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lunedì 8 Agosto 2022

Gas, il punto in Italia: tra Pil, Algeria e crisi politica

Roma – AGI – La decisone dell’Algeria di aumentare il volume delle sue forniture di gas all’Italia di altri 4 miliardi di metri cubi a partire da oggi, in aggiunta ai 21 miliardi gia’ previsti sulla base degli accordi internazionali siglati dal governo nelle scorse settimane, è sicuramente una buona notizia in questo momento. Le maggiori forniture verranno consegnate da Sonatrach a Eni e ad altri partner italiani. Da inizio anno, ricorda APS, l’Algeria ha già consegnato all’Italia 13,9 miliardi di metri cubi superando del 113% i volumi previsti, e prevede ancora di consegnare al nostro paese, entro la fine del 2022, altri sei miliardi di metri cubi. “Questa decisione – scrive APS – rafforza ulteriormente i legami storici tra Eni e il gruppo petrolifero algerino Sonatrach”. Le due parti hanno concordato di rafforzare la partnership energetica tra i due Paesi.

Prosegue dunque “con successo” il percorso di diversificazione dei fornitori di gas per l’Italia, come sottolineato in una nota congiunta da Mite e Farnesina, che parlando di “un ulteriore passo nella strategia portata avanti dall’esecutivo e che, grazie anche al lavoro degli operatori italiani, mette in sicurezza il Paese, già nel breve termine, sul fronte dell’approvvigionamento di gas”. Anche perchè se la guerra in Ucraina proseguirà per tutto il 2022 il Pil in media d’anno potrebbe registrare una crescita del 3,2% quest’anno, dell’1,3% nel 2023 e dell’1,7% nel 2024; ma nel caso in cui si arrivasse a uno stop delle forniture di gas russo il Pil aumenterebbe di meno dell’1% nel 2022 e diminuirebbe nel prossimo anno di quasi 2 punti percentuali: il prodotto, insomma, tornerebbe a espandersi solo nel 2024.

È quanto emerge dal Bollettino economico della Banca d’Italia che aggiorna le proiezioni per l’economia italiana pubblicate lo scorso 10 giugno, che stimavano una crescita intorno al 3% quest’anno e all’1,6% il prossimo. Nello scenario di base delineato da Bankitalia si assume che il conflitto si protragga per tutto il 2022, senza tuttavia condurre a una totale interruzione delle forniture energetiche dalla Russia. In media d’anno, quindi, “il Pil aumenterebbe del 3,2 per cento nel 2022, grazie soprattutto alla crescita già acquisita alla fine del 2021, dell’1,3 nel 2023 e dell’1,7 nel 2024. Un sostegno considerevole all’attività economica proverrebbe dalla politica di bilancio e dagli interventi delineati nel Pnrr. L’occupazione si espanderebbe lungo l’intero orizzonte previsivo, seppure a un ritmo inferiore rispetto al prodotto”.

Nello scenario avverso si ipotizza, invece, “un inasprimento della guerra in Ucraina tale da determinare un arresto delle forniture energetiche russe, con conseguenti interruzioni produttive nelle attivita’ industriali caratterizzate da più elevata intensità energetica, maggiori rincari delle materie prime, un impatto più forte su incertezza e fiducia e una dinamica più debole della domanda estera. La conseguente erosione della crescita sinora acquisita per l’anno in corso – osserva Bankitalia – porterebbe il Pil ad aumentare di meno dell’1 per cento nel 2022 e a diminuire nel prossimo anno di quasi 2 punti percentuali; il prodotto tornerebbe a espandersi solo nel 2024”. Oggi Mario Draghi sarà ad Algeri per il IV Vertice intergovernativo italo-algerino, con il rientro a Roma previsto in serata: alle 13 l’adozione delle dichiarazioni finali e firma di accordi; a seguire il premier e il presidente algerino Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte alla stampa. Alle 15.30 circa ci sarà anche l’inaugurazione del Business Forum al Centro Internazionale di Conferenze (CIC).

Al summit parteciperanno pure il ministro degli Esteri Di Maio, dell’Interno Lamorgese, della Giustizia Cartabia, della Transizione ecologica Cingolani, delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Giovannini, per le Pari opportunità e la Famiglia Bonetti. Già ancor prima dell’invasione ucraina, nei primi mesi dell’anno, l’Algeria ha superato la Russia diventando il primo fornitore italiano di gas, con un picco previsto di circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno. In questa fase, con Mosca che ha iniziato a chiudere i rubinetti, il legame tra i due Paesi assume un valore ancora più strategico, al fine di garantire l’approvvigionamento energetico di cui il nostro Paese ha bisogno. Ma non c’è solo il gas: Italia e Algeria puntano a rafforzare la cooperazione anche in altri settori. Gli accordi già firmati con Algeri riguardano peraltro anche le energie rinnovabili e l’idrogeno verde. Secondo i dati dell’Agenzia Ice, l’Italia esporta principalmente macchinari, prodotti petroliferi raffinati, prodotti chimici e siderurgici. Il gas costituisce la quasi totalità delle nostre importazioni e Roma punta ora a incrementare il flusso di gas proveniente dal paese nordafricano.

Al momento, con l’intesa siglata la scorsa primavera, si prevede l’aumento di 3 miliardi di metri cubi di gas da subito e di altri 6 miliardi dal 2023, per arrivare ad un totale di 9 miliardi fra gas e GNL. Secondo gli ultimi dati, l’Italia importa gas algerino attraverso il gasdotto TMPC (TRANSMED), che attraversa il canale di Sicilia da Capo Bon (Tunisia) fino a Mazara del Vallo, e garantisce flussi, per 21,2 bcm, con una capacità massima riscontrata negli anni passati fino a 27 bcm). Nel 2021 il valore dell’interscambio Italia-Algeria è stato pari a 7,34 miliardi di euro, di cui 5,58 miliardi (+77,6 per cento) le nostre importazioni e 1,76 miliardi le nostre esportazioni (-9,1 per cento). I rapporti bilaterali tra Italia e Algeria sono storicamente eccellenti e attraversano una fase particolarmente positiva, come testimoniato dalle visite politiche al più alto livello che si sono susseguite negli ultimi mesi (visita di Stato del presidente Sergio Mattarella in Algeria a novembre 2021, visita ad Algeri del presidente del Consiglio Mario Draghi ad aprile scorso e, subito dopo, visita di Stato del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune in Italia).

Le imprese italiane con presenza stabile sono circa 200: quella più importante è Eni, presente nel paese fin dal 1981. L’ultima intesa siglata dall’ad di Eni Claudio Descalzi con il presidente di Sonatrach Toufik Hakkar, riguarda l’accelerazione dello sviluppo di campi a gas in Algeria e la decarbonizzazione attraverso idrogeno verde. E permetterà ai gruppi di valutare il potenziale a gas e le opportunità di sviluppo accelerato di alcuni giacimenti già scoperti da Sonatrach. La società italiana è molto attiva nell’esplorazione e nella produzione, in particolare nel deserto di Bir Rebaa, nell’area centro orientale del Paese, in diversi blocchi di esplorazione e sviluppo. Eni inoltre è impegnata nel rilancio delle attività di esplorazione e sviluppo nella regione del bacino del Berkine – proprio a marzo scorso e’ stata ratificata l’assegnazione di un nuovo PSC – anche attraverso la realizzazione di un hub di sviluppo del gas e del petrolio in sinergia con le installazioni esistenti di MLE-CAFC. È di pochi giorni fa, la notizia che però l’Algeria attraverso il gruppo statale Sonatrach sarebbe intenzionata ad aumentare i prezzi del gas da fornire all’Europa. Si tratta di un’indiscrezione non confermata secondo cui il paese nordafricano avrebbe intenzione di indicizzare i prezzi non più al Brent, ma al Ttf, in modo tale da massimizzare i profitti.

Sulla questione energetica è intervenuta venerdì anche l’Arera.”L’Autorità ritiene importante che da subito ci si dedichi alla elaborazione di piani dettagliati con cui affrontare eventuali situazioni di crisi nella fornitura di gas affinché anche la gestione della emergenza veda chiari ruoli, tempi e metodi” afferma intanto Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente .’“Certamente è una fase delicata perché per il prossimo autunno dobbiamo cominciare a lavorarci adesso. I prezzi saranno significativamente alti e quindi riuscire a definire con un interlocutore stabile le politiche prossime è assolutamente importante – ha detto in occasione dell’ultima recente relazione annuale dell’Arera -. Le fasi di instabilità naturalmente rimangono complicate. Prima delle elezioni si possono cominciare almeno alcuni interventi che diano qualche certezza”.

“Il venire meno della prevalenza della rotta russa avrà in prospettiva due esiti principali, da una parte l’inserimento del nostro paese (ma in realtà di tutta l’Europa) nella dinamica internazionale del mercato del Gnl, dall’altra un recupero della valenza strategica della nostra presenza nel contesto europeo e Mediterraneo”. È bene ricordare, sottolinea Besseghini, “come quello europeo sia il più grande mercato elettrico a livello mondiale, con una struttura frutto di un complesso insieme di regole, introdotte in oltre vent’anni dall’avvio del processo di liberalizzazione. Acer, come la maggior parte degli analisti, identificando la radice del problema dell’aumento dei prezzi nel funzionamento del mercato del gas e in particolare in una serie di circostanze che hanno determinato un significativo squilibrio della domanda e dell’offerta di gas naturale, non ha tuttavia nascosto luci ed ombre dell’attuale disegno del mercato elettrico”.

Da una parte “è innegabile che il modello di mercato abbia funzionato in tempi ‘ordinari’, soprattutto se integrato dalla capacità di dare segnali di lungo termine (ad esempio attraverso l’attivazione di mercati per la remunerazione della capacità), d’altra parte va riconosciuto che in situazioni straordinarie come quelle che si stanno vivendo è necessario prevedere interventi altrettanto straordinari, in grado di limitare le forti oscillazioni del costo dell’energia per i clienti. Questo dovrebbe avvenire rinforzando il livello di integrazione dei mercati e delle infrastrutture energetiche europee, nonché sviluppando la liquidità del mercato di lungo termine e l’efficacia degli strumenti di copertura dal rischio prezzo, ma anche guardando a soluzioni sperimentate al di fuori dell’Unione Europea. Il potenziamento delle interconnessioni, l’ulteriore integrazione dei mercati di bilanciamento, il rafforzamento dei meccanismi di solidarietà appaiono le contromisure di medio periodo, sulle quali poggiare una aumentata estrazione di efficienza dai nostri sistemi energetici alle sollecitazioni esterne”.

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