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martedì 6 Dicembre 2022

Gas russo: la Cina lo pagherà in rubli e yuan, all’Italia costa -2,5% di Pil

Milano – A Oriente continua la de-dollarizzazione del mercato energetico. Passa attraverso l’abbandono del dollaro come valuta di riferimento la strada dell’amicizia ‘rafforzata’ fra Russia e Cina. Lo conferma l’accordo raggiunto tra Gazprom e la China National Petroleum Corporation (Cnpc) per il pagamento in rubli e yuan delle forniture energetiche attraverso il gasdotto ‘Potere della Siberia’. L’intesa è stata raggiunta nel corso di una riunione fra il numero uno del colosso energetico russo Alexey Miller e il presidente del consiglio di amministrazione di CNPC Daya Khoulyan: l’incontro si è svolto in videoconferenza nell’ambito del Forum economico orientale e ha visto il raggiungimento di ulteriori accordi a lungo termine per l’acquisto e la vendita di gas lungo la rotta ‘orientale’.

Miller ha definito il nuovo meccanismo di pagamento “una soluzione reciprocamente vantaggiosa, tempestiva, affidabile e pratica” che semplificherà le transazioni oltre a “dare un ulteriore impulso” allo sviluppo delle rispettive economie. A febbraio, Gazprom e CNPC avevano firmato un secondo accordo a lungo termine sulla fornitura di gas naturale alla Cina per un ulteriore incremento di 10 miliardi di metri cubi l’anno delle forniture di gas per un totale di 48 miliardi di metri cubi esportati. Già a maggio, Gazprom aveva riferito che le esportazioni di gas verso la Cina erano cresciute di quasi il 60% dall’inizio dell’anno e i mesi estivi – ha confermato il gruppo russo – il trend è ulteriormente cresciuto.

A Occidente l’arresto completo della fornitura di gas russo attraverso il gasdotto Nord Stream 1 “aumenta ulteriormente la probabilità di una recessione nell’eurozona” con effetti anche sull’economia dell’Italia: lo sottolinea Fitch in un report sottolineando che uno stop completo “ridurrebbe il livello del pil dell’eurozona nel 2023 di 1,5 punti percentuali – 2 punti percentuali rispetto alle nostre previsioni di Global Economic Outlook pubblicate a giugno, con una riduzione di circa 3 punti percentuali in Germania e di 2,5 punti percentuali in Italia. Una recessione dell’eurozona a partire dal secondo semestre è quindi sempre più probabile”. Prima dello stop, il Nord Stream 1 funzionava solo al 20% della capacità. L’arresto completo, sottolinea l’agenzia di rating, “è arrivato quattro mesi prima di quanto avevamo ipotizzato in precedenza nella nostra analisi”.

Tuttavia il piano Ue, sostenuto dall’aumento delle forniture di gas alternativo, in particolare dalle importazioni record di gas naturale liquefatto (Gnl) e dalla riduzione del consumo di gas del 15% nel 2023 rispetto al 2021, “dovrebbe contribuire a evitare gravi carenze”. Le incertezze legate alle temperature del prossimo inverno (un inverno freddo potrebbe aumentare la domanda del 5%), la tempestività delle consegne di Gnl, la capacità degli Stati membri di coordinare gli sforzi per superare le strozzature infrastrutturali e l’evoluzione della guerra in Ucraina – sottolinea ancora Fitch – “potrebbero influenzare l’offerta e la domanda di gas nella regione. L’esposizione all’arresto del gas russo varia tra i paesi dell’Ue. Quelli con un’elevata dipendenza dalle forniture Nord-stream 1 e basse opzioni immediate per diversificare le fonti di gas, come la Germania, hanno un margine di manovra limitato”.

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