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venerdì 7 Ottobre 2022

Greggio e nucleare iraniano freddano i prezzi del petrolio

Milano – I prezzi del petrolio perdono terreno, appesantiti dal potenziale ritorno del greggio iraniano sul mercato con la negoziazione dell’accordo nucleare, ma anche dai timori di recessione che minacciano la domanda. Il Brent, con consegna a ottobre scende dell’1,16% a 95,19 dollari al barile. Il West Texas Intermediate statunitense, con consegna a settembre, cala dell’1,19% a 89,42 dollari. Secondo Craig Erlam, analista di Oanda, i prezzi del greggio sono scesi leggermente a causa dei “segnali positivi provenienti dai colloqui sul nucleare iraniano. L’Unione Europea si aspetta che Teheran e Washington prendano una “decisione rapida” sul compromesso finale raggiunto a Vienna per salvare l’accordo sul nucleare iraniano del 2015, moribondo da quando gli Stati Uniti si sono ritirati, ha affermato il portavoce del capo della diplomazia dell’Ue Josep Borrell.

Anche se “le cose sembrano più promettenti rispetto a molti mesi fa”, Erlam aggiunge che le trattative sono già fallite quando un accordo sembrava vicino. Nel frattempo, secondo Stephen Brennock di PVM Energy, “la paura della distruzione della domanda indotta dalla recessione è il principale motore dei prezzi”. “I dati sulle scorte potrebbero aver dato al greggio un’altra piccola spinta”, commenta Erlam, mentre l’organismo di categoria del settore, l’American Petroleum Institute, ha stimato che le scorte di greggio statunitensi sono aumentate di 2,156 milioni di barili. Il mercato attende ora la pubblicazione delle scorte petrolifere statunitensi da parte dell’Agenzia statunitense per l’informazione sull’energia, considerate più affidabili di quelle dell’Api.

“Potremmo quindi avere un’altra sorpresa al rialzo che potrebbe pesare maggiormente sul prezzo” come nella settimana precedente, osserva Erlam. Tuttavia, gli analisti si aspettano un calo delle riserve commerciali di greggio di 1 milione di barili e di benzina di 1,1 milioni di barili. Ma Brennock sottolinea che i fattori che spingono i prezzi verso l’alto rimangono. Ieri le spedizioni di petrolio russo a tre Paesi europei attraverso l’Ucraina sono state bloccate dopo il rifiuto di una transazione bancaria legata alle sanzioni contro Mosca. Se da un lato “il premio per il rischio geopolitico attribuito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia” sembra essere stato annullato, dall’altro “è stato ricordato con forza che la crisi, giunta al sesto mese, non si è attenuata e sta rendendo fragile l’equilibrio petrolifero globale”, affermato l’analista.

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