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martedì, Settembre 21, 2021

Il caso Mps-Unicredit finisce in politica. “Le dimensioni economiche” preoccupano

Il caso Mps-Unicredit non interessa più solo le pagine finanziarie, ma si apre il sipario del teatro politico.

Lo scorso 29 luglio Unicredit ha annunciato, in una nota ufficiale, l’avvio dei colloqui con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) per “una potenziale operazione avente ad oggetto il trasferimento di un perimetro selezionato di MPS”, che permetterebbe al Gruppo di “accelerare i piani di crescita organica e ottenere ritorni sostenibili superiori al costo del capitale” e allo stesso tempo “di rafforzare il posizionamento competitivo in Italia e in particolare nel Centro-Nord, dove si trova il 77% degli sportelli di Monte dei Paschi di Siena”.

“In questo momento riteniamo che, per tempismo e la capacità di selezionare il perimetro, quella di Mps sia l’opzione migliore e l’unica opzione sul tavolo”, ha dichiarato l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, durante una conference call sui conti del primo trimestre.

Ma l’accelerazione della banca di piazza Gae Aulenti ha messo in allarme il mondo politico. Nella giornata di sabato le capogruppo Pd di Camera e Senato, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi e il deputato di LeU Stefano Fassina, oltre a Lega, M5S e FdI, hanno chiesto al ministro Daniele Franco di riferire in Parlamento.

“Auspichiamo che il ministro Franco venga a riferire alle commissioni competenti di Camera e Senato in ordine a eventuali operazioni riguardanti Mps, come tra l’altro previsto dall’art 1, comma 243, della Legge di Bilancio per il 2021. È indispensabile che il Parlamento venga coinvolto nelle sue sedi opportune”, riferisce il PD.

Da Forza Italia non mancano le critiche all’eventuale operazione, che sembrerebbero quasi in scia con la nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil Siena contro le intenzioni di UniCredit di prendersi solo il meglio della banca senese: “Oggi Forza Italia non starà in silenzio neanche un giorno: griderà allo scandalo al fianco dei lavoratori, preoccupati per le ipotesi di esuberi che si leggono, dei sindacati, che sono stati esclusi dalle trattative, delle istituzioni locali, che allo stato attuale non sono state ascoltate a livello nazionale”.

È evidente però che le preoccupazioni principali riguardino soprattutto le “dimensioni economiche dell’operazione”, come sottolinea il ministro della PA, Roberto Brunetta e il conseguente “regalo”, come lo definisce Matteo Salvini, a Unicredit. Uno dei timori è che la banca più antica del mondo possa essere trasformata in uno spezzatino, e che l’istituto di Piazza Gae Aulenti, come in realtà dichiarato dalla nota ufficiale, possa acquisire solo delle parti ritenute attrattive e non l’intera banca.

Il caso Mps-Unicredit non interessa più solo le pagine finanziarie, ma si apre il sipario del teatro politico.

Lo scorso 29 luglio Unicredit ha annunciato, in una nota ufficiale, l’avvio dei colloqui con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) per “una potenziale operazione avente ad oggetto il trasferimento di un perimetro selezionato di MPS”, che permetterebbe al Gruppo di “accelerare i piani di crescita organica e ottenere ritorni sostenibili superiori al costo del capitale” e allo stesso tempo “di rafforzare il posizionamento competitivo in Italia e in particolare nel Centro-Nord, dove si trova il 77% degli sportelli di Monte dei Paschi di Siena”.

“In questo momento riteniamo che, per tempismo e la capacità di selezionare il perimetro, quella di Mps sia l’opzione migliore e l’unica opzione sul tavolo”, ha dichiarato l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, durante una conference call sui conti del primo trimestre.

Ma l’accelerazione della banca di piazza Gae Aulenti ha messo in allarme il mondo politico. Nella giornata di sabato le capogruppo Pd di Camera e Senato, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi e il deputato di LeU Stefano Fassina, oltre a Lega, M5S e FdI, hanno chiesto al ministro Daniele Franco di riferire in Parlamento.

“Auspichiamo che il ministro Franco venga a riferire alle commissioni competenti di Camera e Senato in ordine a eventuali operazioni riguardanti Mps, come tra l’altro previsto dall’art 1, comma 243, della Legge di Bilancio per il 2021. È indispensabile che il Parlamento venga coinvolto nelle sue sedi opportune”, riferisce il PD.

Da Forza Italia non mancano le critiche all’eventuale operazione, che sembrerebbero quasi in scia con la nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil Siena contro le intenzioni di UniCredit di prendersi solo il meglio della banca senese: “Oggi Forza Italia non starà in silenzio neanche un giorno: griderà allo scandalo al fianco dei lavoratori, preoccupati per le ipotesi di esuberi che si leggono, dei sindacati, che sono stati esclusi dalle trattative, delle istituzioni locali, che allo stato attuale non sono state ascoltate a livello nazionale”.

È evidente però che le preoccupazioni principali riguardino soprattutto le “dimensioni economiche dell’operazione”, come sottolinea il ministro della PA, Roberto Brunetta e il conseguente “regalo”, come lo definisce Matteo Salvini, a Unicredit. Uno dei timori è che la banca più antica del mondo possa essere trasformata in uno spezzatino, e che l’istituto di Piazza Gae Aulenti, come in realtà dichiarato dalla nota ufficiale, possa acquisire solo delle parti ritenute attrattive e non l’intera banca.

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