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lunedì 30 Gennaio 2023

Mezza Europa in recessione “mite” nel 2023: le incognite che ci attendono

Milano – “Per la maggior parte dell’economia mondiale questo sarà un anno duro, più duro di quello che ci lasciamo alle spalle. Come mai? Perché le tre grandi economie, Usa, Ue, Cina, stanno tutte rallentando contemporaneamente. Gli Stati Uniti sono i più resilienti e potrebbero evitare la recessione”. Questo lo scenario tracciato dalla direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, in una recente intervista alla Cbs. “Negli Usa – ha spiegato Georgieva – vediamo che il mercato del lavoro rimane abbastanza forte. Questa è, tuttavia, una benedizione a metà, perché se il mercato del lavoro è molto forte, la Fed potrebbe dover mantenere le strette sui tassi più a lungo per far scendere l’inflazione”.

Per quanto riguarda l’Unione europea – ha proseguito la direttrice generale del Fmi – “è colpita molta duramente dalla guerra in Ucraina. L’anno prossimo metà Unione europea sarà in recessione. La Cina rallenterà ulteriormente quest’anno. Il prossimo anno sarà difficile per la Cina. E questo si traduce in tendenze negative a livello globale. Quando guardiamo ai mercati emergenti nelle economie in via di sviluppo, lì il quadro è ancora più fosco. Perché oltre a tutto il resto, vengono colpiti dagli alti tassi di interesse e dall’apprezzamento del dollaro”.

Insomma, il 2023 si aprirà con lo spettro della recessione, che in parte potrebbe essere già iniziata in Europa ma la cui entità e profondità rappresenta ancora un punto interrogativo. La Bce ha pronosticato che sarà “rapida e poco profonda”, mentre la Fed non si è pronunciata. Jay Powell sostiene di non sapere se la crisi recessiva ci sarà o meno e spera in un ‘soft landing’, anche se ormai sono in pochi a credere veramente in un atterraggio morbido della crisi. L’aspettativa è che, a breve, la politica da ‘falco’ sui tassi spingerà l’economia sempre più in recessione e che questo, più a lungo termine, costringerà le banche centrali a diventare più ‘colombè.

Inoltre, la recessione europea, a differenza di quella Usa, dipenderà molto dalla crisi energetica e sarà anticipata rispetto a quella americana. Un’altra caratteristica del 2023 è che, a differenza del 2022, non sarà, almeno sulla carta, un anno elettorale. In questo si differenzierà anche dal 2024, in cui avremo le presidenziali a Taiwan, le europee e lo scontro per la Casa Bianca negli Stati Uniti. E questo indubbiamente rende potenzialmente il 2023 più adatto ai negoziati, specie quelli di pace in Ucraina, perchè in genere si negozia meglio senza scadenze elettorali”.

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