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sabato 1 Ottobre 2022

Guerra russo-ucraina, lo shock della ragione di scambio limita il Pil nominale in Europa

Milano – Uno dei principali effetti della guerra in Ucraina sull’economia europea è la grande perdita in termini di ragione di scambio per la maggior parte dei paesi, secondo un nuovo report di Fitch Ratings. La ragione di scambio (in inglese terms of trade) è il rapporto al quale beni di diversi paesi vengono scambiati. L’agenzia di rating sostiene che questo shock spinge contemporaneamente al rialzo l’inflazione, abbassa i redditi reali, indebolisce le finanze esterne e esercita pressioni sulla politica monetaria e fiscale. Viene sottolineato che i prezzi all’importazione hanno iniziato ad aumentare rapidamente nel 2021 da una base molto bassa, essendo scesi durante la pandemia. I tassi di crescita annui nell’eurozona, in Germania, Francia e Italia sono stati del 15%-20% nel primo trimestre del 2022, i più forti da un decennio.

Il grande shock dei prezzi all’importazione si traduce in un significativo deterioramento dei prezzi relativi all’esportazione e all’importazione (ragione di scambio) delle economie europee importatrici di energia. “I nostri calcoli mostrano che il deterioramento è quasi 3 volte maggiore della deviazione standard storica in Italia, che ha la quota più alta di importazioni di gas naturale nell’Europa occidentale – si legge nello studio – Lo shock è 2,4 volte la norma storica in Germania e 2 volte in Francia, che ha la dipendenza energetica più bassa dei tre paesi”. Il deterioramento della ragione di scambio apre un divario tra l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP) e il deflatore del PIL.

“L’energia importata è il principale motore dell’impennata dell’HICP e il corrispondente indice dei consumi interni e degli investimenti. Tuttavia, per il deflatore del PIL aggregato, la pressione sui prezzi è in parte compensata dal deterioramento della ragione di scambio – spiega Fitch – L’ampia pressione sui prezzi interni ha innescato una stretta monetaria da parte della BCE più forte del previsto. La modesta crescita del PIL nominale crea un contesto meno favorevole per la riduzione del debito rispetto a quanto implicherebbe l’elevata inflazione HICP”.

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