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venerdì 7 Ottobre 2022

Gas, la Borsa non fa sconti: Roma spreme i giacimenti nazionali, e stringe accordi con Abu Dhabi

Milano – Sul tema del price cap europeo sul tetto del gas “non si può cantar vittoria, ma la cosa che bisogna fare capire è che si è passati da una ostruzione a un mandato alla Commissione a elaborare la strategia”. È quanto ha dichiarato ieri dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso di un’intervista a Radio24. “Lascerei lavorare la Commissione”, ha aggiunto affermando di aspettarsi entro la fine del mese una proposta e ricordando che sul price cap non ci vorrà l’unanimità perché “si è deciso che si può procedere con una maggioranza qualificata”. Per quel che riguarda gli stoccaggi di gas, il ministro ha assicurato che vanno “molto bene: siamo fra l’84-85%, come noto dobbiamo arrivare al 90% a ottobre: siamo perfettamente puntuali, anche leggermente in anticipo”. Cingolani ha parlato anche del provvedimento allo studio del governo per combattere il caro energia. “Lo porteremo settimana prossima: è un provvedimento molto chiaro che chiede di mettere a disposizione delle aziende che stanno soffrendo una certa quantità di gas a prezzo controllato. Gli operatori che mettono questo gas a disposizione non sono delle onlus, ma aziende quotate in Borsa: non gli si può chiedere di regalare allo Stato del gas o darlo a prezzo scontato, allora stiamo contestualmente pensando di consentire l’estrazione di una quantità piccola, ma significativa, di gas: 4-5 miliardi di metri cubi, su giacimenti esistenti senza toccare l’Alto Adriatico”.

La decisione avrebbe l’effetto di “aumentare l’autonomia italiana e di consentire a questi operatori di compensare questo sforzo che farebbero per dare all’Italia e alle nostre aziende del gas a prezzo scontato”. La misura andrà poi votata in Parlamento: “Spero che venga votata positivamente, è l’unica cosa che possiamo fare per alleviare la sofferenza delle aziende e se qualcuno vota contro poi lo deve spiegare alle aziende. Dobbiamo uscire dal carbone e dal gas, perché producono Co2. L’unica alternativa è il nucleare di nuova generazione. Se non facciamo questa scelta tecnologica e ideologica non riusciremo mai a sbloccarci. Oggi c’è un muro ideologico su queste cose che va a scapito dei nostri figli. Il futuro lo stiamo bloccando con l’ideologia di oggi e questo non va bene – ha spiegato -. L’indipendenza energetica di un Paese è una indipendenza sociale e finanziaria. Con le rinnovabili – ha concluso – non riusciremo a mandare avanti la seconda manifattura d’Europa per sempre. In questo momento è fondamentale l’accelerazione con le rinnovabili e lo stiamo facendo: ma 2040-2050 dobbiamo avere anche sorgenti continue e programmabili”.

Nel frattempo i vertici di ENI e ADNOC (azienda statale petrolifera degli Emirati Arabi Uniti) si sono incontrati ieri ad Abu Dhabi per discutere dell’andamento delle attività della società italiana nell’Emirato, di progetti futuri e aree di interesse e collaborazione comune, con l’obiettivo di accelerare i progetti di sviluppo esistenti e il time-to-market di nuove scoperte esplorative e attività internazionali, in linea con la strategia comune di decarbonizzazione e per contribuire a maggiori forniture di gas a livello mondiale. Claudio Descalzi e Sultan Ahmed Al Jaber, Ministro dell’industria e della tecnologia avanzata degli Emirati Arabi Uniti e AD di ADNOC, hanno discusso dell’accelerazione del progetto multimiliardario di Ghasha. Si stima che il progetto contenga significativi volumi di gas recuperabile e potrebbe arrivare a produrre oltre 42,5 milioni di metri cubi giorno, in aggiunta a oltre 120.000 barili di olio e condensati di alto valore al giorno. Eni è presente ad Abu Dhabi dal 2018. Eni opera nel settore dell’esplorazione nell’offshore di Abu Dhabi nel Blocchi 1, 2 e 3 con una quota del 70%. Eni detiene il 25% della concessione offshore di Ghasha, in fase di sviluppo. In produzione Eni partecipa alle concessioni offshore del colosso Lower Zakum (5%) e Umm Shaif/Nasr (10%). Eni detiene inoltre il 20% di ADNOC Refining, che opera nelle aree di Ruwais e Abu Dhabi, con una capacità di raffinazione complessiva di oltre 900.000 barili al giorno.

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