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venerdì 7 Ottobre 2022

Gas, piano d’emergenza Ue a metà luglio: l’opzione “decoupling”

Bruxelles – La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen invita l’Ue a prepararsi all’eventualità che la Russia tagli “completamente” le forniture di gas. “Dobbiamo prepararci per ulteriori problemi nelle forniture di gas, anche per un taglio completo da parte della Russia – ha detto ieri pomeriggio, intervenendo nella plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo – nel complesso oggi 12 Paesi membri sono direttamente colpiti da una riduzione totale o parziale delle consegne di gas. E’ ovvio: Vladimir Putin continua ad usare l’energia come un’arma. E’ per questo che la Commissione sta lavorando a un piano di emergenza: presenteremo questo piano e gli strumenti necessari entro la metà di luglio. Gli Stati membri hanno i rispettivi piani nazionali di emergenza già in vigore. Questo è positivo, ma servono un coordinamento europeo e azione comune. Dobbiamo assicurarci che, in caso di forti difficoltà, il gas fluisca verso i luoghi in cui serve maggiormente. Dobbiamo fornire solidarietà europea. E dobbiamo proteggere il mercato unico e le catene del valore dell’industria”.

La Commissione Ue presenterà i “risultati” delle sue “valutazioni” sulle modifiche da apportare al quadro regolatorio Ue in materia di governance economica, incluso il patto di stabilità, “sotto la presidenza ceca”, cioè entro la fine del 2022, ha detto von der Leyen, intervenendo nella sessione plenaria del Parlamento a Strasburgo. “In tutti gli Stati membri – afferma von der Leyen – lo stato dell’economia inquieta sempre di più. La crisi della Covid-19 ha fatto aumentare i deficit”. “Poi – continua – nel momento in cui l’economia cominciava a riprendersi, la Russia ha lanciato il suo feroce attacco all’Ucraina, che ha accelerato l’inflazione in tutti i settori, dall’alimentazione all’energia. E, nello stesso tempo, gli investimenti restano essenziali per riuscire nella transizione verso un’economia verde e digitale. Per questo dobbiamo ripensare il modo in cui produrre crescita, in un contesto politico ed economico molto diverso. Prendete le regole della nostra governance economica: servono regole che consentano un livello di investimenti più elevato e una politica di bilancio sana. La sostenibilità del bilancio e la crescita vanno insieme, per forza”.

Insomma mentre salgono ancora le quotazioni del metano, l’Ue è pronta ad entrare nel vivo della sua controffensiva energetica e, soprattutto, a studiare quella riforma del mercato chiesta da molti Paesi membri. Una proposta per controbilanciare il taglio ai flussi da parte della Russia e un’altra per calmierare finalmente i prezzi. Tra l’altro allo studio c’è il cosiddetto decoupling, ovvero il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas che vige ormai da una ventina d’anni. Il nodo è il timing: la Commissione, fino a pochi giorni fa, prevedeva di portare la riforma alla luce dopo l’estate ma con i prezzi in continua ascesa anche il pressing degli Stati membri sta salendo. Tentando di aprire uno spiraglio per un’accelerazione già a luglio. Ma la proposta rischia un iter lungo.

“Stiamo analizzando se sia possibile un calcolo diverso (tra i prezzi del gas e delle altre energie) per moderare questo mercato finché durerà la crisi”, ha spiegato La Commissione. Si tratterebbe, quindi, di una misura temporanea, da utilizzare almeno finché non sarà finita la guerra in Ucraina alla stregua della deroga concessa a Spagna e Portogallo per la messa in campo di un price cap all’elettricità fino alla primavera del 2023. Di certo, a Bruxelles si stanno convincendo che, così, il sistema non regge. Rispetto ai tempi in cui il prezzo dell’elettricità è stato agganciato a quello del gas le rinnovabili sono più usate e meno costose. Non a caso lo stesso Emmanuel Macron, già diverse settimane fa, aveva indicato come “assurdo” il sistema di indicizzazione.

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