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sabato 1 Ottobre 2022

Gas scivola ancora ad Amsterdam, Ue valuta 2 cap. Zelensky a Cernobbio: «Pronti ad aumentare export in Ue»

Milano – Sotto pressione il prezzo del gas questa mattina in Europa in vista dell’imposizione di un tetto al prezzo del gas e dello sganciamento del prezzo dell’elettricità (decoupling) verso cui muove a grandi passi Bruxelles, in vista del vertice convocato per la prossima settimana (9 settembre). Stamani il future sul gas TTF ad Amsterdam è scivolato al di sotto dei 230 euro per Mwh, attestandosi a 229 euro/mwh, in calo del 5,6% rispetto alla vigilia. A dare un colpo alle quotazioni la probabilità che l’UE fissi il cosiddetto price cap, un tetto al prezzo del gas, che potrebbe aggirarsi sui 110 euro, soprattutto per il gas ottenuto da fonti specifiche. Ma la Commissione europea intenderebbe anche proporre di dissociare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, fissando un tetto al prezzo dell’elettricità prodotta con fonti diverse dal gas. Si tratta per ora di indiscrezioni emerse da un documento non ufficiale (non paper) che circola a Bruxelles. Secondo l’agenzia di rating Fitch la UE “ha una strategia credibile” e potrà quindi “resistere alla crisi del gas russo” anche se non in modo indolore.

Nell’ipotesi di flussi dalla Russia al 20% nel 2022 ed a zero nel 2023, l’agenzia stima un impatto negativo “meno severo” di quanto precedentemente indicato pari a -1,5/2% del PIL Ue, più forte per la Germania al 3% e per l’Italia a 2,5%. Secondo gli analisti di BG Saxo, “la crisi energetica è destinata a durare. Il mondo dell’energia a basso costo è finito. Siamo entrati in un nuovo mondo caratterizzato da inflazione elevata e prezzi dell’energia elevati”. Analizzando varie ipotesi di intervento, il “modello francese” che ha osto un tetto al prezzo del gas e dell’elettricità, ma è molto costoso, e “l’eccezione iberica”, che consente di dissociare il prezzo dell’elettricità da quello del gas (decloupling), BG Saxo ricorda che c’è una seconda opzione che consiste nel separare il mercato all’ingrosso dell’energia in due segmenti: un pool obbligatorio per le tecnologie a basso costo variabile (eolico, solare, nucleare, per esempio) e un mercato convenzionale per gli impianti a condensazione fossile. Qualunque opzione dovrà essere valutata più approfonditamente ed appare difficile che la prossima settimana si prenda una decisione.

Sempre stamani il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è intervenuto in video al Forum Ambrosetti di Cernobbio affermando che “è pronto ad aumentare l’export di elettricità verso l’Europa, ma per questo è importante che l’impianto nucleare di Zaporizhzhia rimanga connesso alla rete ucraina. La Russia ha fermato tutti i giornalisti indipendenti, è impossibile seguire la missione Aiea. Il nostro export di energia potrebbe ridurre la pressione di Mosca sull’Europa e sull’Italia: nonostante tutte le difficoltà, possiamo contribuire a soddisfare almeno l’8% dei consumi di elettricità dell’Italia. L’Ucraina può diventare un green hub per l’Europa e sostituire le energie sporche della Russia. Abbiamo un grande potenziale per sviluppare le energie rinnovabili e l’idrogeno verde. Confermiamo il nostro impegno a evitare una crisi alimentare nel mondo – ha concluso -, che può evitare una nuova crisi migratoria da Asia e Africa verso l’Europa e in particolare dalle coste del mediterraneo verso l’Italia Faremo di tutto perché questo non succeda, il cibo ucraino è stato già spedito con successo verso 20 Paesi. Siamo pronti ad aiutare a fermare il nuovo caos sui prezzi in Europa”.

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