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sabato 28 Maggio 2022

Guerra russo-ucraina, Bce attendista sullo choc economico del conflitto

Bruxelles – La BCE prende atto che un altro shock ha investito l’economia europea e che, al momento, non vi sono certezze sull’impatto che avrà la guerra in Ucraina. In questo quadro sarà molto difficile che il Board prenda qualche decisione sul futuro, visto che una politica restrittiva potrebbe aiutare a calmierare l’inflazione galoppante, con un effetto collaterale rappresentato dal raffreddamento della crescita. Tutto ciò mentre la deflagrazione del conflitto alle porte dell’UE sta impattando pesantemente sull’economia europea, attraverso i prezzi dl gas, delle materie prime agricole e di tutti gli altri legami economici con l’Est.

E’ possibile che il direttivo dell’Istituto di Francoforte non faccia neanche cenno a possibili strette future, perché i tempi non sono maturi per prendere decisioni e definire tempistiche. E così è possibile che si torni alla politica del “wait and see”, ad una BCE pragmatica e flessibile di fronte alle mutevoli condizioni che si presenteranno in futuro. Franck Dixmier, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors, afferma che non ci si attende alcuna messa in discussione della volontà di normalizzare la politica monetaria, che rimane ultra-accomodante, ma il ritmo della normalizzazione potrebbe essere adattato e posticipato nel tempo per far fronte ad una situazione incerta. “Riteniamo che la BCE dovrebbe annunciare un allontanamento da quanto precedentemente annunciato, in merito alla fine degli acquisti di asset, mantenendo una strategia flessibile”, spiega l’analista.

Per Generali Investments, le proiezioni macroeconomiche aggiornate mostreranno un forte spostamento dell’inflazione attesa per il 2022 (dal 3,2% al range 5,5%-6%), mentre le corrispondenti aspettative di crescita dovranno essere riviste (dal 4,2% a circa il 3%). Allo stesso tempo, le aspettative d’inflazione market-based sia a medio che a lungo termine si sono distaccate dalla soglia del 2%. Il Consiglio Direttivo si muove quindi sempre più verso una situazione che Panetta ha definito “brutta inflazione”, ovvero un disancoraggio delle aspettative di inflazione.

“In una situazione del genere il rischio di errori politici è elevato, poiché l’incertezza è eccezionalmente marcata. Di conseguenza, gli ultimi commenti dei membri del Consiglio Direttivo sottolineano l’opzionalità come ingrediente chiave di un’appropriata posizione politica, il denominatore comune tra colombe e falchi”, sottolinea Martin Wolburg, Senior Economist di Generali Investments, prevedendo che “la Presidente Lagarde probabilmente sottolineerà molto questo aspetto durante la conferenza stampa”. Di qui l’estensione del programma APP per compensare il ritiro del PEPP, insieme all’avvertimento che la normalizzazione della politica è in corso mentre i suoi tempi dipendono fortemente dall’evoluzione della guerra e dalle ricadute sull’attività.

Secondo S&P il nuovo shock non dovrebbe impedire all’economia europea di crescere del 3,2% quest’anno, mentre la politica fiscale si sta ancora adoperando per mitigare lo shock dell’aumento dei prezzi dell’energia. La BCE non ha quindi motivo di allontanarsi dal processo di normalizzazione della propria politica monetaria iniziato a dicembre. Al contrario, un’ulteriore normalizzazione della politica monetaria potrebbe aiutare l’euro a riapprezzarsi, attutendo l’impatto inflazionistico dell’energia importata. Si ritiene che gli acquisti netti di obbligazioni nell’ambito del PEPP potrebbero essere sospesi il mese prossimo come previsto e potrebbe essere comunicato un programma per la fine degli acquisti netti nell’ambito dell’APP. Poiché le pressioni del mercato del lavoro sull’inflazione di base si mantengono contenute, la BCE non ha ancora fretta di alzare i tassi quindi il primo rialzo non è atteso prima di dicembre, compatibilmente con gli sviluppi del conflitto.

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