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sabato 1 Ottobre 2022

Gas: il piano Cingolani per scongiurare razionamenti, il pressing dell’industria sul price cap

“Se la Russia chiudesse oggi il rubinetto del gas, con le scorte all’83%, all’inizio di gennaio saremmo costretti a razionare i consumi. Ma sarebbe meglio cominciare anche prima, per non dover tagliare pesantemente nei mesi più freddi. Quest’inverno non avremo ancora i due nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna, se va bene arriveranno a maggio. Abbiamo aumentato le importazioni extra-Russia, circa 17 miliardi di metri cubi in più, ma non bastano a sostituire quei 29 miliardi che compravamo da Mosca”. Così Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. E il governo in carica prova a replicare all’alert. Mentre si attende la prossima settimana per la messa a punto del nuovo decreto per calmierare gli aumenti in bolletta, si aggiunge un nuovo tassello contro il caro energia: è il piano di Roberto Cingolani

Riduzione, seppur minima, dei riscaldamenti; energy e gas release a prezzi calmierati per aiutare le aziende energivore e gasivore e una campagna informativa per sensibilizzare famiglie e imprese sulle opportunità offerte dal risparmio del gas. A presentare al Cdm l’informativa e il Piano di risparmio gas relativo al settore civile, abitativo, residenziale, sia pubblico che privato, è stato il titolare del Mite. Durante la riunione, il ministro ha illustrato ai suoi colleghi due misure ministeriali che riguardano l’energy release (circa 18 twh) e il gas release (circa 2 miliardi di metri cubi) a prezzi controllati per supportare le aziende energivore e gasivore. Questi due interventi verranno finalizzati entro la prima metà del mese. Contestualmente, è stato presentato il Piano di risparmio gas relativo al settore civile, abitativo, residenziale, sia pubblico che privato.

Mediante misure di minima riduzione delle temperature del riscaldamento, l’utilizzo di combustibili alternativi per limitati periodi e l’utilizzo ottimizzato dell’energia sarà possibile conseguire risparmi variabili dell’ordine tra 3 e 6 miliardi di metri cubi di gas in un anno. Tale piano di risparmio, spiega il Mite, è basato sugli studi certificati condotti da Enea in materia di consumo e risparmio energetico. Verrà poi lanciata una campagna informativa che spiegherà alcuni semplici accorgimenti per ridurre l’uso del gas attraverso un migliore utilizzo del riscaldamento e degli elettrodomestici, al fine di informare i cittadini e le imprese delle opportunità offerte dal risparmio del gas. Il ministro ha anche riportato la situazione degli stoccaggi, che si avvicinano all’83%, e ha poi informato il Consiglio dei Ministri in relazione ai lavori che sono attualmente in corso a livello europeo sul tetto al prezzo del gas e sul disaccoppiamento del costo dell’energia elettrica rinnovabile rispetto all’energia termoelettrica prodotta con gas.

Questi temi saranno oggetto delle prossime riunioni del 7 e 9 settembre, rispettivamente in Commissione e alla ministeriale dei 27 paesi membri. Nel frattempo, ogni giorno c’è qualche nuova associazione produttiva o gruppo industriale a sommare il suo grido d’allarme ai precedenti, a questo punto soprattutto in direzione dell’esecutivo che verrà, quale che sia. Tra le ultimissime voci, quella di Emma Marcegaglia, presidente della Marcegaglia Holding ed ex numero uno di Confindustria: “Si percepisce grande preoccupazione. È evidente che il clima dei prossimi mesi è molto complesso. Serve responsabilità e capacità di decidere per il bene del Paese” ha detto in merito al clima che si respira tra gli imprenditori al forum Ambrosetti, al via oggi a Cernobbio.

“Questi prezzi del gas e dell’energia sono insostenibili. Servono soluzioni soprattutto a livello europeo e servono immediatamente. Non possiamo aspettare mesi ma nemmeno più giorni. Qui bisogna agire subito”, ha aggiunto Marcegaglia secondo la quale “C’è il rischio, quasi la certezza di non riuscire più a fare alcune produzioni, il che vorrebbe dire anche cassa integrazione per i lavoratori e povertà per le famiglie. Ci sono produzioni che non stanno più in piedi ma in generale per un paese manifatturiero e di trasformazione come il nostro è tutto il sistema produttivo che rischia di non reggere”, ha spiegato ancora.

“Il price cap europeo penso sia la soluzione migliori, Draghi la sta proponendo da mesi – ha proseguito -. Speriamo che al consiglio europeo dei prossimi giorni ci sia un avanzamento. Se questo non dovesse avvenire, c’è il rischio che l’Europa si rompa. Davanti a un problema come questo, che riguarda tutti, simile alla pandemia e alla crisi finanziaria, serve una soluzione congiunta”. “Mi sembra che Putin apra e chiuda i rubinetti del gas seguendo logiche non legate ai prezzi ma a questioni assolutamente geopolitiche, sperando così di dividere l’Europa – ha sottolineato l’ex presidente di Confindustria -. Io vorrei vedere un price cap anche in presenza di queste minacce. Se l’Europa non interviene, serve uno scostamento di bilancio? “Preferirei di no. Se però l’Europa non dovesse decidere, dovremo pensare di ragionarci”, ha risposto Marcegaglia.

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