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lunedì 30 Gennaio 2023

Fmi svaluta la sterlina egiziana per rendere flessibile il tasso di cambio e arginare il mercato parallelo

Milano – La valuta egiziana ha superato la prima volta la soglia di 30 sterline per un dollaro statunitense e l’inflazione ha sforato il 20 per cento, mentre il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha stanziato un pacchetto di aiuti finanziari per i prossimi tre anni pari a circa 3 miliardi di dollari. La svalutazione della moneta locale si inserisce nel piano dell’Fmi di rendere flessibile il tasso di cambio, con l’obiettivo, nel lungo termine, di arginare il mercato parallelo. “L’obiettivo delle autorità dovrebbe essere quello di eliminare l’eccesso di cambio e garantire che la domanda di cambio sia soddisfatta nel mercato ufficiale, unificando così il tasso di cambio ed eliminando il mercato parallelo”, ha affermato Farouk Soussa, economista di Goldman Sachs Group Inc. in un rapporto.

La crisi pandemica, prima, con l’interruzione della catena di approvvigionamento, e la guerra in Ucraina, poi, con l’impennata dei prezzi del carburante e la carenza di farina e mais, hanno messo a dura prova la stabilità economica dell’Egitto. Con una popolazione in crescita, oltre i 104 milioni secondo le ultime stime, le autorità del Cairo hanno fatto ricorso alle istituzioni internazionali, in primis l’Fmi, per ottenere liquidità. Inoltre, nell’ottica di preservare anche la stabilità sociale di un Paese fulcro nel Medio Oriente, i Paesi del Golfo hanno portato nuova liquidità attraverso finanziamenti nel settore delle infrastrutture, ma anche con depositi nelle banche. A tutto ciò, si è aggiunta la svalutazione della moneta locale per stimolare i consumi interni e l’esportazione di beni e merci.

La sterlina egiziana ha registrato oggi un nuovo minimo storico nei confronti del dollaro. La sterlina ha toccato il minimo di 32 per un dollaro per poi riprendersi e attestandosi intorno alle 29,5 sterline. Il crollo avviene in un momento in cui il mercato informale di valuta sta affrontando pesanti perdite a causa di un calo della domanda da parte di importatori e società di importazione, dopo che il governo e la Banca centrale hanno avviato azioni per fornire dollari alle aziende di import tramite il mercato ufficiale. Di recente la Banca centrale ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 300 punti base in concomitanza con il calo della sterlina rispetto al dollaro, seguito da altre banche a partecipazione governativa che offrono certificati di risparmio per un anno con un rendimento del 25 per cento. Intanto, l’inflazione core (calcolata senza tenere conto dei beni soggetti a forte volatilità) è salita al 24,4 per cento su base annua a dicembre 2022, rispetto al 21,5 per cento a novembre, secondo gli ultimi dati della Banca centrale. L’indice dei prezzi al consumo di base ha registrato un tasso mensile del 2,6 per cento nel dicembre 2022, rispetto allo 0,2 per cento dello stesso mese del 2021.

Per far fronte a questo scenario inedito, il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al Sisi, ha ordinato al governo di preservare le scorte strategiche dello Stato dei prodotti alimentari di base, di massimizzare lo stoccaggio di merci nei silos strategici istituiti in tutta la Repubblica e di contribuire a mantenere la stabilità della sicurezza alimentare. Ciò è avvenuto durante un incontro tenuto da Al Sisi con un certo numero di ministri e funzionari il cui lavoro è legato a questa tematica. Secondo quanto riferito dal portavoce ufficiale della presidenza della Repubblica, l’ambasciatore Bassam Rady, l’incontro ha riguardato “il follow-up del sistema di sicurezza alimentare e la situazione delle scorte strategiche di prodotti alimentari di base”. Il tasso annuale di inflazione è aumentato al 21,9 per cento a dicembre dal 19,2 per cento di novembre, un incremento ancora più marcato dal 6,5 per cento di dicembre 2021: il prezzo del pane, ad esempio, è aumentato di oltre il 50 per cento rispetto all’anno scorso. Lunedì 9 gennaio, Al Sisi ha dichiarato che l’Egitto sta “pagando a caro prezzo” le crisi internazionali come la guerra in Ucraina e la pandemia di coronavirus.

Secondo l’Agenzia centrale per la mobilitazione pubblica e le statistiche (Capmas), i prezzi della frutta sono aumentati mese su mese del 7,6 per cento a dicembre; dei latticini, formaggi e uova del 6,4 per cento; dei cereali e pane del 5,0 per cento; di pesce e frutti di mare del 3,1 per cento; di carne e pollame del 2,8 per cento; dello zucchero e degli alimenti zuccherati del 2,5 per cento. Rispetto a novembre, i prezzi di oli e grassi sono aumentati a dicembre del 2,3 per cento; degli ortaggi del 2,3 per cento; dei capi confezionati dell’1,6 per cento; delle scarpe dell’1,7 per cento; di mobili, attrezzature, tappeti e altri rivestimenti per pavimenti del 3,3 per cento; degli elettrodomestici del 3,0 per cento; dei servizi ospedalieri dell’1,6 per cento. Anno su anno, i prezzi di cibo e bevande sono aumentati del 37,9 per cento a dicembre 2022 rispetto allo stesso mese del 2021; di cereali e pane del 58,3 per cento: di carne e pollame del 35,5 per cento di pesce e frutti di mare del 44,2 per cento; di latticini, formaggi e uova del 48,9 per cento; di oli e grassi del 21,8 per cento; della frutta del 15,7 per cento; della verdura del 38,8 per cento; di zucchero e cibi zuccherati del 31,0 per cento.

La svalutazione della moneta locale consentirà di colmare parzialmente il deficit della bilancia commerciale. A ottobre 2022, la bilancia commerciale ha segnato un deficit di 3,6 miliardi di dollari, in aumento sui 2,4 miliardi di dollari di settembre 2022. Le riserve valutarie egiziane sono aumentate di circa 470 milioni di dollari raggiungendo i 34,002 miliardi di dollari alla fine dello scorso dicembre. I dati sono stati resi noti dalla Banca centrale d’Egitto attraverso un comunicato. La cifra rappresenta un aumento rispetto ai 33,532 miliardi di dollari di fine novembre. Il governatore della Banca centrale, Hassan Abdullah, aveva annunciato in precedenza che l’istituto avrebbe cercato di raddoppiare le riserve di valuta estera entro i prossimi 4 anni.

Malgrado ciò, secondo la Banca Mondiale, l’economia del Paese continuerà a crescere. In base al rapporto sulle prospettive economiche globali, la Banca mondiale ha affermato che la crescita economica dell’Egitto si attesterà intorno al 4,4 per cento nell’anno fiscale 2022-2023 rispetto al 6,6 per cento registrato nel 2022, per attestarsi al 4,8 per cento nell’anno fiscale 2023-2024. Secondo la Banca Mondiale, in Egitto l’inflazione elevata erode i salari reali, pesando sui consumi interni. Inoltre, secondo il rapporto, è probabile che l’indebolimento della crescita della domanda esterna limiti anche l’attività nei settori manifatturiero e turistico. L’inasprimento della politica fiscale e monetaria per frenare l’elevata inflazione e un ampio disavanzo delle partite correnti dovrebbero frenare ulteriormente la crescita. Nel frattempo, le autorità stanno gradualmente smantellando le nuove regole sulle importazioni per contenere le pressioni sulla bilancia dei pagamenti, ma potrebbero ancora verificarsi continue interruzioni del commercio dovute, ad esempio, alle regole che disciplinano l’approvvigionamento di valuta estera.

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