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domenica 22 Maggio 2022

Gas russo e aumento tassi, senza un piano anti-inflazione sarà crisi storica

Berlino – Un embargo totale sul gas non sarebbe catastrofico dal punto di vista economico, ma bisogna intervenire per rispondere all’andamento dell’inflazione. Per questo la Bce si prepara ad alzare i tassi d’interesse e a proseguire nella riduzione degli acquisti di titoli. Al tempo stesso, però, è pronta a introdurre nuovi strumenti per intervenire in caso di impennata degli spread. A rivelare la strategia di Francoforte, in una intervista a “La Stampa” a margine del seminario “Global Europe” di Salisburgo, è Olli Rehn, governatore della Banca centrale finlandese. “Penso sia ragionevole – spiega Rehn – prevedere per luglio un aumento dei tassi in linea con la normalizzazione della nostra politica monetaria. E mi aspetto un azzeramento in autunno, ovviamente a patto che non ci siano contraccolpi dalla situazione in Ucraina tali da far deragliare gli sviluppi dell’economia europea”.

Dal momento in cui la Bce ha preannunciato un cambiamento nella sua politica monetaria, i rendimenti di alcuni titoli di Stato sono aumentati: “Una delle lezioni apprese dopo le crisi dell’euro e del Covid è stata che la politica fiscale e quella monetaria devono lavorare di pari passo per rafforzarsi. Il tema della frammentazione tra gli Stati membri è certamente al centro della discussione. È per questo che nel marzo 2020 abbiamo creato il programma di acquisto di emergenza relativo alla pandemia (Pepp), servito proprio a evitare questa frammentazione”.

“Allo stesso tempo, però, – aggiunge il governatore – non possiamo condizionare la politica monetaria alla politica fiscale. Il nostro mandato principale è la stabilità dei prezzi e dobbiamo concentrarci su questo. Ecco perché ci sarà una normalizzazione della politica monetaria, con un tasso di azzeramento piuttosto rapido. Ben sapendo che allo stesso tempo avremo nella nostra cassetta degli attrezzi una sorta di strumento che potrebbe aiutarci a contrastare la possibile frammentazione delle condizioni finanziarie in Europa”. Rehn osserva inoltre che “abbiamo già giocato una carta di questo tipo e dovremmo essere preparati a creare uno strumento simile nel caso ce ne fosse bisogno. Ma ancora non conosciamo la natura della prossima crisi. Quindi penso non sia il caso di delineare i principi di uno strumento senza sapere la natura della crisi”.

“Però – continua – sarebbe utile indicare che siamo pronti ad agire in modo appropriato e che abbiamo i mezzi di base di farlo. Quindi se ci fosse una normalizzazione dei tassi a partire da luglio, dovremmo inviare ai mercati il segnale che un altro incoraggiamento potrebbe arrivare contemporaneamente o quando necessario”. L’Ue sta per approvare l’embargo sul petrolio e il prossimo passo riguarderà il gas: l’economia europea è in grado di reggere il contraccolpo: “È importante adottare sanzioni limitando il più possibile il costo per i cittadini ed è per questo che la Commissione ha proposto un embargo graduale. Sappiamo bene che con il gas sarà più complicato. Sto seguendo il dibattito in Germania e so che ci sono diverse stime sull’eventuale impatto macroeconomico”. “A mio avviso – conclude Rehn – sarà difficile, ma non catastrofico”.

E invece un brusco arresto delle forniture di energia dalla Russia rischia di far precipitare l’economia della Germania in una crisi storica. È la conclusione a cui giunge Tom Krebs, professore di Macroeconomia all’Università di Mannheim, in uno studio che ha pubblicato oggi. In particolare, un embargo sul gas dalla Russia farebbe crollare il Pil della Germania fino al 12 per cento nel primo anno. La perdita ammonterebbe a circa 500 miliardi di euro. La conseguenze sarebbero tanto gravi come quelle derivanti dalla pandemia di coronavirus nel 2020 o dalla crisi finanziaria 2009, se non peggiore.

Per Krebs, infatti, “la Germania (occidentale)” potrebbe subire una crisi “come non ha vissuto dalla seconda guerra mondiale”. In ogni caso, le conseguenze sociali sarebbero più severe rispetto al 2009 o al 2020 perché, dopo due anni di Covid-19, l’economia tedesca è già sotto pressione a causa dei problemi delle criticità nelle catene di approvvigionamento globali e della lotta contro il cambiamento climatico. Come riferisce il quotidiano “Handelsblatt”, Krebs ha buone entrature al ministero dell’Economia e della Protezione del clima tedesco il cui titolare, Robert Habeck, farebbe notevole affidamento sulle analisi dell’accademico.

Secondo l’economista, l’economia della Germania subirebbe un danno dal 3 all’8 per cento con un embargo sull’energia dalla Russia, perché la mancanza di gas limiterebbe la produzione delle aziende. Inoltre, con l’aumento dei prezzi dell’energia e l’incertezza generale, i consumatori dovrebbero limitare la spesa, provocando un’ulteriore contrazione del Pil del 2-4 per cento. La carenza di gas danneggerebbe anzitutto le aziende ad alta intensità di energia, che dovrebbero fermare le attività. In particolare, si tratta dei settori della chimica, della produzione e lavorazione dei metalli, delle fonderie, del vetro e della ceramica, della pietra e della terra, dell’alimentazione, della carta, dell’ingegneria meccanica e dell’auto. Tuttavia, la maggior parte degli effetti negativi sarebbero secondari.

La carenza di prodotti dell’industria di base farebbe crollare varie catene del valore. Krebs stima che questi danni sarebbero cinque volte maggiori degli effetti diretti. Inoltre, le importazioni dei prodotti preliminari da altri Paesi difficilmente potrebbero limitar queste conseguenze. L’ipotesi di Krebs si basa sulle osservazioni successive al disastro della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, avvenuto nel 2011 a causa di un terremoto e uno tsunami. Come nota “Handelsblatt”, è discutibile se un evento seguito a un’improvvisa catastrofe naturale possa essere paragonato a un’interruzione delle forniture di gas preparata e annunciata. Inutile aggiungere che una analoga crisi si farà sentire in buona parte dei Paesi europei e riguarderà, a cascata, tutto il continente.

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