16.9 C
Milano
sabato 1 Ottobre 2022

Il lusso non conosce crisi neanche negli smartphone, ma le vendite sono drogate dall’obsolescenza programmata

Milano – Tra aprile e giugno 2022, le vendite globali di smartphone sono calate del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I dati, di Canalys Research, certificano una crisi che non può essere ridotta a un semplice inciampo. È evidente come le difficoltà vadano ben oltre il singolo periodo: siamo al secondo trimestre consecutivo in calo e al settimo in rosso negli ultimi dieci. Tradotto: c’è qualcosa che non va da inizio 2020. Osservando le quote di mercato, Samsung si conferma primo produttore, con il 21% delle vendite mondiali. Apple segue con il 17%, tallonata da Xiaomi (14%). Più distanti Oppo (10%) e Vivo (9%). Colpisce, in questa classifica, l’assenza di Huawei: tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, il produttore diventato ecosistema era arrivato a superare Apple. Oggi è fuori dalla top cinque. In Italia, come in molti altri Paesi occidentali, la distanza tra Samsung e la Mela si assottiglia (30,7% contro 29,3), mentre si allarga quella con i marchi cinesi.

Xiaomi vale il 15,5% delle vendite, Huawei resiste al 10,4%, seguito da Oppo, con il 5%. Gli analisti indicano all’unanimità i motivi del rallentamento: incertezza geopolitica, crisi economica, l’inflazione che riduce il potere d’acquisto, la volatilità dei cambi. A giudicare da questi fattori, sembra emergere una forte esigenza di risparmiare. È vero solo in parte: i dispositivi di alta gamma, infatti, reggono. A pagare sono quelli di fascia media. Per passare la buriana con meno danni possibile – ha sottolineato Canalys Research – i produttori “hanno dovuto rivedere le proprie tattiche”, alla luce di “previsioni più caute”. In particolare, stanno “ricalibrando” il proprio portfolio prodotti, limitando lanci e produzione di dispositivi medi, compressi tra due forze opposte: da una parte la tenuta del segmento premium; dall’altra le difficoltà economiche che spingono verso l’acquisto di smartphone di fascia inferiore. In sostanza, quindi, inflazione e stagnazione non portano tanto al risparmio ma alla polarizzazione del mercato.

Secondo Idc, le vendite di Samsung nel secondo trimestre sono aumentate del 5,6%. Quelle di Apple sono rimaste in linea con lo stesso periodo dello scorso anno, testimoniando la solidità dell’iPhone 13 alla vigilia del lancio del suo successore. Certo, nessuna performance mostruosa. Ma considerando i blocchi in Russia e le difficoltà produttive, meglio galleggiare che affondare. È chiaro, quindi, che le zavorre del mercato siano altre: i marchi cinesi. Xiaomi, Vivo e Oppo hanno visto evaporare quasi un quarto delle vendite. Se in Europa sembra pesare il rallentamento economico e il conflitto in Ucraina, in Cina Counterpoint Research ha sottolineato l’emergere di cambiamenti strutturali. Il mercato si sta saturando ed è quindi fisiologicamente destinato ad assumere ritmi di crescita più blandi. Il ciclo di vita di uno smartphone si sta allungando (secondo un dirigente di Vivo intervistato da Nikkei è addirittura raddoppiato, da 16-18 a 36 mesi).

E c’è, infine, uno slittamento verso acquisti più cari: nel segmento premium (oltre i mille dollari), le vendite di Apple in Cina sono aumentate del 147% e quelle di Samsung del 133%. Una miscela che sta penalizzando soprattutto i brand locali, innescando un domino che va ben oltre le casse dei produttori. Gli equilibri mutati nelle vendite di smartphone hanno infatti ricadute (economiche ma anche geopolitiche) lungo tutta la filiera della componentistica. Se il panorama cinese è tra i più movimentati, le difficoltà degli smartphone non si fermano a Pechino. E le ombre sono destinate ad allungarsi al resto del 2022. Strategy Analytics stima che – a fine anno – le vendite si contrarranno del 7-8%, rallentate dagli stessi fattori che hanno condizionato i mesi scorsi. I “venti contrari” si faranno sentire anche “nella prima metà dell’anno prossimo”, per attenuarsi solo nel secondo semestre 2023.

Ma come sarebbero le vendite se gli smartphone potessero durare 10 anni? Se lo chiede pure il New York Times visto che molti smartphone sono progettati per essere sostituiti ogni due o tre anni”, osserva il quotidiano, che pone anche un’altra questione: “Se uno smartphone fosse progettato per durare un decennio, probabilmente sarebbe fatto in modo da poterlo semplicemente aprire per sostituire una parte come una batteria scarica o uno schermo rotto. Molti dei suoi componenti potrebbero essere aggiornati: se volessi una fotocamera migliore, potresti semplicemente sostituire quella vecchia con una più nuova e più potente. Puoi anche scaricare gli aggiornamenti software dal produttore del telefono a tempo indeterminato”. Invece “Apple, Samsung e altri produttori di telefoni presentano ogni anno nuovi modelli, insieme a grandi campagne di marketing, sempre nuovi e più aggiornati incoraggiandoci ad acquistarli”.

Il risultato è che “questi ultimi e sempre nuovi articoli sottolineano come gli smartphone di oggi non siano affatto fatti per la longevità”, tant’è che “la maggior parte dei gadget viene sigillata ermeticamente con la colla per tenerti fuori dalla loro portata” e parti, come fotocamere e schermi, “sono impossibili da aggiornare à la carte” in quanto “gli aggiornamenti software sono garantiti solo per un periodo di tempo limitato, in genere due anni per Android e circa cinque anni per iPhone”. Ciò che va a beneficio solo delle aziende che “spacciano” tecnologia e per le loro casse. Persino Don Norman, ex vicepresidente per la tecnologia avanzata di Apple e autore di quasi due dozzine di libri sul design, ha ammesso che i produttori di smartphone sono responsabili, se non addirittura colpevoli, “di trattare la tecnologia come se fosse abbigliamento di moda”, rilasciando ogni anno prodotti che diventano “sempre più difficili da riparare” perché vengono aggiunte delle ben precise caratteristiche che ne accelerano invece l’obsolescenza.

“I consumatori hanno un potere considerevole, ma solo se le persone si uniscono”, ha dichiarato Eva Gouwens, amministratore delegato di Fairphone, società che s’è impegnata a fornire aggiornamenti software ai suoi telefoni per durare il più a lungo possibile. E ha anche dato un consiglio: l’importante è mantenere i nostri dispositivi come facciamo con le nostre auto: portare un dispositivo rotto in un’officina prima di ricorrere alla sostituzione oppure rifiutare le sirene del marketing su ogni funzionalità aggiuntiva introdotta con ogni nuovo telefono. E se siamo già soddisfatti dei nostri smartphone, probabilmente continueremo ad esserlo, finché funzioneranno. Ora però sappiamo che alcuni dei loro modelli possono funzionare a lungo (AGI).

Latest News