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sabato 28 Maggio 2022

Fmi, la guerra ucraina mette in crisi anche l’America latina

Milano – La guerra in Ucraina mette a serio rischio le prospettive di crescita per l’America Latina e i Caraibi. E’ quanto si legge in un rapporto del Fondo monetario internazionale (Fmi) diffuso ieri dal titolo “L’America Latina affronta rischi insolitamente elevati”. L’impatto, si legge, si sta facendo sentire attraverso l’aumento dell’inflazione che colpisce i redditi reali, in particolare dei più vulnerabili. Ma altri rischi incombono per l’Fmi, secondo cui una possibile escalation della guerra potrebbe alla fine portare a difficoltà finanziarie globali e condizioni finanziarie più restrittive per la regione.

Costi di finanziamento nazionali e globali più elevati, avvertono gli esperti dell’istituzione finanziaria multilaterale, possono accelerare i deflussi di capitali e rappresentano una sfida per la regione, date le esigenze di finanziamento pubblico ed esterno in alcuni Paesi e le risorse limitate per finanziare gli investimenti. Qualsiasi decelerazione della crescita in Cina, inoltre, potrebbe anche avere un impatto sui principali prezzi all’esportazione e sul commercio nella regione. Tutti questi rischi, mette in guardia l’Fmi, offuscano le prospettive di crescita per l’America Latina e richiedono un’azione politica.

Già prima della guerra, prosegue il rapporto, la ripresa post-pandemia della regione stava perdendo slancio. Dopo un forte rimbalzo lo scorso anno, la crescita sta tornando al tasso pre-pandemia, rallentando al 2,5 per cento per il 2022. Esportazioni e investimenti stanno riprendendo il loro ruolo di principali motori di crescita, ma le banche centrali hanno dovuto inasprire la politica monetaria per combattere l’aumento dell’inflazione. Secondo le previsioni dell’Fmi la crescita del Brasile rallenterà allo 0,8 per cento quest’anno dopo la crescita del 4,6 per cento dell’anno scorso. Il Messico decelererà al 2 per cento. La Colombia probabilmente registrerà un rallentamento inferiore con una crescita del 5,8 per cento. La crescita in Cile e Perù sarà rispettivamente dell’1,5 e del 3 per cento, rispetto ai tassi di crescita a due cifre dell’anno precedente.

Per garantire la coesione e ridurre il rischio di disordini sociali, afferma l’Fmi, i governi dovrebbero fornire un sostegno mirato e temporaneo alle famiglie a basso reddito e vulnerabili, consentendo nel contempo ai prezzi interni di adeguarsi ai prezzi internazionali. Ciò aiuterebbe i gruppi vulnerabili e conterrebbe i costi fiscali, incentivando anche la produzione e limitando i consumi. Allo stesso tempo, con il rapporto debito pubblico/Pil al di sopra dei livelli pre-pandemia e gli oneri finanziari in aumento a causa dei tassi di interesse locali e globali più elevati, prosegue lo studio, i Paesi dovranno garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche per contribuire a preservare la credibilità e ricostruire il margine di bilancio.

Per il Fondo, l’economia dell’America latina e Caraibi, esposta alle impennate dell’inflazione e a condizioni più strette del credito, chiuderà il 2022 con una crescita del 2,5 per cento. La stima, in aumento di un decimo di punto rispetto a quella elaborata a gennaio scorso, è identica a quella fatta per il 2023. Il pronostico, dopo la crescita del 6,8 per cento registrata nel 2021, risponde al taglio delle prospettive di crescita negli Stati Uniti e in Cina ed è di mezzo punto percentuale sotto alla stima elaborata dal Fondo ad ottobre scorso, quando le tensioni in Ucraina erano ancora lontane.

“Pur se meno a contatto con l’Europa”, rispetto a quelle di altre regioni del mondo, l’attesa è che le economie dell’America latina e i Caraibi siano esposte “all’inflazione e agli aggiustamenti della politica monetaria”, si legge nel rapporto sulle Prospettive economiche mondiali di aprile, pubblicato il 19 aprile. Il Fondo sottolinea inoltre il rischio che “gli aumenti dei prezzi dell’energia e degli alimenti possano aumentare significativamente i rischi di conflitti sociali”, rimanendo inoltre attento al ciclo di aumenti del tasso di sconto intrapreso con decisione dalle banche centrali di Brasile e Messico.

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