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martedì 6 Dicembre 2022

Gazprom inizia a guardare altrove, Ue ai ripari in ordine sparso

Mosca – In previsione del prossimo stop totale agli affari con l’Europa, Gazprom comincia a volgere altrove lo sguardo del proprio business, verso i paesi amici. Il colosso energetico russo ha concordato con la società nazionale kazakha QazaqGaz di aumentare il volume di lavorazione del gas presso l’impianto di Orenburg destinato al mercato interno del Paese centroasiatico a 11 miliardi di metri cubi annui. “A sua volta, ciò consentirà alla parte kazakha di aumentare la produzione di idrocarburi liquidi”, si legge nel comunicato. L’intesa è stata siglata nel weekend a margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo dal presidente del consiglio di amministrazione di QazaqGaz, Sanjar Zharkeshov, e dal presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom Aleksej Miller.

E’ stato firmato inoltre un accordo tra KazRosGas e Gazprom Pererabotka per il trattamento del gas kazakho nel 2022-2023. In particolare, nel 2022, oltre al volume precedentemente pianificato di 8,1 miliardi di metri cubi, si prevede di elaborare ulteriormente circa 0,57 miliardi di metri cubi di gas e nel 2023 ulteriori 1,23 miliardi di metri cubi rispetto alle quote previste per l’anno corrente. Il comunicato stampa ricorda che KazRosGas tratta il gas kazakho presso gli impianti di Orenburg per garantire il funzionamento stabile del giacimento di petrolio e gas condensato presente sul posto: il volume di lavorazione annuale è di circa 9 miliardi di metri cubi. E in Europa dove si guarda? Ognun per sè.

In Spagna BlueFloat e Capital Energy promuovono il primo parco eolico offshore a Tenerife. Nel Regno Unito, Centrica ed Equinor si sono accordate per forniture aggiuntive di gas. La Germania vuole riservare l’1,4% della superficie dell’intero Paese agli impianti eolici entro il 2026. In Macedonia, addirittura, sarà sperimentato il primo “villaggio dell’idrogeno”. L’Italia sta al traino dell’Ue, che ha appena firmato una intesa con Israele ed Egitto per l’esportazione di gas naturale. “Dobbiamo evitare che una possibile interruzione del gas possa trasformarsi in un’arma di guerra non convenzionale, lasciare al freddo le famiglie e fermare il nostro sistema industriale – ha detto nell’occasione Vannia Gava, sottosegretario alla Transizione ecologica -. Ci prepariamo non soltanto aumentando gli stoccaggi, che sono superiori in Europa a quelli di un anno fa, ma anche differenziando le fonti”.

“Contemporaneamente – aggiunge – stiamo facendo una rapida azione di semplificazione: bisogna realizzare nel più breve tempo possibile centinaia di impianti di energia rinnovabile”. Ma “nel piu’ breve tempo possibile” purtroppo significa anni, in cui nel frattempo – per costruire gli stessi impianti puliti, occorrerà servirsi dei fossili. Nel frattempo per gli utenti non restano che sovvenzioni e misure tampone: “Questo governo ha già speso 30 miliardi per fare scudo agli aumenti e, se necessario, continueremo a fare da scudo ai più deboli. Abbiamo chiesto (come Lega, ndr) di estendere il taglio delle accise fino a dopo l’estate: è una misura di buon senso, anche perché immaginare che ci sia un aumento del costo della benzina a luglio, cioè quando tradizionalmente gli italiani vanno in vacanza, significherebbe introdurre una tassa anche sullo svago”.

“In questo momento non bisogna temere nulla, bisogna solo temere l’inazione – ha affermato da ultimo l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi -. In questo momento l’offerta è superiore alla domanda: 200 milioni di offerta, 150/160 di domanda. L’ottimismo è fatto di azioni, di fare delle cose. Per l’Italia la diversificazione è stato un principio importante. In questo momento ci mancano circa 30 milioni di metri cubi al giorno di russo, però l’Italia riesce ad avere adesso un’offerta di circa 200 milioni. L’algerino attraverso i contratti che abbiamo firmato è più che raddoppiato. In questo momento dà 64 milioni di metri cubi attraverso Vibe, 4 milioni attraverso Lg e probabilmente altri milioni nelle prossime settimane attraverso altri accordi “, ha detto Descalzi, raccomandando: “Non dobbiamo allarmarci per cose che possono accadere tra 4-5 mesi, dobbiamo fare in modo oggi che queste cose non accadano”.

La differenza tra il gas offerto e quello richiesto dall’Italia in questo momento “deve andare a stoccaggio, perché se non va a stoccaggio esce fuori dall’Italia e lo diamo all’Austria e alla Germania e alla Francia, perché è tutto basato su un mercato comune, in cui il prezzo vince. Ecco perché è importante stoccare”. “E’ importante stoccare – ha proseguito l’amministratore delegato – perché dobbiamo riuscire ad avere almeno un 70-80% di stoccaggi per ottobre, per poter far fronte alle punte, che nell’inverno freddo possono arrivare a richiedere 400 milioni di metri cubi al giorno”. Al momento l’offerta di gas in Italia è di “250 milioni di metri cubi al giorno, ne avremo 290, il resto dev’essere dato dagli stoccaggi, che possono essere riempiti se avremo rigassificazione, su cui è importante puntare, soprattutto se riusciamo a mantenere questo tipo di volumi per tutta l’estate”, spiega Descalzi.

Se la Russia dovesse tagliare adesso le forniture di gas del 100%, l’Italia potrebbe comunque “superare l’inverno”. “Se dovessero tagliare adesso, non saremmo pronti. Noi incominceremmo a essere pronti nell’autunno-inverno 2022-23. Abbiamo bisogno di finalizzare tutti gli accordi che abbiamo costruito negli ultimi 4-5 mesi”, ha detto Descalzi, spiegando quindi che “l’augurio è che si possa mantenere un limitato flusso russo”. Tuttavia, se anche il taglio del 100% delle forniture, “dovesse succedere, gli stoccaggi sono già al 54%. Dovremmo forzare ulteriormente l’arrivo di gas da altri Paesi in cui lavoriamo e quindi ci sarà probabilmente uno stato di allerta e qualche restrizione, ma comunque abbiamo una diversificazione che ci farà passare l’inverno, questo è sicuro”, ha assicurato Descalzi. “Meglio averne ancora un po’, ma se non ci fosse, con un’azione forte che adesso sta guidando il governo, io penso che si possa superare l’inverno”.

In Europa sul fronte energetico “ci sono interessi diversi che possono portare a una divergenza, quindi la politica deve essere così intelligente da capire che dobbiamo convergere in un momento di crisi”. “Si deve entrare in un ragionamento anche politico a livello italiano ed europeo, perché l’Europa è fatta di diverse Europe: c’è l’Europa che ha il nucleare, quella che ha l’eolico off shore, l’Europa che ha il gas suo e l’Europa del sud, che va a rinnovabili e a gas”, ha spiegato Descalzi.”Ci vuole pensiero, ci vuole azione, non ci vuole nessuna ideologia, perché le tecnologie non sono una religione, ma sono qualcosa di neutro e bisogna essere oggettivi: in un momento di crisi l’oggettività vuol dire solidarietà, vuol dire cercare di trovare dei compromessi per far star bene tutti”.

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