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lunedì 5 Dicembre 2022

Gas e petrolio, tetti fasulli e l’inutile asse Russia-Turchia

Milano – Il tentativo di imporre un tetto al prezzo del gas russo venduto in Europa comporterà il taglio delle forniture. È l’avvertimento del Ceo di Gazprom, Alexei Miller. “La nostra guida sono i contratti firmati. Una decisione unilaterale come questa sarebbe una violazione delle attuali condizioni del contratto, che implica la cessazione delle forniture”, ha affermato Miller in una intervista alla tv russa, ricordando un decreto presidenziale firmato lo scorso marzo da Vladimir Putin. Lo stesso presidente russo ha più volte avvertito che qualsiasi tentativo di limitare i prezzi del petrolio e del gas russi significherebbe lo stop alle esportazioni e ha invitato l’Ue a non violare le leggi della domanda e dell’offerta che regolano il commercio internazionale. Per “fortuna” è tutto in alto mare, sia sul tetto al gas che sullo stesso greggio.Il preciso livello in dollari di un tetto al prezzo del petrolio russo non è stato ancora determinato. Lo ha detto la Segretaria al tesoro statunitense Janet Yellen, precisando di non aver detto che un prezzo intorno ai 60 dollari al barile sia stato preso in considerazione.

“In ogni caso, la Russia non deve beneficiare di nuovi profitti derivanti dalle atrocita’ che ha commesso durante l’invasione dell’Ucraina”, ha detto. Yellen ha sottolineato l’importanza di fissare un tetto al prezzo del petrolio russo per evitare che la Russia continui a beneficiare economicamente delle conseguenze della guerra in Ucraina. “Una cosa che vogliamo chiarire è che la Russia non dovrebbe trarre vantaggio dall’aver iniziato questa atroce guerra in Ucraina e non dovrebbe beneficiare dei profitti derivanti da queste atrocità”. Il tetto mira a ridurre le entrate mantenendo basso il flusso di petrolio russo sui mercati globali. “Questa politica presenta particolari vantaggi per i Paesi in via di sviluppo, perché un tetto massimo di prezzo stabilizzerà i prezzi globali dell’energia”. Secondo Yellen, il meccanismo di tetto si baserà principalmente sul controllo, da parte delle compagnie degli Stati della coalizione, dei servizi finanziari e assicurativi necessari per il trasporto del petrolio nel mondo.

La segretaria al Tesoro ha spiegato che l’obiettivo è quello di garantire che “assicuratori, fornitori di servizi finanziari e altri servizi possano offrire i loro servizi solo se è stato stipulato un contratto per l’acquisto di petrolio (russo) a un prezzo inferiore al tetto”. “Abbiamo solo bisogno che le aziende importatrici, così come gli Stati, capiscano come funzionerà il tetto massimo e che quando negoziano con la Russia devono applicare il tetto massimo se vogliono approfittare” dei servizi finanziari offerti dalle aziende occidentali. Yellen ha anche dichiarato che non è necessario ampliare la coalizione di Stati che cercano di imporre un tetto ai prezzi del petrolio russo dal G7, dall’Unione Europea e dall’Australia. “Non stiamo cercando di far entrare nuovi Paesi nella nostra coalizione”.

Tornando al gas, la mediazione della Turchia per sciogliere l’intrigo delle forniture russe all’Europa, per ora, è un’idea di Putin e soprattutto di Erdogan. Lo schema sarebbe lo stesso seguito per sbloccare la partenza delle navi cariche di grano dai porti dell’Ucraina, rendendo centrale Ankara come snodo per salvare il minimo consentito di relazioni tra la Russia e il fronte occidentale. Il gas, però, non è il grano e, soprattutto, il rapporto di fiducia che c’è tra Russia e Turchia non è lo stesso che c’è tra la Turchia e il resto dell’Europa. Agevolare, seppure attraverso un hub in Turchia, il flusso di gas verso l’Europa e quello contrario di denaro dall’Europa verso la Russia vorrebbe dire vanificare tutti gli sforzi fatti finora con le sanzioni. Non solo, vorrebbe dire consegnare a Erdogan un potere che quasi nessuno in Europa vuole vedere finire nelle sue mani. Per una serie di ragioni che affondano negli equilibri della geopolitica, primo fra tutti il potere personale e i problemi con la democrazia che Putin e Erdogan condividono.

Quello della Turchia, membro della Nato ma fedele alleato della Russia, l’unico paese in Europa che ancora accoglie le aziende russe e il capo del Cremlino come un grande statista, è un ruolo troppo ambiguo perché la convenienza economica o i calcoli di qualche Stato membro possano spingere l’Unione europea ad abdicare. I rapporti tra Putin e Erdogan sono invece sempre più saldi, soprattutto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Putin ha bisogno di Erdogan per rompere il suo isolamento sulla scena internazionale e interagire, seppure attraverso una mediazione onerosa, con l’Europa. Erdogan ha bisogno dell’aiuto di Putin, soprattutto economico, per mantenere il potere in vista delle elezioni del prossimo anno. Se è vero che la Turchia sta facendo la sua parte per sostenere militarmente l’Ucraina, è vero anche che le relazioni economiche, commerciali e diplomatiche con la Russia non sono mai state così forti. Più che le parole a dirlo sono i numeri. Due su tutti. Gli scambi commerciali hanno già superato i 50 mld di dollari, dopo il record del 2021, a quasi 35 mld; negli ultimi due mesi sarebbero più di 200 le nuove aziende russe registrate in Turchia.

“Mantenere l’integrità del mercato unico ed evitare la frammentazione”. E’ quanto chiede il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, spiegando che adesso la Commissione Europea sta valutando l’introduzione di “tetti temporanei” al prezzo del gas. “Istituito una piattaforma energetica dell’Ue e un meccanismo di acquisto congiunto per negoziare il gas per i consumatori nei paesi dell’Ue che decidono di partecipare. A queste seguirà una più ampia riforma del mercato elettrico per spezzare l’influsso del gas sui prezzi dell’elettricità” che quest’anno, per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, comporterà una stangata da “110 miliardi”. Tuttavia in Italia – secondo Alfred Kammer, direttore del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale – i rischi per l’approvvigionamento energetico “sono fortemente ridotti grazie alla forte risposta da parte delle politiche adottate, in particolare l’aumento delle forniture di gas” ottenuto differenziando gli approvvigionamenti in risposta alle strozzature dalla Russia. Ciò che serve ora è “un pacchetto di misure mirate ed efficienti, anche trovando compensazioni per finanziarlo” sotto forma di tagli di spesa inefficiente. Allo stesso tempo deve continuare ad esserci “un segnale di prezzo in modo che la domanda di gas sia compressa”.

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