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sabato 28 Maggio 2022

Guerra russo-ucraina, Fed verso il primo rialzo dei tassi da 4 anni

Milano – La Federal Reserve si prepara mercoledì 16 marzo ad avviare la sua exit strategy, con il primo aumento dei tassi d’interesse dal 2018, nel tentativo di domare l’inflazione e sfidare i rischi di stagflazione, alimentati da prospettive economiche più deboli a causa della guerra in Ucraina. I “falchi” cioè i fautori di una politica monetaria restrittiva hanno da tempo preso il sopravvento e nulla è cambiato dallo scoppio della guerra in Ucraina, anche se questa avrà immancabilmente effetti sula crescita economica mondiale, compresa quella statunitense.

La crescita economica, che era attesa intorno al 4%, sarà più bassa di quanto preventivato a causa degli effetti della guerra in Ucraina. Gli analisti di Goldman Sachs hanno già ridotto le sue previsioni attorno al 2,9% e la fed di Atlanta preannuncia per il primo trimestre una crescita modestissima dello 0,5%. L’inflazione è una piaga e continua a galoppare: in USA è volata al 5,2% a febbraio, ben oltre ogni più pessimistica previsione ed ai massimi dagli anni ’80. Sono mutate anche le aspettative per l’anno in corso, che ora indicano un’inflazione al 4% dal 2,7% segnalato in precedenza.

Con queste prospettive la Fed si prepara ad annunciare il primo rialzo dei tassi post-pandemia, il primo dal 2018, nella misura generalmente attesa di 25 punti base. I tassi di interesse dovrebbero cioè passare da una banda fra 0 e 0,2% a 0,25-0,50%. Attenzione anche al discorso del presidente Jerome Powell, che secondo le attese dovrebbe annunciare altri aumenti quest’anno. I più pessimisti ne preannunciano almeno sette quest’anno, uno ad ogni riunione in calendario, e qualcuno parla anche di possibili aumenti di 50 punti base se necessario.

Altro tema chiave riguarda le tempistiche di riduzione del bilancio monstre di 9mila miliardi di dollari, attraverso l’alienazione dei titoli sin qui acquistati con il piano di Quantitative easing. Le attese però non indicano che vi sia fretta di liquidare queste posizioni, che probabilmente saranno rinnovate sino all’estate, per poi avviare l’atteso processo di “normalizzazione”.

Da Allianz Global Investor il trionfo della flessibilità. Secondo l’analista Franck Dixmier, Global CIO Fixed Income di AllianzGI, sono previsti quest’anno sei o sette aumenti dei tassi e la Fed sottolineerà probabilmente la sua disponibilità a rimanere agile ed essere pronta ad aumentare i tassi in modo aggressivo, se necessario, con incrementi anche superiori allo 0,25% in caso di inflazione più forte o più persistente. “La Fed sta entrando in modalità di emergenza, dopo aver perso l’occasione di agire nel 2021 mentre la crisi sanitaria era ancora in corso”, sottolinea l’analista, secondo cui “la Fed sta chiaramente tornando a promuovere la stabilità dei prezzi, uno dei suoi mandati fondamentali”.

Generali Investments attende invece cinque rialzi complessivi quest’anno, ma un sesto aumento sarà possibile se l’inflazione continuerà a crescere anche in settori non troppo colpiti dall’impennata dei prezzi dell’energia. Ma Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Investments, nota che “la Fed dovrà anche tenere in considerazione i rischi al ribasso per la crescita e l’occupazione derivanti dagli alti prezzi delle materie prime”. L’aspettativa più accomodante si basa infatti su una previsione inferiore al consenso circa la crescita del PIL statunitense (2,7% contro 3,5%) e sulla necessità di considerare l’impatto di un rapido aumento dei tassi sull’ampio stock di debito accumulato dall’economia.

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