla presentazione del rapporto annuale dell’Inps, sottolineando che “quella del PNRR attraverso il Next Generation EU è stata una risposta importante dell’Europa a un problema comune ed è un paradigma da non abbandonare anzi da consolidare, soprattutto in questa fase. In questo quadro emergenziale che ci accompagna da oltre due anni, all’Inps oltre ai suoi tradizionali compiti è stata affidata la responsabilità di soggetto attuatore delle misure di sostegno varate dal Governo”.

“Dopo l’approvazione della direttiva sul salario minimo in Europa penso che vi siano le condizioni per una intesa con le parti sociali per arrivare ad un punto di caduta positivo che tenga conto della peculiarità italiana, facendo derivare il salario minimo, comparto per comparto, dai contratti comparativamente maggiormente rappresentativi e nello specifico dal Tec”. Sulle pensioni “è partita una fase di confronto con le parti sociali. A fine anno, con la scadenza di misure come Opzione donna e l’Ape sociale, si renderà necessario procedere al loro rinnovo perchè hanno ottenuto buoni risultati”. Ma “dovremo anche ampliare e dare criteri di strutturalità alla platea dei lavori gravosi, per l’accesso a meccanismi di anticipo rispetto all’attuale quadro normativo”, ha detto il Ministro precisando che “rimane aperto il cantiere per il superamento delle misure temporanee di flessibilità in uscita (le varie quote 100, 102, ecc.) e per la definizione di una misura generalizzata e strutturale di flessibilità “a regime”. Quest’ultimo fronte “interseca anche il tema della riduzione dell’orario di lavoro e della possibilità di un accompagnamento all’uscita dal mercato del lavoro che, senza anticipare l’età della quiescenza, possa operare invece sul versante della diminuzione delle ore come strumento di flessibilità e anche di ricambio generazionale”.

“Vi è anche il tema – ha aggiunto – della previdenza integrativa, il cui sistema dovrà in qualche misura essere ridefinito tenendo conto dell’attuale situazione sociale di instabilità dell’occupazione e di un livello salariale basso, anche attraverso il rilancio di un periodo di silenzio/assenso per l’adesione ai fondi”. Orlando ha voluto anche sottolineare come il tema della coesione resti “centrale”. “Il nostro – ha detto – è un Paese che ha bisogno di ricomporre le diverse fratture che lo attraversano, a partire da quella tra garantiti e non garantiti, dove la garanzia non viene piu’ da norme di legge, ma viene dalla occupabilità individuale che è sinonimo di qualificazione. Per questo nel PNRR il Governo ha puntato molto sull’innalzamento dei livelli di qualificazione professionale e di competenze, prima fra tutte la competenza digitale. Ma non solo. Si investe per l’aumento della scolarità, in particolare nella formazione post-secondaria, senza trascurare i giovani che ancora si perdono nel percorso di formazione secondaria”.

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